Cronaca

“Un onore e un privilegio che venga a parlare con i detenuti”, le scuse del capo delle carceri Russo a Giuliano Amato

“Un onore e un privilegio che venga a parlare con i detenuti”, le scuse del capo delle carceri Russo a Giuliano Amato
(agf)

Nelle celle ci sono 60.814 detenuti, è accaduto cinque volte in 25 anni di superare il tetto delle 60mila presenze, 400 in più al mese. Aumenta il rischio di un richiamo della Cedu. “Inspiegabile” il numero dei suicidi.

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ROMA - Innanzitutto le “scuse” a Giuliano Amato. Davanti alla commissione Giustizia della Camera, dove lo hanno chiamato le opposizioni, le offre all’ex presidente della Consulta il capo delle carceri italiane, l’ex procuratore aggiunto della Direzione nazionale Antimafia Giovanni Russo. Partiamo da qui allora per sentire la sua versione rispetto all’incontestabile sgarbo fatto ad Amato che, con la giornalista Donatella Stasio, ha scritto il volume “Storie di diritti e di democrazia. La Corte costituzionale nella società”. Martedì avrebbe dovuto essere presentato anche nel carcere di San Vittore al gruppo di detenuti “Costituzione viva”. Ma proprio la mattina, senza alcun preavviso, ecco l’altolà del direttore Giacinto Siciliano al Garante dei detenuti Francesco Maisto con una motivazione del tutto burocratica e incomprensibile: l’evento, dicevano da Roma, non era inserito nel programma di formazione dei detenuti. Un evidente sgarbo a chi, come Amato e Stasio, ex portavoce della Consulta, sono stati protagonisti del Viaggio della stessa Corte nei penitenziari italiani, da cui è stato tratto anche il docu-film di Fabio Cavalli “Viaggio nelle carceri”, proiettato in Italia e all’estero.

Adesso il direttore del Dap Giovanni Russo si giustifica parlando solo di “un fraintendimento sui tempi". E dice davanti alla commissione: “L'amministrazione penitenziaria ritiene un onore, un privilegio, avere il presidente Amato che venga a parlare negli istituti, con i detenuti, con la polizia penitenziaria”, ma “c'è stato solo un fraintendimento sui tempi". E poi entra nei dettagli come aveva già fatto in una nota martedì sera, ma a molte ore dalla comunicazione informale. Già questa un’evidente sottovalutazione del gesto compiuto. Dice ora Russo: “Ho appreso che una verifica preventiva delle attività, che ho preteso venga fatta quando si inserisce un evento di questo tipo, era stata fatta dal Garante locale, ma non me ne era stata data evidenza, e mi scuso se c'è stata negligenza da parte nostra. Io sono stato informato solo cinque giorni prima del fatto che questa attività era pronta e, come ho fatto sempre, ho chiesto di rinviarla per consentire a me e agli altri soggetti politici a cui io do informazione scritta di questi eventi, di farlo".

E dunque di un controllo “politico” si è trattato. Si apprende adesso che sono passati ben cinque giorni da quando Russo ha appreso la notizia della presentazione del libro in carcere a quando il divieto è stato comunicato ai diretti interessati. Non solo, Russo parla di “altri soggetti politici” che egli stesso doveva informare e che evidentemente dovevano a loro volta dare il via libera.

Il Guardasigilli Carlo Nordio, in una nota di agenzia, martedì sera ha parlato solo di un “rinvio dovuto esclusivamente a difficoltà organizzative perché la presenza di personalità così qualificate e numerose all'interno dell'istituto penitenziario richiede un potenziamento di interventi che deve essere adeguatamente programmato". Se era, come dice Russo, “un onore e un privilegio” ospitare Amato e Stasio a San Vittore per parlare di Costituzione non si riesce a comprendere, e né Nordio né Russo lo dicono, quali mai verifiche e controlli dovessero essere fatti sull’ex presidente della Consulta che, proprio con Stasio, ha seguito il lungo viaggio nelle carceri ed è già stato a San Vittore per incontrare i detenuti del gruppo “Costituzione viva” che ha anche scritto articoli per la Stampa.

Le carceri esplodono

Se su Amato le informazioni sono discutibili e incerte, non va meglio con la drammatica situazione delle carceri, che ha portato la presidente di Nessuno tocchi Caino Rita Bernardini - che conosce le patrie galere da oltre trent’anni, quando ci entrava e faceva battaglie con Marco Pannella - a iniziare un nuovo sciopero della fame, giunto ormai al sedicesimo giorno. Bernardini trova sconcertanti le notizie sui numeri fornite da Russo e già vede “un trend che ci porterà a fine anno agli stessi livelli per i quali nel 2013 fummo condannati dalla Cedu per i sistematici trattamenti inumani e degradanti. Per non parlare del numero dei suicidi dei detenuti che, per la frequenza di questi primi 40 giorni del 2024, rischia di superare ogni record italiano ed europeo”. Bernardini lamenta che alla Camera la conferenza dei capigruppo, proprio oggi, non abbia dato la corsia preferenziale e l’urgenza alla proposta di legge sulla “liberazione anticipata speciale” di Roberto Giachetti di Iv, anche lui in sciopero della fame.

Numeri, quelli dei già 15 suicidi a gennaio, che Russo invece ritiene “inspiegabili”, e che minimizza per la presenza dei detenuti. Eccolo argomentare: “Abbiamo un incremento di circa 400 detenuti ogni mese, a oggi giunti a 60.814. Di questi circa 43mila sono comuni, gli altri si dividono tra alta sicurezza e 41 bis”. Poi ammette che “negli ultimi 25 anni solo in altre 5 occasioni sono stati superati i 60 mila”. Poi minimizza di nuovo, “siamo ancora lontani dalla soglia che fece scattare la sentenza Torreggiani che ordinò all'Italia di rimuovere le condizioni di sovraffollamento". Stiamo parlando della Corte di Strasburgo. Ma 400 detenuti al mese moltiplicati per un anno fa 4.800 persone. E quando la Cedu ci punì con una multa salatissima i detenuti erano 67mila. Quindi ci stiamo avvicinando paurosamente proprio a quel tetto già per quest’anno.

Quanto ai suicidi Russo li racconta così: “C'è un trend che in questo primo scorcio del 2024 ha mostrato una tendenza al rialzo, che per noi è inspiegabile rispetto ai dati che abbiamo". E già, evidentemente qualcosa non va nelle prigioni, ma qualcuno dovrebbe cercare di capire perché...

Le case di reinserimento sociale

L’unico spiraglio, che Riccardo Magi di +Europa vede positivamente, sta nel riferimento di Russo a una soluzione come quella proposta proprio da lui, dal Pd e da Avs per creare le Case di reinserimento sociali per detenuti sotto un anno di pena da scontare. Una soluzione che potrebbe alleggerire le patrie galere. Mentre Russo rivela anche il possibile accordo con l’Albania per mandare lì i detenuti arrestati in Italia ma con quella nazionalità che potrebbero scontare la pena nel proprio Paese, non in cambio di soldi come avviene in Inghilterra con 34 euro a testa, ma in cambio di una formazione professionale.

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