Naufragio di Cutro, un anno dopo riconosciuta la più piccola delle vittime. Il governo diserta le commemorazioni
dalla nostra inviata Alessia CanditoPer quasi un anno esatto, per i crotonesi è stato Alì Siano. Nei registri delle vittime del terribile naufragio del 26 febbraio dell’anno scorso era Kr16m0, Crotone, sedicesimo corpo recuperato, maschio, zero anni. Adesso la più giovane vittima della strage di Cutro ha un nome e un volto. Era un neonato dal viso tondo e gli occhi vispi, si chiamava Mohammad Sina Hoseyni e con la mamma e la sorella era scappato dall’Afghanistan cercava un futuro in Europa.
Mohammad e la culla in fondo al mare
Speranze finite sul fondo del mare, insieme al caicco che si è schiantato a pochi metri dalla riva, accartocciandosi come se fosse di cartapesta. Probabilmente il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi - che ieri si è presentato sulla sua tomba “in visita privata”, sebbene scortata dal presidente della Regione Roberto Occhiuto, i sindaci di Crotone, Vincenzo Voce, e di Cutro, Antonio Ceraso, e codazzo di collaboratori e staff – non ha fatto neanche in tempo a scoprirlo. Con superstiti e familiari…
Per quasi un anno esatto, per i crotonesi è stato Alì Siano. Nei registri delle vittime del terribile naufragio del 26 febbraio dell’anno scorso era Kr16m0, Crotone, sedicesimo corpo recuperato, maschio, zero anni. Adesso la più giovane vittima della strage di Cutro ha un nome e un volto. Era un neonato dal viso tondo e gli occhi vispi, si chiamava Mohammad Sina Hoseyni e con la mamma e la sorella era scappato dall’Afghanistan cercava un futuro in Europa.
Mohammad e la culla in fondo al mare
Speranze finite sul fondo del mare, insieme al caicco che si è schiantato a pochi metri dalla riva, accartocciandosi come se fosse di cartapesta. Probabilmente il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi - che ieri si è presentato sulla sua tomba “in visita privata”, sebbene scortata dal presidente della Regione Roberto Occhiuto, i sindaci di Crotone, Vincenzo Voce, e di Cutro, Antonio Ceraso, e codazzo di collaboratori e staff – non ha fatto neanche in tempo a scoprirlo. Con superstiti e familiari delle vittime, nessun contatto. “Uno schiaffo, un altro. Come lo dovremmo interpretare?”, dicono dalla Rete 26 febbraio, più di quattrocento sigle e associazioni che dal giorno della strage hanno iniziato a lavorare insieme per supportare familiari e superstiti, cercare di dare un volto alle vittime senza nome, chiedere verità e giustizia.
Il governo diserta le commemorazioni
Alla tre giorni di eventi per ricordare la strage, costruita insieme a chi nel naufragio ha perso tanto, se non tutto, il governo non parteciperà. Esattamente come il 3 ottobre ha disertato Lampedusa. Salvo sorprese, anche alle commemorazioni istituzionali organizzate dalla Regione per lunedì 26 febbraio, sarà presente (forse) solo la sottosegretaria calabrese Wanda Ferro. “Non ci sorprende – dice Manuelita Sciglitano, una delle attiviste crotonesi della rete 26 febbraio - del resto anche l’anno scorso nessuno ha ritenuto di dover rendere omaggio alle vittime allineate nel Palamilone, a differenza del presidente Sergio Mattarella che si è presentato subito”. In ospedale dai superstiti prima, al palazzetto dello sport pieno di bare allineate poi. Sulle spalle, tutto il peso dello Stato. Fuori, una folla urlava “Vogliamo giustizia”. Dentro, i familiari delle vittime chiedevano aiuto. Richieste ancora pendenti, divenute promesse tradite da un esecutivo che solo a Roma, distante da quei feretri allineati, ha incontrato i familiari.
Gli eventi in programma
È ferita ancora aperta per chi nel naufragio ha perso pezzi della propria famiglia e della propria storia e a Crotone è tornato oggi per ribadirlo. Si farà con una manifestazione che sfilerà per le vie della città domenica pomeriggio, con preghiere silenziose nella notte fra domenica e lunedì, quando una veglia sulla spiaggia ricorderà il momento del naufragio, quelle dune piene di rottami, fasciame, corpi, quella spiaggia diventata cimitero di speranze e vite. Parleranno i familiari. Domenica pomeriggio ad un evento organizzato per ricordare chi non c’è più, lunedì mattina nel corso di una conferenza stampa convocata per chiedere conto di tutto quello che il governo ha promesso e non ha fatto: corridoi umanitari per i pezzi di famiglia ancora bloccati in Iran, Turchia o Afghanistan, documenti buoni per avere una vita normale, soluzioni, giustizia. E per i più, i procedimenti che coinvolgono l’equipaggio di quel caicco – il primo, in abbreviato si è concluso con una condanna a 20 anni – non sono neanche lontanamente sufficienti. “Perché non sono stati soccorsi? Chi li ha abbandonati lì?”, è la domanda che continuano a fare e a cui pare che la procura di Crotone stia per dare una prima parziale risposta.
I familiari: “Vogliamo verità e giustizia”
Sul registro degli indagati ci sono sei ufficiali e sottufficiali di Finanza e Guardia Costiera, sui quali a breve i magistrati potrebbero chiudere le indagini. “Ma sono gli ultimi anelli di una catena di comando - dicono dalla rete 26 febbraio – e non è sufficiente”. All’appello mancano Frontex, il centro di coordinamento e soccorso della Guardia costiera a Roma, i tanti che sapevano che quel caicco un anno fa era in mezzo alle onde.
“La verità sulle azioni della guardia costiera, la guardia di finanza, e dell’agenzia europea Frontex deve emergere, in tempi brevi e ragionevoli, per tutte le parti coinvolte - e per assicurare che una tragedia del genere non si ripeta mai più”, si legge in un documento Arci, che della rete fa parte.
Schlein: “A Cutro per chiedere risposte”
Agli eventi organizzati dalla rete ha annunciato la propria partecipazione anche il Pd, con la sua segretaria Elly Schlein e altri parlamentari fra cui l’ex presidente della Camera, Laura Boldrini. "Sarò a Cutro per chiedere giustizia e le risposte che il governo ancora non ha dato”, ha detto la segretaria dem. Per Schlein è un ritorno. Anche l’anno scorso, qualche giorno dopo il naufragio si è presentata per un omaggio silenzioso alle vittime. Oggi però sono in tanti ad attendere che parli e con voce chiara. Perché la rete civile che a Crotone si è data appuntamento il tema vero l’ha messo sul piatto ed è ineludibile. “A seguito della tragedia di Steccato di Cutro, il governo e la maggioranza, anziché progettare politiche per evitare ulteriori stragi, hanno riproposto la strada della riduzione dello spazio dei diritti – togliendo tutele e possibilità di regolarizzazione, della criminalizzazione dell’immigrazione – con annesso aumento di pene – e in definitiva di propaganda elettorale. Chi ha sperato in una legge che prevenisse le stragi, aprisse canali di accesso legali e sicuri, è stato amaramente deluso”, denunciano le associazioni. “In un anno il governo ha prodotto un numero senza precedenti di modifiche legislative, accordi e interventi politici - come gli accordi con Tunisia e Albania - con l’intento di aumentare le difficoltà per chi vuole arrivare in Italia per chiedere protezione. Si vuole, anzi, scaricare sui Paesi vicini la responsabilità di garantire il diritto d’asilo”.