Cortei pro Palestina nel Giorno della Memoria, allarme nelle città: “Vietati ma noi scenderemo in piazza”
di Marco Carta e Giulia D'Aleo«Non siamo preoccupati, ma non trascuriamo alcun dettaglio». Dal commento di un poliziotto che da trent’anni si occupa di sicurezza si prospettano 24 ore delicatissime. Un’autorizzazione concessa e poi revocata rischia oggi di essere la miccia delle tensioni. Le questure si sono mosse in ordine sparso, alcune imponendo il rinvio delle manifestazioni pro Palestina per il Giorno della Memoria in 13 città d’Italia.
Un elenco in cui compaiono Roma, Milano, Firenze, Lecce, Bari, Cagliari, Cremona, Trento, Napoli, Parma, Rimini, Teramo e Torino. L’allerta rossa, però, è incrociata. «Da una parte si teme che le legittime manifestazioni contro il governo di Israele possano diventare il pretesto per una parata antisemita, proprio in occasione del ricordo delle vittime della Shoah», spiegano fonti di intelligence. «Dall’altra, la presenza in piazza dei gruppi di estrema destra aumenta il rischio di provocazioni». Da qui la decisione di intervenire e vietare i cortei, di fronte al pericolo concr…
«Non siamo preoccupati, ma non trascuriamo alcun dettaglio». Dal commento di un poliziotto che da trent’anni si occupa di sicurezza si prospettano 24 ore delicatissime. Un’autorizzazione concessa e poi revocata rischia oggi di essere la miccia delle tensioni. Le questure si sono mosse in ordine sparso, alcune imponendo il rinvio delle manifestazioni pro Palestina per il Giorno della Memoria in 13 città d’Italia.
Un elenco in cui compaiono Roma, Milano, Firenze, Lecce, Bari, Cagliari, Cremona, Trento, Napoli, Parma, Rimini, Teramo e Torino. L’allerta rossa, però, è incrociata. «Da una parte si teme che le legittime manifestazioni contro il governo di Israele possano diventare il pretesto per una parata antisemita, proprio in occasione del ricordo delle vittime della Shoah», spiegano fonti di intelligence. «Dall’altra, la presenza in piazza dei gruppi di estrema destra aumenta il rischio di provocazioni». Da qui la decisione di intervenire e vietare i cortei, di fronte al pericolo concreto di disordini tra gli stessi manifestanti.
Le piazze calde
Quattro sono le piazze calde dove nulla verrà lasciato al caso: Roma, Milano, Napoli e Torino. Qui i simpatizzanti filopalestinesi hanno annunciato che scenderanno comunque in strada. La prima data utile per lo svolgimento delle manifestazioni, secondo le prescrizioni del ministero dell’Interno, sarebbe stata quella di domani. Ma «è la memoria — sostengono i Giovani palestinesi — che ci impone di scendere in piazza il 27 contro e nonostante i divieti. Non è la legge il problema, visto che non si tratta di manifestazioni contro la commemorazione della Shoah, anzi».
Nel mirino dei Giovani palestinesi c’è la “doppia morale” delle istituzioni. «Dovrebbero essere vietate le commemorazioni fasciste come quelle per Acca Larentia, perché lì sì, c’erano gli antisemiti veri; eppure non ci sembra che il governo si sia mosso con la stessa solerzia per far rispettare queste leggi fondamentali». Il messaggio, insomma, è chiaro: anche se formalmente gli organizzatori delle singole iniziative le hanno annullate, le manifestazioni si faranno ugualmente. Per questo Matteo Piantedosi spera nel senso di responsabilità: «In molti casi proprio gli organizzatori hanno revocato le manifestazioni, non vedo perché questo buonsenso non debba estendersi a tutti».
Il rischio degli estremisti di destra
La strategia finora sembra aver funzionato a Palermo, che ha spostato il corteo al 10 febbraio, e a Firenze. Nelle altre città la linea delle forze dell’ordine sarà quella di proseguire con la strada del dialogo e convincere i manifestanti a optare per un sit-in statico piuttosto che per un corteo. Nonostante sia previsto uno schieramento massimo delle forze di polizia, la linea, quindi, è di evitare lo scontro frontale con chi sta in piazza. La sicurezza verrà garantita soprattutto attraverso le telecamere e i presidi mirati. Poi, nel caso di disordini o episodi violenti o antisemiti, si dovrà intervenire.
Il timore però è fondato, proprio perché l’intelligence ha rilevato un caso anomalo: movimenti pro Palestina e neofascisti antisionisti, tra cui Forza Nuova, ma anche estremisti di destra a titolo personale, potrebbero trovarsi contemporaneamente a manifestare nei punti nevralgici delle varie città. Oppure dare vita a blitz nei luoghi sensibili e in quelli in cui verrà celebrato lo Shabbat.
«Nel Giorno della memoria ricorderemo il genocidio palestinese in atto» aveva annunciato il leader di Forza Nuova Roberto Fiore, minacciando di tenere sotto scacco Milano, Torino, Verona e Catania. Per questo si mantiene alta l’attenzione al Tempio maggiore a Roma, nelle Sinagoghe principali di Milano, Napoli e Torino, senza dimenticare le sedi diplomatiche dello Stato di Israele in Italia e nella Città del Vaticano. Sotto controllo sono anche le sedi delle compagnie israeliane, quella aerea El Al Israel, e tutti i luoghi riconducibili alla Memoria e alla Comunità ebraica: scuole, centri sportivi e punti di incontro.