Scuola, la rivolta di pedagogisti, insegnanti e attori: “Stop al colpo di mano” sulle pagelle alla primaria
di Ilaria VenturiÈ arrivata con un emendamento la controriforma delle pagelle alla primaria firmata dal governo Meloni. E ha fatto infuriare il mondo della scuola. "Stop al colpo di mano sulla valutazione" è la petizione lanciata dal pedagogista Daniele Novara e dal maestro Alex Corlazzoli in cui si chiede al ministero all’Istruzione e al suo ministro Giuseppe Valditara di aprire un “serio confronto sui metodi valutativi in modo da portare anche la scuola italiana nel 2024 e non farle fare salti nel passato”. Dunque di tornare sui propri passi, prima che il Ddl 924-bis sul voto in condotta alle superiori, dove è contenuto anche il ritorno nelle pagelle delle elementari dei giudizi sintetici (da insufficiente a ottimo), diventi legge.
Una scelta voluta da FdI, giustificata dal ministro Valditara con l’esigenza di semplificare le pagelle (“Come fa un genitore o un bambino a capire che 'in via di prima acquisizione' vuol dire insufficiente?”). Ma che non piace nelle aule e fuori. Insorge il Pd, protesta…
È arrivata con un emendamento la controriforma delle pagelle alla primaria firmata dal governo Meloni. E ha fatto infuriare il mondo della scuola. "Stop al colpo di mano sulla valutazione" è la petizione lanciata dal pedagogista Daniele Novara e dal maestro Alex Corlazzoli in cui si chiede al ministero all’Istruzione e al suo ministro Giuseppe Valditara di aprire un “serio confronto sui metodi valutativi in modo da portare anche la scuola italiana nel 2024 e non farle fare salti nel passato”. Dunque di tornare sui propri passi, prima che il Ddl 924-bis sul voto in condotta alle superiori, dove è contenuto anche il ritorno nelle pagelle delle elementari dei giudizi sintetici (da insufficiente a ottimo), diventi legge.
Una scelta voluta da FdI, giustificata dal ministro Valditara con l’esigenza di semplificare le pagelle (“Come fa un genitore o un bambino a capire che 'in via di prima acquisizione' vuol dire insufficiente?”). Ma che non piace nelle aule e fuori. Insorge il Pd, protesta la Flc-Cgil e il mondo dell’associazionismo che si occupa di scuola. E curiosamente, su un tema caro all’attrice Carlotta Natoli, docente di recitazione, firmano l’appello tanti suoi colleghi del cinema.
Le adesioni all’appello
Le adesioni all’appello sono di peso. A partire dai tanti pedagogisti - Giovanni Bonaiuti, Paolo Ferri, Ivano Gamelli, Claudio Girelli, Monica Guerra, Raffaele Mantegazza, Paola Nicolini, Elisabetta Nigris, Donatella Savio, Ira Vannini – dagli psicologi e psicoterapeuti come Anna Oliverio Ferraris, Alberto Pellai, Silvia Vegetti Finzi, Domenico Barillà. Firmano la sociologa Chiara Saraceno, insegnanti e presidi, ma anche il sindaco di Verona Damiano Tommasi, Agostino Burberi (presidente della fondazione Don Lorenzo Milani), Anna D’Auria, segretaria nazionale del Movimento di Cooperazione Educativa, la segretaria della Flc-Cgil Gianna Fracassi e Michele Gagliardo, responsabile per la formazione di Libera. Con le voci del mondo della scuola anche gli attori, una trentina tra cui Stefano Accorsi, Sonia Bergamasco, Alessandro Bergonzoni, Pierfrancesco Favino, Beppe Fiorello, Anna Foglietta, Claudia Gerini, Fabrizio Gifuni, Edoardo Leo, Carlotta Natoli, Claudia Pandolfi, Moni Ovadia e Luca Zingaretti.
“La scuola deve andare avanti e non indietro, gli alunni hanno bisogno di una scuola al passo con i tempi”, afferma Daniele Novara. “È strano ed eccentrico tornare indietro senza nemmeno una verifica rigorosa e scientifica di ciò che è stato introdotto, ovvero una valutazione senza voti basata su un approccio non giudicante ma narrativo, capace di condensare gli apprendimenti in avanzamento degli alunni”.
