Sedici domande per il violenzametro: così poliziotti e carabinieri imparano ad ascoltare le donne
di diPensi che potrebbe essere capace di ucciderti o di farti del male? Ti costringe ad avere rapporti sessuali? Ti minaccia con armi? Ti minaccia di morte? Ti colpisce o ti ferisce? E ancora: con lui non ti senti al sicuro? Ti maltratta? Ti perseguita? Ma anche: ti provoca sensi di colpa? Ti isola? Ti ricatta? Ti controlla? Ti umilia? Ti sminuisce? Ti inganna? Ti ignora?
Il violenzametro dei carabinieri
Ecco, se la risposta ad uno qualsiasi di questi quesiti è sì, una donna è vittima di violenza di genere da parte del partner o dell’ex. Si chiama “violenzametro” il test che i carabinieri, sul loro sito e in tutte le loro caserme, mettono a disposizione delle donne che sono in dubbio se chiedere aiuto. Interrogativi che costituiscono anche il prontuario che l’Arma dei carabinieri ha messo a disposizione di tutti i carabinieri, di qualsiasi grado e in qualunque ufficio siano assegnati, che dovessero ritrovarsi davanti ad una sospetta violenza di genere.
Regola numero 1: davanti ad una donna …
Pensi che potrebbe essere capace di ucciderti o di farti del male? Ti costringe ad avere rapporti sessuali? Ti minaccia con armi? Ti minaccia di morte? Ti colpisce o ti ferisce? E ancora: con lui non ti senti al sicuro? Ti maltratta? Ti perseguita? Ma anche: ti provoca sensi di colpa? Ti isola? Ti ricatta? Ti controlla? Ti umilia? Ti sminuisce? Ti inganna? Ti ignora?
Il violenzametro dei carabinieri
Ecco, se la risposta ad uno qualsiasi di questi quesiti è sì, una donna è vittima di violenza di genere da parte del partner o dell’ex. Si chiama “violenzametro” il test che i carabinieri, sul loro sito e in tutte le loro caserme, mettono a disposizione delle donne che sono in dubbio se chiedere aiuto. Interrogativi che costituiscono anche il prontuario che l’Arma dei carabinieri ha messo a disposizione di tutti i carabinieri, di qualsiasi grado e in qualunque ufficio siano assegnati, che dovessero ritrovarsi davanti ad una sospetta violenza di genere.
Regola numero 1: davanti ad una donna che si presenta per chiedere aiuto portarla subito in un ambiente protetto. Poi ascoltarla con attenzione, non sottovalutare alcun elemento, non invitare mai alla ricomposizione del dissidio con il partner o ex partner, informare subito i colleghi dei reparti specializzati e l’autorità giudiziaria.
Regola numero 2: attenta valutazione del rischio anche in caso di denuncia effettuata da familiari, amici, conoscenti. Insomma, se tutti osservassero queste regole basilari, un caso come quello di Giulia Cecchettin, la cui denuncia di scomparsa da parte del padre, è stata messa da parte nelle ore che avrebbero forse potuto essere decisive per fermare Filippo Turetta, non si verificherebbe più.
Ventimila poliziotti e militari formati nel 2023
Ma la formazione di forze dell’ordine e magistrati, si sa, è uno degli anelli più deboli nella catena di contrasto alla violenza di genere. Cosa fanno veramente polizia e carabinieri per formare il loro personale a gestire in modo adeguato ed efficace i reati spia e a mettere subito in sicurezza le donne in pericolo?
Qualche numero: solo nel 2023, l’Arma dei carabinieri ha formato 10.595 militari, così suddivisi: 385 ufficiali, 2319 marescialli, 2100 brigadieri e 5791 carabinieri semplici. In polizia nel 2023 formati in 9.340 ( 3.757 agenti, 4.206 in progressione di carriera, 1005 ispettori e 372 funzionari) mentre altri 5.000 verranno formati nel 2024.
“La nostra formazione avviene a tutti i livelli – spiega il colonnello Giovanni Martucci, comandante del reparto Analisi criminologiche del raggruppamento investigazioni scientifiche a cui fa capo tutto il percorso di formazione che si svolge presso l’Istituto di Velletri – Il concetto di violenza di genere, i reati di riferimento, l’approccio alla vittima e le modalità di gestione sono i fondamentali che ormai da anni vengono impartiti già all’ingresso nell’Arma. Corsi di formazione specifica e continua sono naturalmente rivolti a chi opera nei reparti. Come si riceve la potenziale vittima, come si interviene, come si valuta il rischio, come si mette in sicurezza la vittima sono gli argomenti principali trattati da esperti del settore”.
Di supporto a tutti c’è la sezione atti persecutori del Raggruppamento investigazioni scientifiche. “ Qui si svolge attività di studio e analisi del fenomeno elaborando valutazioni sui fattori di rischio che vengono messe a disposizione di chi opera sul territorio. Strumento indispensabile per chi avesse ancora dubbi è il prontuario operativo con le migliori pratiche adottate nella gestione dei casi, aggiornato con le novità introdotte dalla riforma Cartabia e con le nuove norme sulla procedibilità d’ufficio e arresto in flagranza”. spiega ancora il colonnello Martucci.
Polizia, percorsi dedicati: obiettivo prevenire
Formazione a catena anche nei ranghi della polizia di Stato. “Già dal 2019 siamo partiti con un corso base per gli allievi, ma poi ci sono i percorsi dedicati per chi si occupa specificamente di questi reati. La nostra ottica è innanzitutto quella della prevenzione – spiega la dottoressa Rosanna Pellino dell’Ispettorato delle scuole della polizia di Stato – L’obiettivo formativo tiene in grande considerazione l’ambito criminologico e l’aspetto psicologico della violenza di genere. Il nostro personale sa che al centro di tutto c’è l’attenzione alla vittima del reato, la comunicazione con l’operatore di polizia, il modo di condurre il primo intervento, la psicologia della testimonianza. Senza sottovalutare il ruolo delle strutture assistenziali del territorio. Il sistema Scudo, in cui vengono immagazzinati i dati di tutti gli interventi, anche i più banali, in cui si possono individuare maltrattamenti, violenze in famiglia, situazioni a rischio, fornisce un fondamentale contributo. Se c’è una donna a rischio la priorità è metterla subito in sicurezza”.