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“Una beneficenza più trasparente” Meloni annuncia la legge Ferragni

Le nuove regole: “Sui prodotti commerciali andrà scritto a chi vanno le risorse, per cosa e in che percentuale”
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Sulla beneficenza arriva la legge Ferragni. Una norma ad hoc, pensata per i privati, gli enti commerciali, le imprese, le aziende e, dunque, pure gli influencer, per rendere meno opaco un mondo che fino a qui si è mosso nella nebbia. Come dimostrano i casi pandoro, uova e bambola, i tre capitoli dell’indagine su cui la procura di Milano ha aperto un fascicolo dopo gli esposti del Codacons.

La nuova norma arriverà giovedì sul tavolo del Consiglio dei ministri, ci sta lavorando il ministero del Made in Italy guidato da Adolfo Urso e, in sostanza, obbligherà anche le attività commerciali a chiarire in maniera inequivocabile quale causa, come e in che misura i consumatori, acquistando un prodotto, stanno contribuendo a sostenere.

Ad annunciarlo è stata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante l’intervista tv a Quarta Repubblica : «Stiamo lavorando — ha detto — a una norma per le attività commerciali che hanno anche uno scopo benefico per la quale sulla confezione di quello che …

Sulla beneficenza arriva la legge Ferragni. Una norma ad hoc, pensata per i privati, gli enti commerciali, le imprese, le aziende e, dunque, pure gli influencer, per rendere meno opaco un mondo che fino a qui si è mosso nella nebbia. Come dimostrano i casi pandoro, uova e bambola, i tre capitoli dell’indagine su cui la procura di Milano ha aperto un fascicolo dopo gli esposti del Codacons.

La nuova norma arriverà giovedì sul tavolo del Consiglio dei ministri, ci sta lavorando il ministero del Made in Italy guidato da Adolfo Urso e, in sostanza, obbligherà anche le attività commerciali a chiarire in maniera inequivocabile quale causa, come e in che misura i consumatori, acquistando un prodotto, stanno contribuendo a sostenere.

Ad annunciarlo è stata la presidente del Consiglio Giorgia Meloni durante l’intervista tv a Quarta Repubblica : «Stiamo lavorando — ha detto — a una norma per le attività commerciali che hanno anche uno scopo benefico per la quale sulla confezione di quello che vendi devi specificare a chi vanno le risorse, per cosa vanno e quanta parte viene effettivamente destinata in beneficenza». Se un merito il caso Ferragni — ovvero la vicenda, anzitutto, del pandoro Balocco per la quale l’imprenditrice ha ricevuto una maxi multa per pratica commerciale scorretta perché, secondo l’Antitrust, i consumatori sarebbero stati tratti in inganno credendo che almeno parte del ricavato sarebbe andato in beneficenza all’ospedale Regina Margherita di Torino, mentre la donazione era già stata fatta dall’azienda dolciaria —, è proprio questo, sostiene la premier. E cioè «aver fatto vedere che effettivamente c’è un buco nella normativa delle attività commerciali che hanno anche uno scopo benefico, in termini di trasparenza». Mentre le raccolte fondi del Terzo settore e degli enti non profit sono infatti regolamentate da linee guida del ministero del Lavoro e da norme che rendono ad esempio obbligatorio il rendiconto, per le attività commerciali e i privati le regole sono più labili.

«Quel che mi interessa del caso Ferragni è questo — dice Meloni — Voluto o non voluto è una cosa in cui si può incappare». Da qui la norma. «Trasparenza, non divieti», aggiunge la premier, che prova a respingere l’idea dello scontro tra chi, come lei, è a capo del governo e una singola cittadina, per quanto dal grande seguito, come Chiara Ferragni.

Eppure dal palco di Atreju, kermesse della gioventù meloniana, la premier, senza mai nominare l’imprenditrice, aveva detto: «Il vero modello da seguire non sono gli influencer che fanno soldi a palate indossando degli abiti o mostrando delle borse, facendo da eco al design o addirittura promuovendo carissimi panettoni con i quali si fa credere che si farà beneficenza, ma il cui prezzo serve solo a pagare cachet milionari. Il vero modello da seguire è chi quell’eccellenza italiana la inventa, la disegna, la produce». Pentita, chiede ora il giornalista, di aver dato risalto politico alla vicenda Ferragni? «No, mi è dispiaciuto che sia stato letto come uno scontro con lei. Io stavo dicendo una cosa in positivo verso le persone che producono un’eccellenza, che noi vediamo attraverso gli influencer dando più peso a chi la indossa, rispetto a chi la produce».

«Io — sottolinea la presidente del Consiglio — non avevo né voglia né interesse per uno scontro con Chiara Ferragni » che d’altronde, nonostante il crollo di popolarità, ha sempre 29,4 milioni di follower. «È la sinistra — sostiene Meloni — che si è sbracciata per difenderla, che ha creato il caso politico, manco avessi attaccato Che Guevara». Certo, non c’entrerà la revolucion , ma che la vicenda Balocco& co non sia solo un fuoco fatuo nemmeno per Meloni lo dimostra proprio l’arrivo a ore della neo-legge Ferragni.

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