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Il numero dei femminicidi in Italia: i dati commentati dalla polizia

Il direttore del Servizio analisi criminale della Polizia spiega perché spesso i numeri di questo delitto, non classificato come reato specifico, sono diversi e quali sono i criteri di valutazione.
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Quello di Maria Cirafici, 44 anni, strangolata in casa dall’anziana madre con cui viveva è un femminicidio? E quello di Teresa Sartori, 81 anni, uccisa dal figlio che poi si è tolto la vita? Sicuramente sono due donne uccise e sicuramente entrambe in ambito familiare/affettivo ( come dice la terminologia utilizzata dagli organi inquirenti) ma, nell’accezione generale del termine e anche stando ai canoni della Convenzione di Istanbul sugli omicidi di genere, forse nessuno di questi due delitti può essere definito un femminicidio. Se, per femminicidio, si intende il delitto di una donna uccisa (da un uomo) proprio per il suo essere donna.
Distinguo più o meno complicati, che non possono prescindere dal contesto e dal movente del delitto, che fanno sì che – in assenza di un reato specifico al momento non previsto dal nostro ordinamento penale – i numeri dei femminicidi in Italia sembrino continuamente ballerini, mai certi, e con una forbice anche abbastanza, e spesso incomprensibilmente, …

Quello di Maria Cirafici, 44 anni, strangolata in casa dall’anziana madre con cui viveva è un femminicidio? E quello di Teresa Sartori, 81 anni, uccisa dal figlio che poi si è tolto la vita? Sicuramente sono due donne uccise e sicuramente entrambe in ambito familiare/affettivo ( come dice la terminologia utilizzata dagli organi inquirenti) ma, nell’accezione generale del termine e anche stando ai canoni della Convenzione di Istanbul sugli omicidi di genere, forse nessuno di questi due delitti può essere definito un femminicidio. Se, per femminicidio, si intende il delitto di una donna uccisa (da un uomo) proprio per il suo essere donna.
Distinguo più o meno complicati, che non possono prescindere dal contesto e dal movente del delitto, che fanno sì che – in assenza di un reato specifico al momento non previsto dal nostro ordinamento penale – i numeri dei femminicidi in Italia sembrino continuamente ballerini, mai certi, e con una forbice anche abbastanza, e spesso incomprensibilmente, ampia.


Per capire, dunque, se (ad esempio lo scorso anno) i femminicidi siano stati 97 o 63 bisogna tenere la barra dritta e fare riferimento ai dati del Servizio analisi della Direzione centrale della Polizia criminale che li fornisce all’Istat che poi li qualifica tenendo conto che la componente di genere “ha un suo peso ma non è esclusiva”, spiega il direttore del Servizio Analisi criminale Stefano Delfini.
Gli omicidi con vittime femminili del primo mese del 2024 offrono un esempio concreto. Nove le donne uccise, sette delle quali in ambito familiare affettivo e, di queste, quattro dal partner o ex partner. Questa la classificazione del “cervellone” del Viminale, ma di certo (oltre a Rosa D’Ascenzo, Elisa Scavone, Ester Palmieri e Annalisa Rizzo tutte assassinate da mariti ed ex compagni) possono essere definite vittime di femminicidio Delia Zarniscu e Maria Rus, le due donne originarie della Romania, assassinate la stessa notte a Naro da un giovane che pretendeva di avere rapporti sessuali con loro. Dunque, uccise in quanto donne. Diversamente da Teresa Sartori e Maria Cirafici, uccise con un movente classificato come “pietas” da familiari che avrebbero così voluto porre fine alle sofferenze causate dalle rispettive gravi malattie.


“In assenza di uno specifico reato previsto dal codice penale – spiega il direttore del Servizio Analisi criminale Stefano Delfini – la classificazione dei femminicidi è spesso complessa e non può prescindere dalla valutazione della relazione autore-vittima. Per questo lo fa, sulla base dei dati forniti dalle forze di polizia, un istituto scientifico come l’Istat in grado di valutare, secondo i loro parametri, alcune circostanze che magari dalle forze dell’ordine non avrebbero uguale lettura. Faccio un esempio: se una donna viene uccisa durante una riunione di condominio, anche questo potrebbe essere un femminicidio, perché magari se l’autore è un uomo potrebbe aver reagito con violenza magari ad una lite non ritenendo che la donna potesse avere la sua stessa dignità nella discussione. L’importante, quali che siano i numeri ufficiali ( che potrebbero sembrare incoerenti rispetto alla percezione del fenomeno) è non sottovalutare il problema. La violenza di genere, come conferma anche il consistente aumento di denunce dei reati spia, in Italia è un problema e il femminicidio non è che il suo apice”.

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