Sugli arresti domiciliari per Ilaria Salis – come, dove e quando scontarli – è ancora scontro. Con la famiglia e i legali italiani dell’antifascista monzese di 39 anni reclusa da un anno nel carcere di massima sicurezza di Bucarest a volerli in Italia e il ministro degli Esteri Antonio Tajani che anche oggi nell’informativa al Senato sul caso della detenuta ritratta in manette e guinzaglio dice: «L'unica per noi percorribile, per un reato commesso in uno Stato membro dell'Unione europea, è quella delle regole. E le regole europee prevedono che per chiedere gli arresti domiciliari in Italia, devi prima chiederli e ottenerli nel Paese che esercita la giurisdizione».
«A chi grida "Riportate Ilaria in Italia!", chiederei a quale soluzione stia pensando. Siamo pronti ad accettare suggerimenti», argomenta Tajani. Che poi attacca le opposizioni: «È paradossale che chi si erge ogni giorno a difensore dell'autonomia della magistratura chieda ora a noi di fare pressioni affinché il governo ungherese influenzi le determinazioni dei giudici. Un cortocircuito che alimenta tensioni e polemiche, ma che non fa il bene della signora Salis».
E in aula sono scintille. «Com'è possibile che l'ambasciata sapesse di un trattamento così inumano come quello di Salis in catene e il ministro no? non è stato informato? sarebbe grave. Sapeva e ha ritenuto di non dover fare nulla? sarebbe ancora più grave», attacca Laura Boldrini (Pd). «Ministro, lei sa e sapeva entrando In quest'aula che il giudizio sulla sua informativa sarebbe dipeso dalla possibilità di pronunciare una frase semplicissima: abbiamo fatto tutto ciò che si poteva. Lei quella frase non l'ha pronunciata. Ed ha fatto bene perché sarebbe stata una menzogna», accusa Andrea Orlando (Pd).
Impossibile per il governo italiano chiedere al governo amico di Orbán di far scontare alla detenuta i domiciliari in Italia. «Il ministro Nordio – ha spiegato il titolare della Farnesina in Aula – ha rilevato che un'interlocuzione epistolare tra un dicastero italiano e un organo giurisdizionale straniero sarebbe irrituale e irricevibile. La decisione sullo stato di libertà dell'indagato compete solo al giudice ungherese. Se il documento richiesto fosse una semplice spiegazione, il magistrato ungherese potrebbe rispondere che già conosce la nostra legge. Se invece fosse una surrettizia richiesta di convertire la custodia cautelare in carcere in arresti domiciliari, allora sarebbe un'interferenza».
D’altra parte, i legali di Salis però ancora non hanno fatto domanda di domiciliari in Ungheria. Pesano, su questa scelta, i dubbi relativi alla scelta di un domicilio, dove i genitori anche dovrebbero trasferirsi per assistere la loro figlia, e della sicurezza del luogo prescelto. Un’ipotesi che anche il presidente del Senato, Ignazio La Russa, aveva avanzato in un colloquio privato con Roberto Salis – e cioè l’ambasciata italiana in Ungheria – è stata scartata.
"Quali sarebbero i problemi di sicurezza? Avete paura ci siano neonazisti in Ambasciata?" , accusa Peppe Provenzano (Pd) puntando il dito contro il governo. «Il ministro Nordio – ha ricordato Tajani – ha illustrato le ragioni di diritto e di fatto per cui la richiesta di sostituzione della misura cautelare presso l'ambasciata italiana non è possibile. L'ambasciata non è luogo idoneo all'esecuzione di misure coercitive. Non ha né la struttura né la legittimazione a sostituirsi ad un domicilio privato come luogo di detenzione: servirebbero molti più carabinieri». «Nell'ambasciata – ha aggiunto il vicepremier – ci sono carte segrete: non è possibile avere un detenuto libero in giro. Non è una casa privata: c'è un problema di sicurezza nazionale».
Oltre al futuro c’è il passato. Mesi, ormai 12 in tutto, in cui il caso Salis è stato per buona parte silenziato se non ignorato. Fino a quando non sono stati Ilaria stessa e suo padre a denunciare le condizioni detentive «inumane e degradanti».
Tajani però, rivendicando che «l’Italia è la culla del diritto, la patria di Cesare Beccaria», racconta la sua versione: «Per ciascun detenuto (sono 2.400 gli italiani reclusi all’estero, ndr), indipendentemente dal merito della loro situazione giudiziaria, ci adoperiamo per fornire assistenza e garantire il rispetto della dignità e dei diritti fondamentali. Così abbiamo fatto, fin dal primo giorno, per il caso Salis, ben prima che diventasse oggetto di polemiche politiche». Polemiche che, secondo il ministro degli Esteri che cita i casi di Alessia Piperno e Patrick Zaki (che hanno comunque avuto un’eco internazionale e sui media, «non aiutano Ilaria Salis».
L’opposizione però non ci sta: «Lei, ministro Tajani, ha citato Cesare Beccaria ma mi sembra che sul vostro vessillo abbiate messo Don Abbondio», dice Orlando.
Per il vicepremier, nel caso Salis, è stata «l'azione di sensibilizzazione condotta dalla nostra diplomazia nei confronti delle autorità ungheresi» a far ottenere a Ilaria «un miglioramento delle condizioni detentive, dalla concessione dell'ora d'aria alle condizioni igieniche e all'effettiva ricezione del denaro inviatole. Come lei stessa ha confermato in una lettera del 24 marzo scorso».
«Anche durante la seconda visita consolare in carcere, svoltasi il 5 aprile, il personale dell'Ambasciata ha consegnato alla signora Salis un pacco con indumenti e generi di prima necessità e ha nuovamente parlato con lei del suo stato di salute e delle condizioni detentive», spiega il vicepremier, che aggiunge: «In una lettera del 19 aprile la signora Salis ha informato l'Ambasciata di essere stata spostata, il 13 aprile, in una cella più spaziosa e condivisa con altre due detenute».
Infine, «in vista della prima udienza processuale e considerando quindi la chiusura delle indagini», quando ormai è il 22 gennaio 2024 e sono passati 11 mesi dall’arresto, Tajani rivendica che «in occasione del Consiglio Affari Esteri dell'Unione Europea, ho sollevato il caso con il ministro degli Esteri ungherese. A lui ho sottolineato che la signora Salis lamentava di avere difficoltà nell'accesso agli atti processuali tradotti e ai video prodotti come prova a suo carico. Ho ricordato che la detenuta era stata lungamente sottoposta ad un regime di custodia cautelare che ne aveva limitato fortemente le possibilità d'interazione con l'esterno. E ho sottolineato che il Governo italiano esige il rispetto dei diritti e delle garanzie previste dalle norme europee, in sintonia con la nostra civiltà giuridica. Ho inoltre sottolineato l'auspicio di una revisione del regime di custodia cautelare. concedendo alla detenuta misure alternative».