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Ilaria Salis, ecco il piano per riportarla in Italia. La destra ungherese: “Vada ai lavori forzati”

Italian Ilaria Salis, 39, smiles as she appears in court, after facing charges of taking part in an anti-fascist assault on far-right militants, in Budapest, Hungary, January 29, 2024. Zsofia Szollar/Index via REUTERS ATTENTION EDITORS - THIS IMAGE HAS BEEN SUPPLIED BY A THIRD PARTY.  
Una norma europea può aprire la strada per i domiciliari nel nostro Paese. Vertice lunedì al ministero della Giustizia con i legali e il padre della donna
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BUDAPEST — «Per quanto concerne la detenzione di persone sottoposte a procedimento penale, esiste il rischio di una disparità di trattamento tra coloro che risiedono e coloro che non risiedono nello Stato del processo: in uno spazio comune europeo di giustizia senza frontiere interne è necessario adottare misure idonee perché questo non accada».

È contenuta in queste poche righe in giuridichese stretto — l’articolo 5 della Decisione quadro 2009/829 del Consiglio europeo — il futuro e dunque la vita di Ilaria Salis, l’insegnante italiana antifascista arrestata un anno fa dopo scontri con alcuni neonazisti in Ungheria, dove rischia più di 20 anni di carcere.

In quell’articolo c’è infatti la chiave tecnica per riportare la Salis in Italia, per lo meno agli arresti domiciliari. Di questo discuteranno lunedì a Roma il padre e i legali di Ilaria Salis in un incontro fissato con i ministri Antonio Tajani e Carlo Nordio.

Come ha raccontato ieri Repubblica, infatti, al ministero della Giustizi…

BUDAPEST — «Per quanto concerne la detenzione di persone sottoposte a procedimento penale, esiste il rischio di una disparità di trattamento tra coloro che risiedono e coloro che non risiedono nello Stato del processo: in uno spazio comune europeo di giustizia senza frontiere interne è necessario adottare misure idonee perché questo non accada».

È contenuta in queste poche righe in giuridichese stretto — l’articolo 5 della Decisione quadro 2009/829 del Consiglio europeo — il futuro e dunque la vita di Ilaria Salis, l’insegnante italiana antifascista arrestata un anno fa dopo scontri con alcuni neonazisti in Ungheria, dove rischia più di 20 anni di carcere.

In quell’articolo c’è infatti la chiave tecnica per riportare la Salis in Italia, per lo meno agli arresti domiciliari. Di questo discuteranno lunedì a Roma il padre e i legali di Ilaria Salis in un incontro fissato con i ministri Antonio Tajani e Carlo Nordio.

Come ha raccontato ieri Repubblica, infatti, al ministero della Giustizia sono da giorni al lavoro per scrivere un documento che “rassicuri il governo ungherese sulle modalità di esecuzione dei domiciliari in Italia”.

Per tre volte, infatti, fino a questo momento le istanze presentate dai legali di Salis, Eugenio Losco e Mauro Straini, per ottenere i domiciliari in Ungheria, prodromici al trasferimento in Italia, sono stati respinti dai giudici di Budapest per via del “pericolo di fuga”.

«Con le rassicurazioni del Governo italiano» spiega il legale ungherese della famiglia, Gyorgy Magyar, «le cose potrebbero però cambiare: mi appello per questo che lo facciano e si faccia in fretta».

Lo si sta facendo. I tecnici di via Arenula (dove è comunque in corso un dibattito acceso sul tema) ritengono che quell’articolo possa trovare applicazione, nonostante si registri un contrasto in giurisprudenza.

Per convincere gli ungheresi prepareranno questo appunto in cui spiegheranno tutte le misure di sicurezza previste in Italia in caso dei domiciliari — dall’applicazione del braccialetto elettronico, al controllo della polizia giudiziaria — dando anche la disponibilità all’Ungheria di accompagnare Salis a tutte le udienze. Insomma un impegno ufficiale che l’attivista italiana non si sottrarrà né alla misura cautelare né al processo.

Fermo restando, però, che anche i nostri tecnici sono convinti che per ottenere i domiciliari in Italia si debba passare necessariamente da quelli in Ungheria, magari in una delle sedi dell’ambasciata italiana. Non sarà facile. E soprattutto non sarà breve.

Dal momento del deposito della richiesta da parte dei legali di Ilaria, dovrà passare almeno un mese per una risposta. Di più: la questione Salis sta prendendo sempre più una piega politica in Ungheria, e questo non è un bene.

L’intervento a gamba tesa del portavoce di Orbán, Zoltan Kovacs, che ha pubblicato le fotografie dei nazisti picchiati e uno dei video nel quale la polizia ungherese ritiene di aver riconosciuto Ilaria, sono un fatto. Così come il mondo che gira attorno al premier ungherese spinge affinché il governo di Budapest non ceda alle richieste italiane.

Per dire: questo è quello che ha scritto su Twitter Laszlo Toroczkai, leader del partito di estrema destra “Patria Nostra” (Mi Hazank), la terza forza politica in Ungheria secondo gli ultimi sondaggi. «Trovo sconcertante e ributtante il fatto che nella vicenda dell’antifa terrorista italiana, pure la premier Meloni abbia chiamato Viktor Orbán deplorando che è stata portata in tribunale ammanettata. Ma in che altro modo deve essere accompagnata un verme così? In posti normali, “questi” non vanno messi in una confortevole cella carceraria ma in campi di lavoro forzato per tutta la vita». Così parlano gli “amici ungheresi”.

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