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Strage del bus Mestre, l’autista non ha avuto un infarto ma non si esclude il malore

I primi esiti della perizia del medico legale escludono problemi cardiaci gravi. Al momento dell’impatto letale con il terreno il guidatore era vivo. Però un’altra analisi evidenzia un’ostruzione del 75% alle coronarie
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VENEZIA - Non ha avuto un infarto Alberto Rizzotto, l’autista quarantenne alla guida dell’autobus che, lo scorso 3 ottobre, precipitò per circa dieci metri dal cavalcavia superiore di Mestre, provocando 21 vittime: lo stesso autista e venti turisti stranieri che, dopo una giornata a Venezia, stavano tornando al campeggio Hu di Marghera, dove erano alloggiati.

“Morto per la frattura alla testa”

Le cause della morte, come emerge dalle conclusioni della consulenza del medico legale Guido Viel dell’Università di Padova, che ha ricevuto l’incarico della pubblico ministero Laura Cameli, sono state identificate nelle fratture alla testa e nell’aspirazione di sangue, a riprova del fatto che, quando il bus è precipitato, Rizzotto era ancora vivo. Una morte rapida ma non immediata, ravvisa il medico legale, secondo il quale c’è un chiaro nesso di causalità materiale tra l’incidente e il decesso. Non ci sono, per Viel, “elementi tecnico oggettivi idonei a sostanziare compiutamente l’ipotesi che …

VENEZIA - Non ha avuto un infarto Alberto Rizzotto, l’autista quarantenne alla guida dell’autobus che, lo scorso 3 ottobre, precipitò per circa dieci metri dal cavalcavia superiore di Mestre, provocando 21 vittime: lo stesso autista e venti turisti stranieri che, dopo una giornata a Venezia, stavano tornando al campeggio Hu di Marghera, dove erano alloggiati.

“Morto per la frattura alla testa”

Le cause della morte, come emerge dalle conclusioni della consulenza del medico legale Guido Viel dell’Università di Padova, che ha ricevuto l’incarico della pubblico ministero Laura Cameli, sono state identificate nelle fratture alla testa e nell’aspirazione di sangue, a riprova del fatto che, quando il bus è precipitato, Rizzotto era ancora vivo. Una morte rapida ma non immediata, ravvisa il medico legale, secondo il quale c’è un chiaro nesso di causalità materiale tra l’incidente e il decesso. Non ci sono, per Viel, “elementi tecnico oggettivi idonei a sostanziare compiutamente l’ipotesi che il signor Rizzotto soffrisse di una coronaropatia sintomatica”.

Il parere dell’anatomopatologa

Le conclusioni di Viel riassumono anche una seconda consulenza affidata dalla procura, dopo che i primi esami avevano registrato la necessità di alcuni approfondimenti sul cuore dell’autista, all’anatomopatologa Cristina Basso, a capo dell’Unità di patologia cardiovascolare dell’Azienda ospedaliera di Padova, esperta nelle cosiddette morti bianche, le morti improvvise. I suoi approfondimenti hanno evidenziato che, pur in un quadro silente e asintomatico, Rizzotto aveva un’arteria coronaria discendente ostruita per il 75%. Una circostanza che non esclude, nelle conclusioni della professoressa Basso, l’ipotesi che l’autista possa avere avuto un malore alla guida del mezzo.

Dallo smartphone al guasto del mezzo, le ipotesi sulle cause

La consulenza quindi fa chiarezza sulle cause del decesso, ma lascia aperti spazi di interpretazione sui motivi dell’incidente, su cui è facile immaginare che si confronteranno le parti. Per rispondere agli altri numerosi interrogativi ancora aperti sarà necessario attendere l’esito delle altre consulenze disposte dalla procura di Venezia che riguardano la scatola nera del bus, con le immagini delle due telecamere interne (nessuna delle due era però è puntata sull’autista), il telefonino di Rizzotto, lo sterzo dell’autobus, il guardrail e la banchina del cavalcavia superiore nel punto in cui l’autobus è precipitato di sotto.

La dinamica della tragedia

Quella sera Rizzotto era alla guida di un bus elettrico Yutong della società “La Linea” che, in servizio navetta, viaggiava da Venezia verso Marghera con 35 passeggeri a bordo. Verso le 19.30 il mezzo sbandò sulla destra, colpendo a più riprese il vecchio guardrail del cavalcavia. Poi, in corrispondenza di un varco, ad una velocità di sei chilometri all’ora, sbandò ulteriormente verso destra, alzandosi con il retrotreno e precipitando di sotto. Nel registro degli indagati, per le ipotesi di reato di omicidio stradale, omicidio colposo plurimo, lesioni personali stradali gravi o gravissime e lesioni personali colpose sono iscritti tre dipendenti comunali tra funzionari e dirigenti (Roberto Di Bussolo, Alberto Cesaro e Simone Agrondi) e il legale rappresentante della società di trasporti La Linea, l’ad Massimo Fiorese.

Le due consulenze a confronto

"Faremo un esame attento di entrambe le consulenze, in particolare di quella cardiopatologica della professoressa Basso che introduce elementi sicuramente rilevanti", commenta Massimo Malipiero, avvocato di Fiorese, mentre l’avvocata Paola Bosio (Di Bussolo) dice: “Prendiamo atto della consulenza del medico legale che è molto complessa e va letta attentamente. Aspettiamo l’esito delle altre numerose consulenze che ci permetteranno di avere un quadro più preciso e tirare le somme”.

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