Al cinema col bebè nel passeggino. “Finalmente anche noi, neo genitori, ci godiamo il film in sala”
di Maria Novella De LucaROMA – «Samuele ha sei mesi e questa è la prima volta che torno al cinema. Avere un figlio è una rivoluzione ma perché negare che ci sente anche terribilmente sole? Ho visto un film bellissimo, ho potuto scaldare il biberon e in sala nessuno si lamenta se un bambino piange. Sembra incredibile, sembra un altro mondo». Giulia Giorgini, 35 anni, coraggiosissima, è arrivata da Acilia, periferia Sud di Roma, vuol dire un paziente viaggio con autobus e metro nell’incubo apocalittico del traffico metropolitano. «Ne valeva la pena, tornerò martedì prossimo, mi sono sentita accolta». Allons enfants: metti quaranta neonati e quarantacinque genitori nel foyer di un cinema e sembra che la crescita zero sia altrove. Il più piccolo, Leo, ha 13 giorni, la più grande, Olivia, ha un anno e mezzo, il film è Past lives, viaggio sentimentale e premiatissimo firmato dalla regista coreana-canadese Celine Song.
Undici del mattino al Troisi, nel cuore di Trastevere, la grande sala ricostruita e rilanciata da…
ROMA – «Samuele ha sei mesi e questa è la prima volta che torno al cinema. Avere un figlio è una rivoluzione ma perché negare che ci sente anche terribilmente sole? Ho visto un film bellissimo, ho potuto scaldare il biberon e in sala nessuno si lamenta se un bambino piange. Sembra incredibile, sembra un altro mondo». Giulia Giorgini, 35 anni, coraggiosissima, è arrivata da Acilia, periferia Sud di Roma, vuol dire un paziente viaggio con autobus e metro nell’incubo apocalittico del traffico metropolitano. «Ne valeva la pena, tornerò martedì prossimo, mi sono sentita accolta». Allons enfants: metti quaranta neonati e quarantacinque genitori nel foyer di un cinema e sembra che la crescita zero sia altrove. Il più piccolo, Leo, ha 13 giorni, la più grande, Olivia, ha un anno e mezzo, il film è Past lives, viaggio sentimentale e premiatissimo firmato dalla regista coreana-canadese Celine Song.
Undici del mattino al Troisi, nel cuore di Trastevere, la grande sala ricostruita e rilanciata da Valerio Carocci e i ragazzi del “Cinema America” nel 2021, con una scommessa ardita e vincente, è affollata di carrozzine e passeggini. È il giorno di “Cinemini”, cinema-nido per genitori, nonni, baby sitter: film di prima visione per “grandi” dove però si possono portare in sala anche i più piccoli dei piccoli. Audio ridotto, luci soffuse e “pianto libero”, perché spiega Carocci, presidente della Fondazione “Piccolo America”, «volevamo dare ai neo genitori che per mesi e mesi sono costretti a rinunciare al cinema, la possibilità di vedere i film di prima visione, portando con sé anche i bambini, così abbiamo cercato di creare un ambiente adatto a entrambi».
Il successo è stato immediato, presenze triplicate nel giro di una settimana, testimonianza di quanto nel deserto delle nascite sia grande il bisogno di incontrare altre madri e altri padri, di fare rete, di «spezzare la solitudine dei mesi che seguono al parto», raccontano Chiara Morellato e Andrea Vignali, arrivati dal Pigneto, Roma Est, con Leo, secondo figlio, tredici giorni. «Ci vuole un coraggio enorme per fare dei figli oggi, non è un mondo a misura di bambino, ci sono sempre più luoghi dove chiedono espressamente di non portare neonati, se non hai nonni o baby sitter l’alternativa è rimanere chiusi in casa. Qui nessuno protesta se si sente un pianto, una voce. Una grande serenità».
Crescita zero ma bebè no grazie, la società adultocentrica non vuole essere disturbata, gli spazi dove condividere le generazioni si restringono, scompaiono. Al Troisi invece la filosofia è alla rovescia: allons enfants, porte aperte a carrozzine e passeggini. Il prezzo del biglietto è quello della programmazione normale e naturalmente pagano soltanto gli adulti.
Entrando nella sala in penombra, alcune mamme passeggiano con piccoli in braccio, qualcuna allatta, la tranquillità però è assoluta. Quiete e pace. Francesca Finelli e Alfredo Lembo hanno portato Olivia: nella platea di neonati lei è grandissima, un anno e due mesi. «All’inizio era curiosa, poi si è addormentata, l’audio non l’ha disturbata e noi siamo riusciti a vedere questo film a cui tenevamo molto. In quattordici mesi è la seconda volta che andiamo al cinema, un’emozione».
Uscire, condividere, confrontarsi. Sara fa la maestra ed è mamma single di Lorenzo, sei mesi. «Dopo il parto ho avuto una depressione, ho scelto di far nascere Lorenzo senza un compagno, lui c’era ma poi è finita, non pensavo fosse così dura. Vengo da lontano, un’ora e mezza di viaggio, avevo paura di non farcela, invece i ragazzi qui mi hanno aiutato con la carrozzina, mi hanno sorriso, mentre prendevo un caffè sono diventata amica di un’altra mamma. Ho pianto guardando Past lives, parla di amori antichi. Dopo tanti mesi mi sono sentita meno sola». Superare il baby blues, anche questa è una sfida.
La ricetta è semplice, genitori e figli neonati insieme, eppure sembra una piccola-grande rivoluzione. Oltre al Troisi soltanto un altro paio di cinema in Italia si sono aperti all’esperienza nido. Giulia ha 31 anni, si sta specializzando in pediatria, Alba, cinque mesi, è la sua prima figlia: «Quanti bambini, non capita mai di vederne tanti tutti insieme e così piccoli. Stiamo ricominciando a fare figli?». No, la demografia è in picchiata, per questo i neo genitori si sentono assediati mentre il baby mondo si assottiglia.
Linda è norvegese e il suo biondissimo bambino ha sette mesi. Dice di essersi ispirato a lei Valerio Carocci (insieme alle sue collaboratrici) nell’ideare “Cinemini”, ultima tra le tante iniziative di questo polo culturale multiforme, con un’aula studio aperta 24 ore al giorno. «A Oslo - racconta Linda - c’è un cinema esattamente come così, in Norvegia a differenza dell’Italia è naturale portare i piccoli ovunque, qui è un problema anche allattare in pubblico». Infatti. Per questo il cinema-nido avrà successo. Basta ascoltare Patrizia e Brizio una coppia di spettatori anziani capitati per caso alla baby-mattinata: «Che emozione sentire tutte quelle voci di neonati». L’inizio e l’autunno della vita si sono incrociati.