La protesta cresce di giorno in giorno. E in prima linea ci sono le donne italiane, le parlamentari, le associazioni femministe. Una condanna netta contro il Consiglio europeo che vuole modificare il reato di stupro. In particolare, così ha denunciato Pina Picierno, relatrice italiana al Parlamento europeo sulla direttiva contro la violenza sulle, dal testo che sarà esaminato il 6 febbraio prossimo, «è stato eliminato l’articolo che definisce il reato di stupro come rapporto sessuale in assenza del consenso esplicito della donna».
Articolo fondamentale che discende dalla Convenzione di Istanbul, rispetto al quale però diversi paesi hanno dichiarato la loro contrarietà. Nei giorni scorsi venti tra deputate e deputati dell’intergruppo “Donne, diritti e pari opportunità”, su iniziativa di Laura Boldrini, hanno scritto alla premier Meloni chiedendole di intervenire perché il Consiglio europeo non cancelli con un colpo di spugna quanto sancito dalla Convenzione di Istanbul. «Lei è una delle poche donne nel Consiglio europeo, e poiché in diverse occasioni ha affermato di essere in prima linea nella battaglia contro la violenza di genere, la invitiamo ad adoperarsi affinché questa Direttiva non sia snaturata fino a diventare una scatola vuota. Confidiamo che non vorrà sottrarsi a questa battaglia in difesa dei diritti delle donne».
Ieri è intervenuta Valeria Valente del Pd, ex presidente della Commissione sul femminicidio del Senato: «Non possiamo in alcun modo accettare che la direttiva europea sulla violenza contro le donne venga annacquata dal consiglio, mandando a monte tutto il lavoro paziente, fatto per lunghi mesi dal parlamento, con l’obiettivo di dare finalmente concreta attuazione a tante parti della convenzione di Istanbul che restano principi astratti e condivisi, ma ancora totalmente irrealizzati in molti paesi, compresa l’Italia.
Ma, soprattutto, è partita una petizione su Change.org, lanciata dall’associazione Differenza Donna contro «uno sfregio alle donne che l’Europa non può fare». «Sono state raccolte oltre 5mila firme in meno di 16 ore. Differenza Donna, associazione che gestisce anche il 1522, sta guidando una vera rivolta europea delle associazioni femministe e dei centri antiviolenza. La petizione, che cresce di minuto in minuto, chiede che senza consenso ogni atto sessuale sia ritenuto stupro. Le associazioni auspicano che Germania e Spagna si uniscano all’Italia e riaprano negoziati, per evitare un imperdonabile passo indietro nel contrasto alla violenza sulle donne». «Non ci fermeremo» dice Elisa Ercoli, presidente di Differenza Donne «siamo pronte ad andare a Bruxelles e mostrare la forza delle donne».