Caso Salis, l’insegnante rischia venti anni “E’ un messaggio di Budapest a tutti gli antifascisti”
dal nostro inviato Giuliano FoschiniBUDAPEST — In un gorgo di ipotesi e scenari, soltanto ieri: il ministro degli Esteri, Antonio Tajani: «Salis deve chiedere gli arresti domiciliari in Ungheria». L’avvocato Eugenio Losco: «No, continueremo a chiederli in Italia perché è un nostro diritto». Quello che in molti sembrano dimenticare è cosa rischia Ilaria Salis: più di venti anni di carcere per aver causato “ferite guaribili in otto giorni” in un caso, e in “5-6” in un altro, ad alcuni neonazisti colpiti durante degli scontri stradali. All’attivista italiana non vengono contestate infatti soltanto le lesioni, che le avrebbero causato pene molto più brevi.
Terrorista in Germania
Ma è accusata anche di fare parte di un’associazione terroristica attiva in Germania (“a Lipsia e in altre città” scrivono negli atti d’accusa gli ungheresi) che si è mossa appositamente per colpire i nazisti, “in modo da impedire loro qualsiasi ulteriore attività politica”, con tecniche di attacco prestabilite dopo uno specifico addestramento. Pe…
BUDAPEST — In un gorgo di ipotesi e scenari, soltanto ieri: il ministro degli Esteri, Antonio Tajani: «Salis deve chiedere gli arresti domiciliari in Ungheria». L’avvocato Eugenio Losco: «No, continueremo a chiederli in Italia perché è un nostro diritto». Quello che in molti sembrano dimenticare è cosa rischia Ilaria Salis: più di venti anni di carcere per aver causato “ferite guaribili in otto giorni” in un caso, e in “5-6” in un altro, ad alcuni neonazisti colpiti durante degli scontri stradali. All’attivista italiana non vengono contestate infatti soltanto le lesioni, che le avrebbero causato pene molto più brevi.
Terrorista in Germania
Ma è accusata anche di fare parte di un’associazione terroristica attiva in Germania (“a Lipsia e in altre città” scrivono negli atti d’accusa gli ungheresi) che si è mossa appositamente per colpire i nazisti, “in modo da impedire loro qualsiasi ulteriore attività politica”, con tecniche di attacco prestabilite dopo uno specifico addestramento. Peccato, però, che un processo, con relative condanne, a questa associazione (ufficialmente non ha un nome, ma è nota come Hammerbande) è stato anche fatto, in Germania. È finito la scorsa primavera a Dresda, con condanne a cinque anni (nel motivare la condanna, come ha ricordato il Manifesto, il giudice ha spiegato «che opporsi agli estremisti di destra è un motivo rispettabile» e che però la condanna doveva esserci perché «il monopolio dell’uso legittimo della forza appartiene allo Stato e non ai privati»). Ma nelle 800 pagine di documenti che la famiglia Salis ha potuto consultare non c’è mai nemmeno un riferimento a Ilaria. Com’è possibile, allora, che sulla base di un biglietto di treno comprato (secondo l’accusa esiste un’associazione perché è stata Salis a comprare i biglietti per andare a Budapest a contromanifestare) l’Ungheria arrivi a un’accusa così grave? Non sostenuta da nessuna prova, almeno evidente, visto che gli atti dell’accusa non sono stati messi a disposizione alla difesa?
Il consiglio sul patteggiamento
Nei giorni scorsi gli ungheresi avevano consigliato all’Italia di fare patteggiare la ragazza, in modo da velocizzare il rientro in Italia: peccato però che la proposta di patteggiamento era stata a 11 anni di carcere, con il divieto di accedere a misure alternative. In molti un Ungheria pensano che tutto questo non sia affatto un caso. Racconta Misi: «Punendo lei, mostrando il pugno duro verso un’Antifa italiana, Orbán vuole dimostrare prima di tutto al suo elettorato, e poi a una certa destra europea, che nella sua Ungheria non si scherza: chi tocca i nazisti deve essere punito severamente. Ma soprattutto chi arriva in Ungheria e pensa di poter muoversi liberamente, deve essere punito.
Ilaria ha due peccati capitali per Orbán: è un’attivista dei diritti ed è una straniera». Anche Misi è un attivista dei diritti. Il suo nome è nei registri della polizia ungherese perché è stato uno degli organizzatori a chiedere i permessi e dunque a prendersi la responsabilità dei cortei antagonisti che lo scorso anno hanno fronteggiato i neonazisti, arrivati in città da tutta Europa, per il giorno dell’onore, l’orrenda parata di nostalgici di Hitler che va in scena a Budapest. «Questa storia dei biglietti è assurda: ci muovevamo in gruppi ed era normare occuparsi della logistica. Come si può parlare di un’associazione?» dice Misi. Che ricorda anche un altro particolare di quei giorni: «Ci furono altri scontri: due nazisti picchiarono dei compagni, procurando loro delle ferite gravi. Furono arrestati. E dopo pochissimo, rilasciati. Erano nazisti ungheresi. Mica un’antifascista italiana…».