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Da Milano a Palermo, l’allarme delle toghe. “Riforme inutili senza fondi e magistrati”

Dalla prescrizione all’abuso d’ufficio, le procure criticano la bulimia di nuove norme
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ROMA — Femminicidi uno dopo l’altro e operai morti sul lavoro. Carceri che scoppiano. Suicidi in cella. Ma le riforme del Guardasigilli Carlo Nordio puntano solo a dare meno poteri ai giudici. È una magistratura pacata quella che lo contesta. Giovedì la presidente della Cassazione Margherita Cassano dà l’altolà sulla prescrizione. E ieri dalle 26 Corti d’Appello ecco la bocciatura di riforme «inutili». E quella definizione – «bulimia riformatrice» – del presidente della Corte d’Appello di Milano Giuseppe Ondei. Che descrive il rotolare impazzito di una legge sull’altra: «Una grande riforma divora la precedente, già dimenticata, senza mai considerare i risultati ottenuti, anche per valorizzare i lati positivi e correggere gli altri. Si ignora il principio basilare per cui anche la giustizia richiede una relativa stabilità». Stessa analisi da Palermo con la Pg Lia Sava: «C’è bisogno di un attimo di tregua nel flusso riformatore per consentire al sistema l’assestamento indispensabile».

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ROMA — Femminicidi uno dopo l’altro e operai morti sul lavoro. Carceri che scoppiano. Suicidi in cella. Ma le riforme del Guardasigilli Carlo Nordio puntano solo a dare meno poteri ai giudici. È una magistratura pacata quella che lo contesta. Giovedì la presidente della Cassazione Margherita Cassano dà l’altolà sulla prescrizione. E ieri dalle 26 Corti d’Appello ecco la bocciatura di riforme «inutili». E quella definizione – «bulimia riformatrice» – del presidente della Corte d’Appello di Milano Giuseppe Ondei. Che descrive il rotolare impazzito di una legge sull’altra: «Una grande riforma divora la precedente, già dimenticata, senza mai considerare i risultati ottenuti, anche per valorizzare i lati positivi e correggere gli altri. Si ignora il principio basilare per cui anche la giustizia richiede una relativa stabilità». Stessa analisi da Palermo con la Pg Lia Sava: «C’è bisogno di un attimo di tregua nel flusso riformatore per consentire al sistema l’assestamento indispensabile».

Già, i crimini e le inchieste. E le indagini e i colpevoli. In primo piano l’emergenza dei femminicidi, dai casi Cecchettin e Tramontano. E poi Kata scomparsa a Firenze. Fino a Diana, morta di fame vicino al padre. Ci sono gli stalking, la droga, i baby boss reclutati dalle mafie pronte ad aggredire i fondi del Pnrr. Un’Italia criminale che ha bisogno di pm e giudici al meglio. E invece il governo con i voti di Azione e Iv sforna riforme anti giudici. Nuova prescrizione dopo tre modifiche in cinque anni. Via l’abuso d’ufficio. Limiti alle intercettazioni. Segreta l’ordinanza di custodia per un bavaglio anti stampa. Non sono queste le emergenze.

I capi degli uffici parlano la stessa lingua. Non sono “sindacalisti” dell’Anm. Né capi delle correnti. Né la sinistra delle toghe vittima degli attacchi del ministro Crosetto. Sono alti magistrati d’ogni tendenza che dicono, se volete la legalità in Italia dovete dedicarvi solo alla macchina della giustizia. «Non servono riforme spot» dice da Napoli il procuratore Nicola Gratteri su tutte le furie per il processo telematico che non funziona. Il presidente della Corte d’Appello di Roma Giuseppe Meliadò dice che nel suo ufficio «ci sono molti reati e pochi giudici». A Milano Ondei definisce «non tollerabile la penuria di fondi e la ormai cronica mancanza di personale». A Firenze ecco il presidente Alessandro Nencini: «Siamo sull’orlo della paralisi, e non uso parole avventate. Siamo alla chiusura di alcuni servizi, faremo di tutto per coprire con il volontariato ciò che le istituzioni non mettono a disposizione, ma si tratta di una resistenza che non so fino a che punto possa andare avanti».

A Brescia Nordio fa solo promesse, «il nostro impegno entro due anni è di colmare il vuoto». Da Torino il sottosegretario Andrea Delmastro accusa chi c’era prima, «oggi ci sono concorsi per 1.492 magistrati, uno sforzo ciclopico, e ci uniamo alla critica per quanto è stato tralasciato nel passato da chi aveva responsabilità di governo». Ma in Parlamento si parla solo di abolire l’abuso d’ufficio che boccia il presidente della Corte d’Appello di Palermo Matteo Frasca: «La paura della firma è un falso problema, la verità è che si temono i controlli». O di stretta sugli ascolti. Il procuratore Maurizio De Lucia: «Le intercettazioni costano. Lo scorso anno la Procura ci ha investito 30 milioni, ma ha confiscato beni per 400».

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