Scuola, la cattedra inclusiva che trasforma tutti i docenti in insegnanti di sostegno
di Giulia D'Aleo“Da quando gli alunni con disabilità sono entrati nelle classi, il modo di fare scuola è cambiato: la qualità della didattica è cresciuta e gli insegnanti si sono avvicinati di più a tutti gli studenti”. Ma quel processo di inclusione partito negli anni 70, ricorda Evelina Chiocca, presidente del Coordinamento italiano insegnanti di sostegno, oggi è stagnante. Da qui, l’idea di generare un’accelerazione attraverso una rivoluzione del sistema: eliminare le differenze tra docenti di sostegno e curriculari. La proposta di legge sulla “cattedra inclusiva”, redatta da Chiocca e altri sei esperti in materia, viene presentata oggi al Centro multimediale “Esperienza Europa – David Sassoli” di Roma.
Cosa prevede la proposta
La giornata tipo un docente sarebbe più o meno la stessa, solo che “la collega che insegna italiano, ad esempio, svolgerebbe parte delle sue ore sul sostegno e chi adesso si occupa solo di sostegno dedicherebbe delle ore anche al resto della classe”, spiega l’autrice della …
“Da quando gli alunni con disabilità sono entrati nelle classi, il modo di fare scuola è cambiato: la qualità della didattica è cresciuta e gli insegnanti si sono avvicinati di più a tutti gli studenti”. Ma quel processo di inclusione partito negli anni 70, ricorda Evelina Chiocca, presidente del Coordinamento italiano insegnanti di sostegno, oggi è stagnante. Da qui, l’idea di generare un’accelerazione attraverso una rivoluzione del sistema: eliminare le differenze tra docenti di sostegno e curriculari. La proposta di legge sulla “cattedra inclusiva”, redatta da Chiocca e altri sei esperti in materia, viene presentata oggi al Centro multimediale “Esperienza Europa – David Sassoli” di Roma.
Cosa prevede la proposta
La giornata tipo un docente sarebbe più o meno la stessa, solo che “la collega che insegna italiano, ad esempio, svolgerebbe parte delle sue ore sul sostegno e chi adesso si occupa solo di sostegno dedicherebbe delle ore anche al resto della classe”, spiega l’autrice della proposta. Tutti quanti avrebbero un incarico polivalente e diventerebbero “responsabili del successo formativo di ciascun alunno”. Una strada per superare le procedure di delega, che affidano lo studente con disabilità esclusivamente all’insegnante di sostegno. Non tutti verrebbero coinvolti: chi ha almeno 60 anni o un’anzianità di servizio superiore ai 25 anni verrebbe escluso, a meno che non chieda di prendere parte al progetto.
L’assimilazione delle due figure dovrebbe, inevitabilmente, passare attraverso un percorso di formazione – “un piano pluriennale per gestire la fase di transizione” – rivolto sia a chi non possiede una specializzazione specifica per lavorare con la disabilità, ma anche agli insegnanti di sostegno che non sono abilitati all’insegnamento.
I costi per la formazione del personale in servizio sono stati stimati in 150 milioni annui per sei anni, per un totale di 900 milioni e di cinque edizioni totali di un corso di specializzazione biennale.
I timori e le opportunità
Una soluzione che, secondo chi la promuove, arginerebbe alcune storture del sistema, dal ritardo nella nomina dei docenti agli insegnati poco formati, ma anche il lento e progressivo ritorno alle classi differenziali già abolite nel 1997: “Da anni vengono portate alla luce sempre più casi di ‘espulsioni’ dalle classi, per cui gli alunni con disabilità vengono allontanati dai compagni e riuniti in gruppi tra loro” denuncia Chiocca.
Se da un lato la proposta è accolta con entusiasmo, dall’altro non mancano le ritrosie. Alcuni docenti “lamentano di aver scelto una disciplina in cui specializzarsi e non se la sentono di lavorare con alunni con disabilità – aggiunge Chiocca –. È un paradosso, perché anche quelli sono alunni loro”.
A suscitare le preoccupazioni maggiori è, però, il timore che avere insegnanti formati a tutto tondo, in grado di svolgere sia la funzione di docenti curriculari che quella di docenti sostegno, possa giustificare dei tagli all’organico. “Le ore di sostegno non vengono decurtate e quindi nemmeno il personale – assicura l’autrice –. Leggendo la norma è evidente che quello dei tagli non è un rischio”. Nel testo, spiegano, viene contemplato il congelamento degli organici ai numeri attuali, senza aggravi di spesa per la finanza pubblica.
La risposta politica
“Adesso il mondo della politica dovrebbe dare una risposta e ragionare sull’ipotesi, che ci auguriamo venga condivisa e magari anche promossa – conclude Chiocca –. Significherà dare la possibilità di vedere l’inclusione non solo come uno slogan, ma come qualcosa di fattivo e concreto per le classi e per l’intera società”.