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Zuppi: “In Italia la povertà si cronicizza, non c’è più un ascensore sociale”

(eikon)
Aprendo i lavori del “parlamentino” della Cei il cardinale arcivescovo di Bologna dice che nella Chiesa c’è “un senso di declino” e nella società “la speranza sembra offuscarsi”. La benedizione delle coppie gay? “Non tradisce il magistero sul matrimonio”
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Nella Chiesa c’è “un senso di declino”, nella società “la speranza sembra offuscarsi”: è improntata a un certo pessimismo l’analisi del cardinale Matteo Zuppi che, aprendo oggi il consiglio episcopale permanente, ha denunciato il fatto che la povertà in Italia si cronicizza e “non c’è più un ascensore sociale che consenta di sognare un miglioramento”.

"Sacche di pericolosa depressione”

“Nella nostra società si assiste a una divaricazione sempre più ampia tra chi è povero e chi è benestante, le disuguaglianze sono aumentate e c’è come una cronicizzazione della povertà”, ha detto l’arcivescovo di Bologna in introduzione del “parlamentino” dei vescovi italiani. “Lo si nota dall’accesso ai beni fondamentali come il cibo, i servizi sanitari e le medicine, l’istruzione soprattutto quella superiore. Il malessere dei poveri, che crea sacche di pericolosa depressione, deriva anche dalla consapevolezza che non c’è più un ascensore sociale che consenta di sognare un miglioramento. Consentire a t…

Nella Chiesa c’è “un senso di declino”, nella società “la speranza sembra offuscarsi”: è improntata a un certo pessimismo l’analisi del cardinale Matteo Zuppi che, aprendo oggi il consiglio episcopale permanente, ha denunciato il fatto che la povertà in Italia si cronicizza e “non c’è più un ascensore sociale che consenta di sognare un miglioramento”.

"Sacche di pericolosa depressione”

“Nella nostra società si assiste a una divaricazione sempre più ampia tra chi è povero e chi è benestante, le disuguaglianze sono aumentate e c’è come una cronicizzazione della povertà”, ha detto l’arcivescovo di Bologna in introduzione del “parlamentino” dei vescovi italiani. “Lo si nota dall’accesso ai beni fondamentali come il cibo, i servizi sanitari e le medicine, l’istruzione soprattutto quella superiore. Il malessere dei poveri, che crea sacche di pericolosa depressione, deriva anche dalla consapevolezza che non c’è più un ascensore sociale che consenta di sognare un miglioramento. Consentire a tutti pari opportunità significa anche operare per eliminare la disuguaglianza di genere: non è ammissibile che le donne mediamente guadagnino meno degli uomini per le medesime mansioni. In generale – ha proseguito Zuppi – esiste nel nostro Paese un problema di riconoscimento della dignità delle persone e del loro lavoro, mal retribuito a causa di contratti precari e di lavoratori sfruttati”.

La speranza sembra oscurarsi

Secondo il porporato romano “spesso la speranza sembra offuscarsi. Magari è solo una sensazione. Forse un clima dovuto alle conseguenze del Covid, che ha toccato in profondità persone e rapporti. Questo, però, induce allo spaesamento di tante persone”, ha proseguito Zuppi, che ha ricordato il recente rapporto annuale del Censis che parla degli italiani come “sonnambuli”: “Spaesamento, muoversi da sonnambuli in un mondo opaco, dove non si vede il futuro. Questo – ha detto – avviene un po’ anche nella Chiesa: un senso di declino, evidenziato da tanti indicatori negativi: i numeri decrescenti di vocazioni e praticanti, il diminuito rilievo della Chiesa. Il senso del declino si diffonde tra sacerdoti, cristiani, mentre una Chiesa troppo preoccupata, se non rassegnata, diventa poco attrattiva, soprattutto per i giovani”. Le crisi “presentano una Chiesa infragilita”, ha detto ancora il presidente della Cei: “Non ci spaventino fragilità e piccolezza!”. Ma “nonostante le letture pessimistiche o politiche sulla Chiesa, ben oltre le frontiere del popolo di Dio ci si accorge della forza della carità, della limpidezza attrattiva della predicazione del Vangelo, che è comunicare Gesù, della preghiera rasserenante pure in momenti dolorosi, della disponibilità dei cristiani e dei sacerdoti a tutti senza preclusione”, ha detto ancora Zuppi, ricordando il “coraggio” degli uomini di Chiesa nei tardi anni Sessanta, quando “si scriveva che il cristianesimo stava per finire”. E “progressivamente, con San Giovanni Paolo II, il popolo cristiano sentì che c’era futuro per la missione della Chiesa”.

Guerra e pace

“Non lasciamo solo il Santo Padre nel ministero di pace”, ha detto ancora il cardinale Zuppi, che ha espresso “forte preoccupazione per l’escalation di odio e violenza che, in Ucraina, in Medio Oriente e in moltissime altre parti del mondo, sta seminando morte e distruzione. Il rumore delle armi continua ad assordarci; il male della guerra si allarga; la società è come assuefatta al dolore e chi parla di pace è come se gridasse nel deserto. Questo vuol dire che dobbiamo rassegnarci? Mai!”.

Per Zuppi, inoltre, “in un tempo di frammentazione della comunità internazionale, di nazionalismi ed etnicismi”, bisogna “coltivare l’anima dell’Europa e rifarsi ai suoi fondamenti storici e valoriali, richiamandoli anche in vista dell’imminente rinnovo del Parlamento europeo”.

Coppie gay e insegnanti di religione

Sul fronte interno, il presidente della Cei ha ricordato la dichiarazione della Santa Sede con la quale il Papa ha recentemente autorizzato la benedizione delle coppie omosessuali: “Un documento che si pone nell’orizzonte della misericordia, dello sguardo amorevole della Chiesa su tutti i figli di Dio, senza tuttavia derogare dagli insegnamenti del Magistero. Come viene chiarito nella Presentazione, infatti, non vi è alcuna messa in discussione del significato del Sacramento del matrimonio”, ha puntualizzato Zuppi, che si è limitato a dire che “non possiamo dimenticare che tutti i battezzati godono della piena dignità dei “figli di Dio” e, come tali, sono nostri fratelli e nostre sorelle”.

Il presidente della Cei ha ricordato che in questi giorni iniziano le periodiche visite “ad limina apostolorum” dei vescovi italiani al Papa e alla Curia romana, ed ha salutato “con piacere” la firma lo scorso 9 febbraio dell’accordo tra Cei e Ministero dell’Istruzione e del Merito per il prossimo concorso degli insegnanti di religione cattolica.

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