La petizione viaggia su Change.org. E raccoglie lo scoramento degli insegnanti e di tanti presidi che si vedono cambiare per l’ennesima volta (almeno otto da quando nel 1926 furono ufficialmente introdotte le pagella, quattro dal 2008) il sistema di valutazione.
"Valutare significa dare valore”, si legge nella petizione. “La valutazione ha la finalità più ampia di dare valore al percorso di apprendimento di ogni singolo alunno che deve tener conto del contesto da cui proviene, dello stato di partenza, delle difficoltà incontrate (la mancata continuità didattica, ad esempio, dovuta al precariato) a causa della stessa scuola. Valutare non è di certificare, attestare, rendicontare ma “descrivere” il cammino umano e pedagogico di uno studente”.
"Un passo indietro”
"Come insegnante e formatrice avverto un senso di fallimento”, spiega alla Dire Cristina Ansuini, docente all'istituto comprensivo Dante Alighieri di Roma. “Il percorso per arrivare a questa nuova valutazione è stato complesso e faticoso. Ma era la strada giusta: l'obiettivo era dare una valenza formativa al percorso, senza focalizzarsi sul voto. Da tempo gli insegnanti lavoravano per cambiare il sistema di valutazione e si era arrivati a questo nuovo approccio. Tornare al sistema precedente sarebbe un passo indietro". I giudizi sintetici sono percepiti come un ritorno, nella sostanza, ai voti numerici. Il bambino con il sistema attuale, ovvero giudizi descrittivi introdotti dopo un dibattito parlamentare dall’ex ministra Lucia Azzolina (M5S), “aveva la possibilità di capire quali competenze aveva maturato in una materia e quali no. Un concetto da subito compreso dai più piccoli, a differenza dei genitori”, aggiunge la maestra, “sono i genitori a chiedere i numeri. I bambini sanno bene che noi non puntiamo al numero, che il mondo va avanti anche senza voti”.
Pd: “Così si cancella un percorso culturale”
“È inaccettabile l'emendamento con cui la maggioranza ha deciso di reintrodurre alla scuola primaria il giudizio sintetico: non si sta cancellando semplicemente una legge ma un percorso culturale” dichiara Simona Malpezzi, vicepresidente della commissione bicamerale infanzia e adolescenza e senatrice del Pd. Irene Manzi, responsabile scuola del Pd, è netta: "Siamo molto preoccupati per il tentativo di controriforma, a colpi di emendamenti di maggioranza e in assenza di confronto con il mondo della scuola e della formazione universitaria, del sistema di valutazione della scuola primaria. Si fa carta straccia di quanto avviato in questi primi anni attraverso i giudizi formativi, senza neppure una valutazione di merito sul grande lavoro compiuto dalle scuole. Purtroppo alla maggioranza di governo non interessa il futuro della scuola ma solo imporre una visione conservatrice di facile impatto dei modelli educativi”.
"Decisione immotivata”
Anche le associazioni che si occupano di formazione e scuola, dei dirigenti e degli insegnanti (i maestri cattolici dell’Aimc, Andis, Cdg, centro di genitori, Cidi, Legambiente formazione, l’Unione Cattolica Italiana di insegnanti, dirigenti, educatori e formatori, Flc-Cgil, il Movimento di cooperazione educativa, Proteo fare e sapere) contestano il blitz del governo: “In assenza di una documentazione sui processi in atto, di una verifica sulle esperienze condotte nelle scuole, di un’interlocuzione con il mondo della scuola e della ricerca universitaria questo governo decide di interrompere un processo di rinnovamento della cultura e delle pratiche valutative”. Una decisione, conclude la rete delle associazioni, “immotivata dal punto di vista pedagogico che affaticherà ulteriormente chi ha già speso molte energie per affrontare in modo costruttivo il cambiamento introdotto appena tre anni fa. La scuola non può essere costantemente investita, nell’alternarsi dei governi, da politiche frammentarie, contraddittorie, prive di una visione pedagogica coerente e duratura. Studenti, insegnanti, dirigenti scolastici e genitori non possono restare ‘ostaggio’ di riforme incompiute, leve di interessi di parte”.