Cronaca

La legge per il voto degli studenti fuorisede bloccata in Senato, le Europee diventano un obiettivo impossibile

La legge per il voto degli studenti fuorisede bloccata in Senato, le Europee diventano un obiettivo impossibile

Tante le paternalistiche chiamate alle armi dei potenziali elettori, giovani in primis: ma nessuno ricorda che 4.9 milioni di persone, il 10% del corpo elettorale, sono costrette a fare ritorno al proprio comune di residenza per poter votare

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No, neanche le prossime elezioni europee segneranno il debutto del voto ai fuorisede in Italia. Giugno sembra ancora lontano, ma la legge sulla materia si è arenata in Senato e sembra che nessuno al momento abbia intenzione di calendarizzare la discussione. Poco importa che, ancora una volta, alle ultime politiche il primo partito sia stato l’astensionismo. Da una parte all’altra, le paternalistiche chiamate alle armi dei potenziali elettori, giovani in primis, non si erano fatte attendere, ma in pochissimi sembravano ricordare che 4.9 milioni di persone, il 10% del corpo elettorale, sono costrette a fare ritorno al proprio comune di residenza per poter votare. Alcuni di loro andranno a denunciarlo sotto palazzo Madama, dal 30 gennaio al primo febbraio.

Il viaggio di ritorno

Al sopraggiungere delle elezioni, studenti e lavoratori fuorisede si ritrovano a dover compiere una scelta. Da un lato c’è la volontà di esercitare un diritto, quello a “un’effettiva partecipazione all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”, così come previsto dalla Costituzione. Dall’altro, “sei costretto a mettere da parte tutti gli impegni della tua vita quotidiana, nel mio caso lo studio o le lezioni” dice Silvia Mariottini, studentessa di giurisprudenza alla Sapienza e membro del comitato Voto dove vivo, composto da giovani fuorisede. Per arrivare a casa sua a Bibbiena, paesino di 10mila abitanti, deve prima prendere un regionale verso Arezzo – “quelli veloci costano troppo” – e poi un altro ancora per il piccolo comune toscano. “Non sono mai disponibili orari serali o coincidenze esatte, così mi ritrovo a perdere 5 ore per l’andata e altrettante per il ritorno”. Non è la sola, perché oltre 1,9 milioni di fuorisede impiegano più di quattro ore per tornare a casa propria, spesso a prezzi proibitivi.

“Raramente riesco a tornare a casa per votare – si unisce Greta Falchera, anche lei parte del comitato –. Le ultime politiche erano a pochissimi giorni dall’inizio delle lezioni e avevo appena speso i soldi del biglietto per l’aereo per tornare a Roma dalla Sicilia”. Di solito, però, preferisce fare 19 ore di autobus, perché il comune di residenza, Capo d’Orlando, in provincia di Messina, non ha un aeroporto vicino. Per le europee spera di farcela: “Sto valutando di tornare, perché la data si sa da tempo e perché dovrei aver finito tutti gli esami. Tanto è impossibile che prima di allora approvino la legge”.

La legge arenata in Senato

Eppure dopo anni di tentativi, a volte falliti per un pelo, la proposta di legge del comitato Voto dove vivo era riuscita ad approdare alla Camera grazie alla mediazione della deputata democratica Marianna Madia. E con un’accelerazione imprevista e inusuale, lo scorso 14 luglio si era arrivati all’approvazione. Peccato che da allora l’iter sia fermo al Senato e che, a partire dall’approvazione del Parlamento, il governo avrà poi 18 mesi di tempo per legiferare. Il countdown, quindi, non è ancora iniziato e “anche se da domani mattina si andasse spediti come è successo alla Camera”, fa i conti Alessandro De Nicola, del comitato promotore, “l’approvazione non arriverebbe prima di aprile. Impossibile che il governo faccia in tempo per giugno”.

Anche perché, riconosce il presidente del comitato, “in Senato al momento ci sono altre beghe, dalla riforma sul premierato all’autonomia differenziata. Il voto ai fuorisede non è mai tra i primi punti dell’agenda e la maggioranza non sembra essere interessata, ma è un tema che dovrebbe stare a cuore a tutti”. Adesso, aderendo a una manifestazione organizzata dall’associazione The good lobby e da Will, “l’idea è di fare delle staffette davanti al Senato per pungolare il decisore politico e chiedere che ci venga offerta finalmente una soluzione”.

Le modalità di voto

L’altro problema è che, con un colpo di mano della Camera, la proposta del comitato era stata trasformata in un contenitore vuoto: una legge delega in bianco al governo. “Tutto quello che chiedevamo è stato cancellato” commenta amareggiato De Nicola.

Anche le modalità di voto suggerite dai giovani fuorisede sono scomparse: il voto nel comune di domicilio per i referendum – “dato che le schede di voto sono identiche su tutto il territorio nazionale” dice De Nicola – e in quello anticipato presidiato nel comune di residenza per le elezioni dei membri del Parlamento europeo, della Camera e del Senato, così da non alterare la rappresentanza territoriale.

Ma esistono altre opzioni, di cui viene dato largamente esempio in quasi tutti i Paesi europei, fatta eccezione per Cipro e Malta. Oltre ai precedenti esteri, l’Italia avrebbe anche delle esperienze interne da cui prendere spunto, dato che il voto per corrispondenza viene concesso a chi risiede temporaneamente o stabilmente all’estero e che militari e forze dell’ordine possono recarsi alle urne nel proprio domicilio.

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