Migranti, effetto Cutro: la lunga attesa per la richiesta d’asilo. “Giorni in coda solo per avere l’appuntamento per la formalizzazione. Che potrebbe essere tra un anno”
di Alessandra ZinitiDaniel ha in tasca un contratto di lavoro in un’impresa edile. Ma non può firmarlo. “Non ho il permesso di soggiorno, non posso, per formalizzare la richiesta di asilo mi hanno dato appuntamento al 24 ottobre 2024. Fino ad allora, io, mia moglie e il nostro bambino di tre anni dovremo vivere di elemosina”. Un tetto all’Infernetto, ospite di connazionali, un pasto caldo al giorno dalla Caritas. E qualche piccolo lavoretto in nero per andare avanti. Daniel non è quello che la destra definirebbe un “clandestino”, ha un passaporto e un codice fiscale e in Italia è arrivato in aereo fuggendo dal suo Paese, il Perù, dove era minacciato da un gruppo criminale che voleva ucciderlo. Ma “clandestino” lo è di fatto, relegato nel limbo delle centinaia di migliaia di invisibili dall’inadeguatezza degli apparati dello Stato che non sono in grado di garantire il diritto d’asilo previsto dalla nostra Costituzione.
In coda notte e giorno
Alle migliaia di immigrati che ogni notte fanno la coda davanti …
Daniel ha in tasca un contratto di lavoro in un’impresa edile. Ma non può firmarlo. “Non ho il permesso di soggiorno, non posso, per formalizzare la richiesta di asilo mi hanno dato appuntamento al 24 ottobre 2024. Fino ad allora, io, mia moglie e il nostro bambino di tre anni dovremo vivere di elemosina”. Un tetto all’Infernetto, ospite di connazionali, un pasto caldo al giorno dalla Caritas. E qualche piccolo lavoretto in nero per andare avanti. Daniel non è quello che la destra definirebbe un “clandestino”, ha un passaporto e un codice fiscale e in Italia è arrivato in aereo fuggendo dal suo Paese, il Perù, dove era minacciato da un gruppo criminale che voleva ucciderlo. Ma “clandestino” lo è di fatto, relegato nel limbo delle centinaia di migliaia di invisibili dall’inadeguatezza degli apparati dello Stato che non sono in grado di garantire il diritto d’asilo previsto dalla nostra Costituzione.
In coda notte e giorno
Alle migliaia di immigrati che ogni notte fanno la coda davanti agli uffici immigrazione della questura di Roma come di tante altre questure d’Italia per formalizzare la richiesta di asilo vengono dati appuntamenti anche a distanza di un anno, un tempo enorme, indecente per un Paese civile. Basta andare all’alba in via Teofilo Patini 23, a Roma, per imbattersi in una lunghissima fila di persone che ha trascorso la notte al freddo, accucciata per terra su cartoni di fortuna, nella speranza di riuscire il giorno dopo a guadagnare un semplice ingresso all’ufficio immigrazione solo per poter ottenere l’appuntamento per la formalizzazione della richiesta d’asilo.
Il paradosso del decreto Cutro
“Bene che vada ne fanno entrare 10-15 al giorno, a fronte di file con 2-300 persone. Tutti gli altri vengono allontanati senza troppi riguardi, anche persone con tutte le carte in regola che magari non parlano bene l’italiano e non capiscono quello che gli viene detto – racconta Stefano De Angelis, dell’Unione sindacale di base – dopo il decreto Cutro abbiamo registrato un enorme numero di persone che diventano irregolari nell’impossibilità di rinnovare il permesso di soggiorno a cui si aggiungono i richiedenti asilo costretti ad attendere mesi per il primo appuntamento in questura. Sono tollerati dal Viminale, nel senso che se vengono fermati non vengono espulsi, ma non possono firmare un contratto di lavoro, un affitto, avere un bancoposte. I decreti del governo in materia di immigrazione stanno evidentemente peggiorando la situazione creando i presupposti per problemi di ordine pubblico”.
Con un lavoro ma senza permesso di soggiorno
Perché poi è anche abbastanza facile che ragazzi come Samuel, 21 anni, nigeriano, costretto a dormire per strada su giacigli di fortuna, possano finire nelle mani della criminalità. Lui, dopo notti di fila all’ufficio immigrazione, l’appuntamento per la formalizzazione della richiesta d’asilo è riuscito ad ottenerlo, ma a giugno 2024. Dopo aver concluso il tirocinio da panettiere, il forno lo assumerebbe pure ma non è possibile, non ha nessun documento. E l’Arci, che lo assiste, ha deciso di fare ricorso anche perché spesso i migranti che arrivano dai cosiddetti Paesi sicuri (e la Nigeria è tra questi) vengono relegati in fondo alla lista. “Il modo di procedere della questura di Roma è decisamente lesivo del diritto dei richiedenti ad accedere alla procedura – dice l’avvocato Mauro Nortargiovanni - presenteremo dei ricorsi allegando certificazioni mediche e offerte di lavoro che i ricorrenti non possono accettare per mancanza di documenti. La mancanza di documenti non consente l’accesso ad attività formative e a cure particolari che non siano quelle di base né all’iscrizione anagrafica e la mancanza di una stabile dimora e di mezzi di sussistenza adeguati si traducono in trattamenti inumani e degradanti”.