“Così con l’mRna istruiamo le cellule ad aggredire i tumori”
di Michele BocciGiacomo Gorini è un immunologo degli anticorpi che tra l’altro ha lavorato a Oxford per lo sviluppo del vaccino poi distribuito da Astrazeneca. Ha scritto il libro “Malattia Y” (Edizioni Piemme), che parla della prossima, potenziale, pandemia.
Su cosa si basa la tecnologia mRna?
“L’mRna è un’informazione genetica a breve termine normalmente presente nell’organismo. Paragoniamolo a una fotocopia con alcune istruzioni per il funzionamento della cellula. Quello formulato in laboratorio, quando introdotto in un paziente per via intramuscolare, dà nuove informazioni alle sue cellule”.
Il mondo lo ha conosciuto grazie ai vaccini anti Covid. Come funziona contro il coronavirus?
“Nei vaccini c’è l’mRna di una proteina, la spike del coronavirus. Viene iniettato per fare in modo che l’organismo replichi la proteina facendo allenare il sistema immunitario a fronteggiare il virus. Così, in caso di infezione, non è impreparato”.
Qual è il meccanismo contro i tumori?
“Non è così diverso dal vaccino con la spike. I tumori sono cellule che mutano e si replicano in modo incontrollato. A seconda del paziente le mutazioni possono essere diverse. Per individuarle si fa un profilo genetico delle mutazioni nelle proteine delle cellule tumorali. E con il vaccino, ad esempio quello per il melanoma, si somministra un mRna che induce la produzione delle proteine tipiche del tumore anche nel muscolo, perché vengano immediatamente distrutte dal sistema immunitario che impara così a fronteggiare le cellule tumorali evitando metastasi”.
Ci sono studi su altri tumori?
“Certo, quello sul melanoma è il più avanzato ma le ricerche sono tante. Ad esempio ne sta partendo una per il tumore al pancreas”.
In oncologia si usano da tempo gli anticorpi monoclonali. Che differenza con l’mRna?
“Per il melanoma si usa da anni il pembrolizumab, un farmaco biologico. Riaccende le cellule del sistema immunitario che si erano spente, perché dopo un po’ l’organismo si abitua al tumore e non lo combatte più. In altri casi, invece, gli anticorpi monoclonali si legano alle cellule tumorali e le fanno diventare bersagli del sistema immunitario”.
Produrre l’mRna è costoso?
“No, è anzi molto economico e si ottiene rapidamente. Ci sono aziende che sono in grado, attraverso una sintesi chimica di produrre rapidamente un quantitativo piccolo della sequenza di cui si ha bisogno. Poi con tecniche molto semplici in laboratorio si possono produrre miliardi di copie. Il punto è che, rispetto al vaccino contro un virus, per affrontare il cancro c’è bisogno di una cura personalizzata sulle mutazioni delle cellule tumorali. Questo fa alzare i costi”.