Da Al Sisi a Renzi la lista dei testimoni al processo Regeni in Corte d’Assise
di Giuliano FoschiniOggi comincerà a Roma il processo ai quattro presunti assassini, sequestratori e torturatori di Giulio Regeni. E questa è sicuramente «una buona notizia» come hanno detto i genitori del ricercatore italiano ucciso al Cairo nel gennaio del 2016, Paola e Claudio: dopo anni di depistaggi, bugie e mancata collaborazione da parte del governo egiziano, il poter far partire un processo sembrava un obiettivo irraggiungibile. La cattiva notizia, però, è che per riuscire a raggiungere il «punto di arrivo: la verità, la completa verità», per usare sempre le parole dei Regeni, è necessario uno sforzo della politica, quello che fino a questo momento è mancato. Sempre.
Per poter ricostruire cosa è accaduto a Giulio Regeni in quei dieci giorni al Cairo - dal 25 gennaio, quando fu rapito, al 3 febbraio, quando fu ritrovato il suo cadavere - è necessario infatti che i testimoni che hanno parlato nel corso delle indagini preliminari, vengano a Roma per ribadire quello che hanno visto. È necessario che…
Oggi comincerà a Roma il processo ai quattro presunti assassini, sequestratori e torturatori di Giulio Regeni. E questa è sicuramente «una buona notizia» come hanno detto i genitori del ricercatore italiano ucciso al Cairo nel gennaio del 2016, Paola e Claudio: dopo anni di depistaggi, bugie e mancata collaborazione da parte del governo egiziano, il poter far partire un processo sembrava un obiettivo irraggiungibile. La cattiva notizia, però, è che per riuscire a raggiungere il «punto di arrivo: la verità, la completa verità», per usare sempre le parole dei Regeni, è necessario uno sforzo della politica, quello che fino a questo momento è mancato. Sempre.
Per poter ricostruire cosa è accaduto a Giulio Regeni in quei dieci giorni al Cairo - dal 25 gennaio, quando fu rapito, al 3 febbraio, quando fu ritrovato il suo cadavere - è necessario infatti che i testimoni che hanno parlato nel corso delle indagini preliminari, vengano a Roma per ribadire quello che hanno visto. È necessario che tutto il paziente lavoro del procuratore aggiunto Sergio Colaiocco, dei carabinieri del Ros e dei poliziotti dello Sco, venga ribadito e confermato in un’aula di tribunale. Non sarà facile: e non perché le prove non siano granitiche, come invece appaiono. Ma perché circa l’80 per cento dei testimoni si trova in Egitto. E dunque il governo di Al Sisi dovrebbe consentire la notifica degli atti, con gli avvisi a comparire. E l’espatrio dei principali protagonisti della storia.
Sarà quindi una sfida prima di tutto diplomatica. Difficilissima visto che Il Cairo fino a oggi ha negato ogni collaborazione: il processo ai quattro imputati può cominciare soltanto grazie a una sentenza della Corte costituzionale che, davanti al mancato aiuto dell’Egitto, ha stabilito che un processo in casi particolari può cominciare anche senza la notifica degli atti agli imputati. «Le norme costituzionali che indicano le basi del giusto processo sono completamente omesse – aveva scritto la Consulta - perché in mancanza di una disciplina che consenta di procedere in assenza dell’imputato quando il suo stato di appartenenza non cooperi con il giudice terzo e imparziale, tutte le norme sul giusto processo sono rese vane svuotate di contenuto. Non vi è processo più ingiusto di quello che non si può instaurare per volontà di un’autorità di governo.… Perché ripugna al senso comune di giustizia che un fatto così grave non possa essere oggetto di un processo» avevano scritto.
Gli imputati sono i colonnelli della national security, il servizio segreto civile egiziano, Husan Helmi, Athar Kamel Mohamed Ibrahim, il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif e il generale Tariq Sabir. Ma a finire alla sbarra saranno inevitabilmente anche i comportamenti del governo di Al Sisi, la violazione sistematica dei diritti civili, un riflettore accesso dall’Europa su un sistema verso il quale troppe volte si è girata la testa. In aula sarà chiamato a rispondere anche lo stesso presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, citato dall’avvocato di parte civile, Alessandra Ballerini insieme con gli ex premier Matteo Renzi e Paolo Gentiloni. Non saranno i soli politici che verrà chiesto alla corte di interrogare: tra gli altri ci sono l’ex ministro Marco Minniti, i tre capi dei servizi segreti che si sono succeduti nel tempo e l’allora segretario generale della Farnesina, Elisabetta Belloni e dell’ad dell’Eni, Claudio Descalzi. Costituita parte civile, accanto alla famiglia Regeni, ci sarà anche la presidenza del Consiglio. La decisione era stata presa dal governo Draghi e poi ribadita da quello Meloni.