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Ilaria Salis, a Strasburgo è scontro in aula. La destra: “È una criminale”. Dalla Ue avvertimento a Orbán

La commissaria McGuinness: se serve pronti a una procedura di infrazione contro l’Ungheria. Schlein: governo in grave ritardo
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STRASBURGO — «Questa criminale… », dice in aula in perfetto italiano l’eurodeputata ungherese Eniko Gyori, del partito del premier Viktor Orbán. E così, proprio all’inizio del dibattito all’Europarlamento di Strasburgo, è subito chiara la posta in gioco del caso Ilaria Salis. Non solo il destino personale di questa attivista antifascista italiana di 39 anni, da un anno in un carcere di Budapest in condizioni umilianti. Ma, di nuovo, lo Stato di diritto nell’Ungheria del sovranista filorusso Orbán, dove un’eurodeputata calpesta la presunzione di innocenza di una detenuta, il potere giudiziario appare asservito a quello politico e le condizioni delle carceri non sembrano degne di un Paese civile.

Il caso Salis, portato alla luce da Repubblica, è sbarcato dunque ieri alla plenaria di Strasburgo. Dove la Commissaria europea ai Servizi finanziari Mairead McGuinness ha usato parole molto chiare. Citando direttive e raccomandazioni, ha ricordato che sì, la condizione dei carcerati è di compe…

STRASBURGO — «Questa criminale… », dice in aula in perfetto italiano l’eurodeputata ungherese Eniko Gyori, del partito del premier Viktor Orbán. E così, proprio all’inizio del dibattito all’Europarlamento di Strasburgo, è subito chiara la posta in gioco del caso Ilaria Salis. Non solo il destino personale di questa attivista antifascista italiana di 39 anni, da un anno in un carcere di Budapest in condizioni umilianti. Ma, di nuovo, lo Stato di diritto nell’Ungheria del sovranista filorusso Orbán, dove un’eurodeputata calpesta la presunzione di innocenza di una detenuta, il potere giudiziario appare asservito a quello politico e le condizioni delle carceri non sembrano degne di un Paese civile.

Il caso Salis, portato alla luce da Repubblica, è sbarcato dunque ieri alla plenaria di Strasburgo. Dove la Commissaria europea ai Servizi finanziari Mairead McGuinness ha usato parole molto chiare. Citando direttive e raccomandazioni, ha ricordato che sì, la condizione dei carcerati è di competenza degli Stati membri, ma vanno sempre rispettati i diritti fondamentali e gli «standard minimi» di trattamento dei detenuti in attesa di giudizio, che hanno diritto di ricevere tutta la documentazione del caso nella propria lingua e non devono essere «presentati in tribunale come colpevoli».

McGuinness, forte delle conclusioni del Consiglio Ue approvate durante la presidenza finlandese nel 2019, si è espressa apertamente in favore degli arresti domiciliari in attesa del processo e, pur dicendosi disponibile a trovare una soluzione, ha avvertito che se necessario la Commissione «non esiterà a lanciare pro

(ansa)
cedure di infrazione» contro Budapest.

Il caso dunque ha varcato ufficialmente i confini dell’Italia, dove la polemica politica ieri ha visto battibeccare a distanza Giorgia Meloni e Elly Schlein. La mattina la leader del Pd ha attaccato il governo per essersi occupato del caso con «enorme ritardo» e in modo «del tutto insufficiente », e ha chiesto che Salis venga riportata in Italia, come da «decisione quadro del Consiglio europeo del 2008 e 2009»: «Salis non se ne fa nulla del dolore di Nordio». Dal Giappone la premier ha risposto così: «Non so cosa intenda Schlein sul grave ritardo, se è più brava di noi sicuramente saprà cosa fare». Schlein ha replicato a sua volta da Strasburgo, al termine di un flashmob con gli eurodeputati del Pd, definendo Salis una «cittadina europea» e attaccando: «Meloni dimentica che al governo c’è lei. La premier, che non ha le mani incatenate come Ilaria Salis, le allarga per accogliere a braccia aperte Orbán nel suo partito dei conservatorieuropei».

A dare fuoco alle polveri al dibattito di Strasburgo è stata, come detto, la sovranista di Budapest Eniko Gyori, che ha accusato Salis di aver «brutalmente aggredito» dei cittadini ungheresi, «selezionandoli casualmente in base al loro abbigliamento»:

«Questa è la persona che ci accusa di trovarsi in condizione non degne». Le forze di centrosinistra hanno criticato tutte Orbán e Meloni. Per i socialisti e democratici ha parlato Brando Benifei (Pd), che ha detto di vergognarsi del silenzio dell’esecutivo italiano e della sua sottomissione al sovranista di Budapest: «Primo ministro Orbán, l’Europa non è un bancomat, i diritti umani vengono prima di tutto». Ma anche i popolari, con il belga Tom Vandenkendelaere, hanno osservato che «c’è un problema sistematico nel sistema penitenziario ungherese».

Diversi gli accenti delle destre. Per i Conservatori (Ecr), il gruppo del partito di Meloni, è intervenuto il deputato di Fdi Pietro Fiocchi, secondo il quale il dibattito «è solo un’occasione per l’opposizione per attaccare Italia e Ungheria». Fiocchi tuttavia ha ricordato che tutti i detenuti hanno diritto a «un trattamento degno degli standard europei». Il gruppo Id a cui appartiene la Lega di Matteo Salvini si è invece fatto rappresentare da Jean-Lin Lacapelle del Rassemblement National, il quale ha definito Salis una «criminale motivata da un’ideologia di estrema sinistra ultraviolenta» che è entrata in un altro Paese armata di martello: «Se l’avesse fatto un nazionalista che cosa avrebbe detto l’Ue?».

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