Naufragio di Cutro, nella notte canti e preghiere per ricordare la strage. I familiari: “Faremo una causa civile contro il governo”
dalla nostra inviata Alessia CanditoCi sono i peluche che ricordano i bambini uccisi. E le candele, bianche, sottili, che vengono accese per omaggiare le vittime. Ci sono le persone che quella notte non c’erano sulla spiaggia deserta quando la Summer love, che i radar “guardavano” da ore, si è schiantata su una secca, trascinando sul fondo del mare tutti quelli che erano a bordo. Di novantaquattro di loro il Mediterraneo ha restituito solo il corpo, di una decina neanche quello.
Un incubo infinito
Il mare è agitato come un anno fa. I familiari dei tanti che ha trascinato giù, affondano con i piedi nella sabbia e la testa nei ricordi. “Non è facile”, dice Samir che al naufragio è sopravvissuto, ma continua a rivivere quei momenti, quando aggrappato a un rottame ha visto le onde strappare via uno dopo l’altro gli altri che come lui tentavano di raggiungere la spiaggia. "I soccorsi sono arrivati tardi. Avevamo visto una luce, ma era solo un peschereccio. Quando siamo riusciti a raggiungere la riva non c'era nessuno". Vince…
Ci sono i peluche che ricordano i bambini uccisi. E le candele, bianche, sottili, che vengono accese per omaggiare le vittime. Ci sono le persone che quella notte non c’erano sulla spiaggia deserta quando la Summer love, che i radar “guardavano” da ore, si è schiantata su una secca, trascinando sul fondo del mare tutti quelli che erano a bordo. Di novantaquattro di loro il Mediterraneo ha restituito solo il corpo, di una decina neanche quello.
Un incubo infinito
Il mare è agitato come un anno fa. I familiari dei tanti che ha trascinato giù, affondano con i piedi nella sabbia e la testa nei ricordi. “Non è facile”, dice Samir che al naufragio è sopravvissuto, ma continua a rivivere quei momenti, quando aggrappato a un rottame ha visto le onde strappare via uno dopo l’altro gli altri che come lui tentavano di raggiungere la spiaggia. "I soccorsi sono arrivati tardi. Avevamo visto una luce, ma era solo un peschereccio. Quando siamo riusciti a raggiungere la riva non c'era nessuno". Vincenzo Luciano è stato uno dei primi ad arrivare. Non è un soccorritore di professione, neanche un volontario. Lo è diventato quando ha visto la sua spiaggia, il suo mare diventare un cimitero. Non è riuscito a salvare nessuno e ancora se lo rimprovera. Con gli occhi lucidi insieme a due dei sopravvissuti ha portato verso il mare una corona di fiori. Il mare l’ha subito divorata, come la vita di troppi la stessa notte di un anno fa.
La preghiera
Alle 3.58, ora esatta dello schianto, si alza una preghiera. La scandisce Jamshidi, ex funzionario del governatorato di Herat, che con l’esercito italiano, di stanza in quella regione, ha lavorato per anni. Lui è stato evacuato insieme alla sua famiglia quando i talebani sono tornati al potere. Suo cugino, che come collaborava con le autorità di Roma, no. Anche lui era in lista nera, anche lui si è dovuto allontanare in fretta insieme alla famiglia. Ma invano ha aspettato per più di un anno prima in Iran e poi in Turchia. Quando ha capito che i nuovi padroni dell’Afghanistan lo avrebbero cercato anche lì è salito sulla Summer Love. Di lui e della sua famiglia, il mare ha restituito solo i cadaveri.
È successo a tanti che nella notte sono tornati sulla spiaggia. Una donna, che lì fra le dune ha trovato i corpi senza vita del marito e del figlio, non ha retto al dolore, alla tensione, al peso dei ricordi. È stata portata via a braccia. Altri si sono allontanati dalla bolgia per andare da soli lungo la spiaggia, guardando le onde come le lapidi di un cimitero.
La strumentalizzazione
“Noi ci sentiamo doppiamente in colpa, sia verso i nostri familiari, a cui in alcuni casi non siamo riusciti a dare né un nome, né una sepoltura decorosa, sia verso altre persone vulnerabili, in difficoltà che oggi arrivano in Italia o cercano di farlo – denuncia Alidad Shiri - Il governo invece di aprire una riflessione perché non ci fosse un’altra strage come questa, ha strumentalizzato quello che è successo, lo ha usato per chiudere ancora di più i confini”. C’è rabbia fra i familiari. Per le promesse che il governo Meloni ha fatto – ’evacuazione dei parenti di vittime e sopravvissuti dai Paesi d’origine e di transito, identificazione di tutte le salme recuperate, giustizia – e disatteso. Per l’ennesima assenza.
"Tutto questo è qualcosa che non fa onore al Paese – dice la deputata dem Laura Boldrini, che ha seguito l’intera due giorni di commemorazioni civiche - Queste persone si sono sentite tradite. Oggi, ieri, non si è visto nessuno da parte del governo. Ma non doveva esserci almeno un sottosegretario ad ascoltare queste persone, a dare un segnale, a spiegare perché quelle promesse non sono state mantenute, a metterli al corrente magari delle difficoltà che ci sono state? Invece non si è fatto vedere nessuno".
L’appuntamento istituzionale
Un appuntamento istituzionale è previsto. Lo organizza la Regione Calabria per la mattinata di oggi, ma i familiari in larga parte diserteranno. Familiari e alcuni superstiti faranno una causa civile risarcitoria nei confronti del governo per omissione di soccorso e per i danni subiti in conseguenza della tragedia. Ad annunciarlo uno dei familiari nel corso di una conferenza stampa a Crotone.
Quando l’alba si alza, la spiaggia si svuota. Indietro rimane qualche candela ormai ridotta al lumicino, qualche fiore scappato alla corona. A rimbalzare fra le dune è solo il rumore del mare. E oggi a Steccato di Cutro sembra quasi un urlo di dolore.