Anno Giudiziario, sulla prescrizione, Cassano contro la riforma. “Il continuo cambio di leggi disorienta”
di Liana MilellaROMA — Per la prima volta, in cento anni di storia della Cassazione, è una magistrata ad aprire l’anno giudiziario. Non è una toga rossa Margherita Cassano, da un anno prima presidente della Corte, bensì iscritta da sempre a Magistratura indipendente, la corrente che piace al governo. Tant’è che il potente sottosegretario della presidente Meloni è il giudice di Mi Alfredo Mantovano. E il Guardasigilli Carlo Nordio conta in via Arenula molti collaboratori di quest’area. A rappresentare Palazzo Chigi a piazza Cavour non ci sono né Meloni (assente pure nel 2023), né Mantovano per via di un Cdm convocato giusto alle 10.30 con la Cassazione alle 11. Tocca al solo Nordio, seduto accanto a Sergio Mattarella, ascoltare il richiamo di Cassano sulla riforma della prescrizione, la quarta in cinque anni, che la maggioranza, con Azione e Iv, ha votato alla Camera il 16 gennaio.
Riforma sbagliata
Questa riforma è sbagliata. È fermo il richiamo di Cassano e suona identico alla lettera-appello dei 2…
ROMA — Per la prima volta, in cento anni di storia della Cassazione, è una magistrata ad aprire l’anno giudiziario. Non è una toga rossa Margherita Cassano, da un anno prima presidente della Corte, bensì iscritta da sempre a Magistratura indipendente, la corrente che piace al governo. Tant’è che il potente sottosegretario della presidente Meloni è il giudice di Mi Alfredo Mantovano. E il Guardasigilli Carlo Nordio conta in via Arenula molti collaboratori di quest’area. A rappresentare Palazzo Chigi a piazza Cavour non ci sono né Meloni (assente pure nel 2023), né Mantovano per via di un Cdm convocato giusto alle 10.30 con la Cassazione alle 11. Tocca al solo Nordio, seduto accanto a Sergio Mattarella, ascoltare il richiamo di Cassano sulla riforma della prescrizione, la quarta in cinque anni, che la maggioranza, con Azione e Iv, ha votato alla Camera il 16 gennaio.
Riforma sbagliata
Questa riforma è sbagliata. È fermo il richiamo di Cassano e suona identico alla lettera-appello dei 26 presidenti delle Corti d’Appello che hanno scritto a Nordio per chiedere almeno la norma transitoria. Il Guardasigilli li ha ignorati. Ora il richiamo tecnico di Cassano è fermissimo. «La rapida successione di leggi, soprattutto se ispirate da logiche settoriali, determina i presupposti di possibili incoerenze del sistema complessivo e pesanti ricadute sul funzionamento della giustizia». Il 17 gennaio al Csm, che approvava il parere critico sul cambio di prescrizione, Cassano era stata esplicita: «Ferma restando l’autonomia del legislatore, abbiamo bisogno di una sorta di fermo biologico». E ancora: «Sono fortemente preoccupata per le ricadute di un intervento adesso. Mi chiedo se è indispensabile che intervenga adesso che tutti noi magistrati e avvocati siamo impegnati sugli obiettivi del Pnrr, e mentre ci sono risultati rincuoranti in primo grado, in Appello e in Cassazione». E poi da lei, ex presidente della Corte d’Appello di Firenze, il richiamo ai calcoli «per niente semplici per individuare la legge penale più favorevole all’imputato».
I processi civili
Non è un attacco al governo, ma buon senso nel fare le leggi. Soprattutto in vista del Pnrr e della scadenza del 2026, per cui Cassano spende i dati dei processi civili, pendenze diminuite dell’8,2% nei tribunali e del 9,8% nelle corti d’Appello, e del penale del 13% e del 6,5%. Qui si gioca il richiamo ad approvare leggi che non intralcino gli sforzi. Come dice il Pg Luigi Salvato che boccia «interventi normativi frammentari e troppo ravvicinati, soprattutto in ambito processuale, in cui la stabilità è precondizione di una corretta applicazione delle norme». Qui va registrata la voce degli avvocati con l’Associazione nazionale forense e il segretario Giampaolo Di Marco che vede «ulteriori rallentamenti e disservizi per le molte riforme che hanno interessato in contemporanea i processi civile, penale e l’organizzazione giudiziaria».
Carceri che scoppiano e femminicidi
Nordio ignora Cassano e Salvato. Passa sopra ai “consigli”, sulle carceri che scoppiano, 62.707 detenuti, di cui 2.541 donne, rispetto a 51.179 posti. Come sui femminicidi, 370 in tre anni. Come gli infortuni sul lavoro, oltre 4mila in cinque anni. In Cassazione tiene banco l’alta politica della giustizia. Quella che spinge il vice presidente del Csm Fabio Pinelli, fresco reduce dall’obbligata marcia indietro sui poteri del Consiglio, a inerpicarsi in un’altra intemerata su quale sia «la fonte di legittimazione del giudice in una moderna liberaldemocrazia», e cioè «nella modalità con cui esercita la propria funzione e nel rapporto di fiducia che si instaura con i cittadini», teorizzando «il superamento del principio della sottoposizione solo alla legge». Tesi cara al sottosegretario Mantovano. Ma l’insistenza sui «comportamenti di ciascun magistrato, dentro e fuori l’esercizio della funzione» preoccupano per cosa succederà nel caso Apostolico visto che sarà lui a presiedere la disciplinare.
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