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L’esercito italiano cambia pelle: due nuovi reggimenti per gestire droni e combattimenti cyber

Il 3° Supporto Targeting “Bondone” e il 9° Reparto Sicurezza Cibernetica “Rombo” sono dei veri laboratori di tecnologia e di formazione del personale necessari ad adeguare le sfide alle cupe realtà belliche attuali
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Cyber e droni. L’esercito italiano comincia a cambiare pelle, cercando di adattarsi alle lezioni che arrivano dai campi di battaglia dell’Ucraina. Una metamorfosi che viene sancita domani con la più tradizionale delle cerimonie, la consegna delle bandiere di guerra, per formalizzare la nascita di due nuovi reggimenti: il 3° Supporto Targeting “Bondone” e il 9° Reparto Sicurezza Cibernetica “Rombo”. Sono due unità innovative per le nostre forze armate, laboratori di tecnologia e di formazione del personale necessari ad adeguare le sfide alle cupe realtà belliche del presente.

I droni

Supporto Targeting significa droni per individuare i bersagli oltre le linee e centrali informatiche per smistare rapidamente le informazioni a chi deve colpirli. Sono l’elemento chiave dei duelli di artiglieria che hanno caratterizzato tutti gli scontri tra russi e ucraini: vince chi è in grado di scoprire mezzi e posizioni dell’avversario, distruggendoli prima che si spostino o prima che i cannoni nemici…

Cyber e droni. L’esercito italiano comincia a cambiare pelle, cercando di adattarsi alle lezioni che arrivano dai campi di battaglia dell’Ucraina. Una metamorfosi che viene sancita domani con la più tradizionale delle cerimonie, la consegna delle bandiere di guerra, per formalizzare la nascita di due nuovi reggimenti: il 3° Supporto Targeting “Bondone” e il 9° Reparto Sicurezza Cibernetica “Rombo”. Sono due unità innovative per le nostre forze armate, laboratori di tecnologia e di formazione del personale necessari ad adeguare le sfide alle cupe realtà belliche del presente.

I droni

Supporto Targeting significa droni per individuare i bersagli oltre le linee e centrali informatiche per smistare rapidamente le informazioni a chi deve colpirli. Sono l’elemento chiave dei duelli di artiglieria che hanno caratterizzato tutti gli scontri tra russi e ucraini: vince chi è in grado di scoprire mezzi e posizioni dell’avversario, distruggendoli prima che si spostino o prima che i cannoni nemici eliminino quelli del nemico. Durante la Guerra Fredda c’era un reparto – l’Aquileia – che svolgeva questa missione, con armi a lunga portata – i missili americani Lance – , i primi modelli di velivoli senza pilota e soprattutto squadre di ricognitori – il Graco - che si infiltravano dietro le linee. Poi i missili sono stati rottamati e la tradizione degli esploratori è confluita in un’unità della Folgore, che durante le spedizioni in Iraq e Afghanistan si occupava di guidare gli attacchi aerei con bombe di precisione.

Ora il nuovo Reggimento Bondone dovrà gestire un numero di droni piccoli e grandi molto più consistente, esaminare la natura degli obiettivi fornendo le coordinate all’arma più idonea per colpirli: cannoni, mortai, razzi MLRS e presto gli Himars appena ordinati. Un’attività “in profondità” che prevede “ingaggio con fuoco di precisione” e che dovrà essere svolta pure a livello “tattico” ossia di squadre impegnate in prima linea. Per questo è stato adottato lo strumento che si è rivelato la vera arma segreta delle truppe di Kiev: i tablet che si occupano di analizzare e condividere i dati raccolti dai droni in maniera automatica. In queste situazioni, ogni secondo infatti fa la differenza tra vita e morte: si stima che attualmente l’artiglieria russa nel Donbass riesca a sparare sui nemici in meno di tre minuti dal momento in cui li individuano. Inoltre il sistema informatico – sottolinea l’esercito – “permette anche di valutare gli effetti del fuoco (Battle Damage Assessment - BDA) sull’obiettivo e, qualora necessario, di calcolare le correzioni da apportare ai dati di tiro”.

Combattimenti cyber ed elettromagnetici

Ancora più innovativo è il Reggimento Rombo, pedina cibernetica dei conflitti che dovrà occuparsi dei combattimenti cyber ed elettromagnetici. Sin dall'inizio dell’invasione le brigate di Mosca hanno compiuto attacchi di entrambi i tipi, cercando di bloccare i computer dei comandi ucraini e disturbando le loro trasmissioni radio. Il Rombo deve gestire sia la protezione delle reti informatiche e delle comunicazioni, sia condurre operazioni offensive. Oggi si possono hackerare e mettere fuori uso anche i computer che dirigono una singola arma o permettono il tiro di una batteria di cannoni. E soprattutto con onde di impulsi mirati si riesce a spezzare le connessioni che guidano i droni: gli apparati di disturbo elettromagnetici sono onnipresenti sul fronte del Donbass.

Il reclutamento speciale

Oltre a richiedere sistemi cibernetici allo stato dell’arte, queste operazioni hanno bisogno di veri nerd, giovani e competenti. Le forze armate hanno avviato da alcuni mesi un piano di reclutamento speciale, per cercare di reclutare “cervelli” con una formazione specifica offrendo l’occasione di perfezionare le loro conoscenze. La retribuzione non è all’altezza di quella proposta dalle aziende private, ma il programma sta riscuotendo successo: lo si cerca di incentivare con competizioni hacker aperte agli studenti universitari, imitando quanto viene fatto in altri Paesi.

Domani alla presenza della sottosegretaria Isabella Rauti e dei vertici dell’esercito nella base di Anzio ci sarà una dimostrazione delle capacità dei nuovi reparti. E verrà consegnata la bandiera di guerra anche a un terzo reggimento, che non combatte ma che da vent’anni svolge un ruolo formidabile nelle missioni all’estero: il Cimic, il reparto che si occupa della cooperazione con le comunità civili, protagonista di splendide iniziative umanitarie in Libano, Iraq e Afghanistan.

L’esercito italiano cambia pelle

Questi sono i primi passi di un cammino lungo per rivoluzionare le nostre forze armate, che si misura con risorse limitate, numeri di personale ridotti e carriere burocratiche livellate sull’ordinaria routine della pubblica amministrazione. Una lenta marcia per prepararsi a fronteggiare una realtà che invece è già parte del presente, in cui i conflitti su larga scala tornano a minacciare l’Europa. Lo ha ribadito proprio oggi il comandante dell’esercito britannico, Patrick Sanders, che ha chiesto di “reclutare e addestrare un esercito di cittadini pronto alla battaglia”. Lo ha detto due settimane fa il responsabile militare dell’Alleanza atlantica, l’ammiraglio olandese Bauer, sostenendo l’esigenza di adeguare non solo le forze armate ma l’intera società all’era dell’incertezza globale in cui le guerre tornano a essere possibili. I generali leggono la realtà con la loro ottica e per mestiere si preparano sempre al peggiore scenario. Ma bisogna dire che le crisi mondiali di questi giorni non offrono molti segnali di speranza.

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