Se fosse un romanzo, un perfetto, glitteratissimo e infelice romanzo glocal, la scena da cui partire non è l’ultima — lui che lascia la mega-casa comune una domenica sera di febbraio (gli eventi più tristi accadono di domenica) — né la prima, quella dove lui, ancora solo un cantante rap nemmeno trentenne, canta con J-Ax «Il cane di Chiara Ferragni ha il papillon di Vuitton / ed un collare con più glitter di una giacca di Elton John».
Il pomeriggio dopo la bufera
La scena da cui partire è una scena da niente, è il pomeriggio qualunque dopo la bufera — lei che nella mega-casa, l’immobile invidiato e dagli interni freddi, raggelanti, si siede sul divano e si lascia fotografare come fa da una vita, però con l’aria di chi non ci crede più, o ci crede poco pochissimo, rispetto a quanto ha dovuto crederci prima. Non ci crede più granché nemmeno chi scatta la foto, forse, e poi la posta, per una platea che è scesa di decine di migliaia di seguaci. Pochi, rispetto ai 29 milioni un po’ veri un…
Se fosse un romanzo, un perfetto, glitteratissimo e infelice romanzo glocal, la scena da cui partire non è l’ultima — lui che lascia la mega-casa comune una domenica sera di febbraio (gli eventi più tristi accadono di domenica) — né la prima, quella dove lui, ancora solo un cantante rap nemmeno trentenne, canta con J-Ax «Il cane di Chiara Ferragni ha il papillon di Vuitton / ed un collare con più glitter di una giacca di Elton John».
Il pomeriggio dopo la bufera
La scena da cui partire è una scena da niente, è il pomeriggio qualunque dopo la bufera — lei che nella mega-casa, l’immobile invidiato e dagli interni freddi, raggelanti, si siede sul divano e si lascia fotografare come fa da una vita, però con l’aria di chi non ci crede più, o ci crede poco pochissimo, rispetto a quanto ha dovuto crederci prima. Non ci crede più granché nemmeno chi scatta la foto, forse, e poi la posta, per una platea che è scesa di decine di migliaia di seguaci. Pochi, rispetto ai 29 milioni un po’ veri un po’ no che restano, ma è una tragedia lo stesso. Se fossi capace di scriverlo, questo romanzo glitterato, direi che l’emozione più interessante è la tristezza che arriva come un fiato amaro da queste fotografie — le più in posa di sempre, con i commenti bloccati, o con la mamma di lei che commenta e mette cuori.
Il crollo della neofamiglia
Perché quando crolla la neofamiglia bisogna ancorarsi, come vuole la buona vulgata domestica italiana, alla famiglia d’origine, agli affetti veri. Quasi che non lo siano i più recenti, una parentesi esistenziale che si oblitera modificando la foto profilo. Chiara l’ha già fatto, Fedez non ancora. “Vorrei ma non posto”, diceva il titolo della canzone in cui citava ironicamente la madre dei suoi due figli nemmeno troppo lungi dal diventare tale. È iniziato tutto l’altroieri, un matrimonio durato poco più di cinque anni, una storia non molto più lunga. Che sembra invece lunghissima: perché ipernarrata, ogni passo, passaggio, ogni stagione, ogni Natale, il lato romantico e stupito, il lato sexy, le immagini seminudi pronti a fare l’amore, i pigiami larghi e griffati del relax, i viaggi, gli abbracci, la sala parto, la vita da genitori, la vita da genitori che restano fidanzati e restano sexy e fanno l’amore, la vita se uno dei due si ammala, i figli che gattonano, i padri che tornano dall’ospedale e piangono, le madri che ridono dopo la tempesta con gli occhi tristi.
La storia glitterata e funesta
Storia prima felice poi dolentissima e funesta, direbbe il titolo possibile se il romanzo glitterato fosse davvero scrivibile: la verità è che si è scritto da solo senza scriversi, la trama è nella testa di tutti, soprattutto in quella di chi, in queste ore, vuole convincersi di essere indifferente o immune. Perché il feuilleton social ci ha costretto a essere lettori-spettatori, non c’è puntata che non abbia creato orizzonti d’attesa — nel bene e nel male, nella benevolenza e nella malevolenza — in un un’accolita vasta di follower, trasversale anagraficamente: dalle ragazzine che una volta, in una scuola media, mi hanno manifestato il desiderio di diventare da grandi Chiara Ferragni all’hater attempato/a che, dopo il caso pandori e falsa beneficenza, si è accanito/a con violenza sulla diva. E magari l’aveva a suo tempo esaltata come esempio, frivolo e forzuto, di autodeterminazione: inventrice di un mestiere indefinibile che, prima di lei, esisteva meno. O forse, non esisteva proprio.
Fortune e guai di Sanremo
Fatto è che, saldandosi alla figura battagliera del rapper, ponendo le basi della fusione in Ferragnez, Chiara che sul palco dell’Ariston — nel momento più enfaticamente celebrativo della sua carriera — da del tu a sé stessa bambina è diventata una coautrice del suo romanzo glitterato. E lì sono cominciate diverse fortune e imprevedibili guai. Lui che a Sanremo le fa ombra e la fa arrabbiare baciando Rosa Chemical, lui che litiga con tutti, anche quel Luis Sal per cui si dice abbia un debole. Lui che le porta in casa le sue sfide e le sue insofferenze di (per citarlo) comunista col Rolex, offrendole abiti (o maschere) e istanze politiche. Diventate infine boomerang: se il dichiarato anti-melonismo ha irritato la premier e i suoi scherani, vendicativi al momento in cui scoppiava la bolla della vita-dorata-e-giusta. Bolla di sapone.
Un amore a metà tra Balzac e Vanzina
Bello e turbolento, a ogni modo, e densissimo questo grande romanzo che tiene insieme Balzac e Vacanze di Natale — l’esibizionismo dell’arricchito, le scarpiere e gli hotel sei stelle; che mescola qualche lacrima dickensiana ai manuali di self-help — il farsi da sé, la fragilità che diventa forza, la malattia e la rinascita. Ma c’è anche un po’ di Grande Gatsby — la tabella di marcia serratissima verso la gloria, un percorso dal niente al tutto al pericolo del quasi niente, le feste faraoniche e la desolazione del dopo, la spettrale finta allegria dell’ultimo capodanno: lei e lui che fanno il countdown in anticipo davanti al maxischermo in un salotto gelido. Dieci, nove, otto. Buon anno! È finita. Forse. Lui, nullatenente, si salva lasciando lei? Lei si salva, compatita, ricominciando senza di lui? Adesso, comunque, pensatevi liberi. ©RIPRODUZIONE RISERVATA