Violenza sulle donne, Pina Picierno: “Colpo di spugna sul reato di stupro nell’Ue. Il governo si faccia sentire”
di Matteo PucciarelliMilano — Pina Picierno, la relatrice italiana al Parlamento europeo sulla direttiva contro la violenza nei confronti delle donne, dice che approvarla così com’è oggi sarebbe «un clamoroso e inaccettabile arretramento».
Facciamo un passo indietro: cosa manca a questa direttiva?
«Mancano le proposte che il Parlamento Ue e la Commissione avevano fatto e che i governi nazionali stanno di fatto depennando. Quindi ad esempio è stato eliminato l’articolo che definisce, e quindi sanziona, il reato di stupro come rapporto sessuale in assenza del consenso esplicito della donna, che discende dalla Convenzione di Istanbul (entrata in vigore il 1° ottobre 2023 nella Ue, ha lo scopo di prevenire, perseguire ed eliminare la violenza sulle donne e la violenza domestica, e di attuare politiche globali e coordinate, ndr) . Oppure le molestie sessuali nel mondo del lavoro: non sono più incluse. La violenza online, altro tema: la vittima dovrebbe provare il danno subito dalla circolazione di proprie im…
Milano — Pina Picierno, la relatrice italiana al Parlamento europeo sulla direttiva contro la violenza nei confronti delle donne, dice che approvarla così com’è oggi sarebbe «un clamoroso e inaccettabile arretramento».
Facciamo un passo indietro: cosa manca a questa direttiva?
«Mancano le proposte che il Parlamento Ue e la Commissione avevano fatto e che i governi nazionali stanno di fatto depennando. Quindi ad esempio è stato eliminato l’articolo che definisce, e quindi sanziona, il reato di stupro come rapporto sessuale in assenza del consenso esplicito della donna, che discende dalla Convenzione di Istanbul (entrata in vigore il 1° ottobre 2023 nella Ue, ha lo scopo di prevenire, perseguire ed eliminare la violenza sulle donne e la violenza domestica, e di attuare politiche globali e coordinate, ndr) . Oppure le molestie sessuali nel mondo del lavoro: non sono più incluse. La violenza online, altro tema: la vittima dovrebbe provare il danno subito dalla circolazione di proprie immagini private».
Perché è fondamentale il passaggio sullo stupro tale se non c’è un consenso esplicito della donna?
«Chi si occupa di violenza sulle donne, anche in Italia, conosce bene il tema della vittimizzazione secondaria. Per cui ad esempio, visto che neanche nella nostra legislazione lo stupro ha una definizione così chiara e netta, ti può accadere, a tu donna, di dover rispondere a 1.400 domande degli inquirenti per spiegare cosa ti è accaduto, come sta succedendo alla ragazza che ha denunciato il figlio di Beppe Grillo».
Vale la pena approvare una direttiva monca?
«C’è chi dice: “Eh però è un passo in avanti per chi non aveva recepito la Convenzione di Istanbul”, ed è vero, per chi non ha nulla è meglio di nulla, ma per tutti gli altri è un pericoloso arretramento. Vediamo il testo finale, io spero che Giorgia Meloni trovi il tempo per discutere con gli altri presidenti di paesi della Ue, visto che è donna e dovrebbe avere a cuore il tema».
Qual è la sua posizione su questa direttiva?
«Non c’è. Questo è il dramma. Io da relatrice non so nulla di qual è la posizione del mio Paese come governo nel Consiglio europeo. La violenza di genere evidentemente non è considerata un tema prioritario, e pensare che ogni sei ore in Europa c’è un femminicidio. Peggio di una calamità naturale».
Visto il disinteresse dei governi, si può dire che una certa visione patriarcale sia una mancanza non solo italiana.
«Sì, e c’è una indifferenza sul tema impressionante. Oppure perché sanno che circoscrivere con chiarezza la violenza sulle donne è un tema divisivo e preferiscono evitare. Anche perché se c’è una direttiva europea e un paese membro non la rispetta scatta l’infrazione, a differenza delle convenzioni che enunciano dei principi non vincolanti».
Quali sono i paesi più ostili a questo avanzamento?
«Ungheria sicuramente, ma anche Francia e Germania hanno posto un tema tecnico per eliminare l’articolo 5, quello relativo allo stupro. La materia penale è sempre materia degli Stati, quindi ci sarebbe uno sconfinamento. Invece l’articolo 83 del Trattato menziona tra i crimini di competenza europea lo sfruttamento sessuale. Vogliamo dire che lo stupro non è una forma di sfruttamento sessuale?».
Paesi dai quali c’è invece da imparare?
«La Spagna in questo momento ha una legislazione attentissima sulla questione femminile».