È stata la canzone “Rain” di Madonna ad accogliere il feretro di Stefano Gheller, mentre avanzava sul sagrato della chiesa San Giuseppe di Cassola, a Vicenza. Lì oggi è stato dato l’ultimo saluto al 51enne, affetto da una grave forma di distrofia muscolare e deceduto giovedì scorso. Dopo anni di battaglie, il paladino del suicidio medicalmente assistito si era spento in seguito ad alcune complicazioni legate a un lungo ricovero ospedaliero.
La sorella: “Cercherò di lottare come volevi tu”
In centinaia si sono riuniti a ricordare l’uomo che “con i suoi interventi ci ha sollecitati a riflettere sul senso della vita e della morte” ha detto il vescovo emerito di Vicenza, monsignor Beniamino Pizziol. “La sua casa - ha aggiunto Pizziol - era un luogo di incontri, di confronti, di riflessioni”.
Gheller, che per primo aveva ottenuto il via libera dal Veneto per poter accedere al suicidio assistito era “un uomo pieno di coraggio, un leader per i diritti di tutte le persone con disabilità. Un uomo che credeva nella libertà e per essa si è speso”. Così lo ha descritto il tesoriere dell'associazione Luca Coscioni, Marco Cappato, che lo ha seguito nella sua battaglia.
In prima fila, c’era anche la sorella, Cristina, affetta dalla sua stessa malattia: “Ciao amore mio. Ti prometto che cercherò di lottare per vivere una vita dignitosa e libera come volevi tu”.
Presente anche Zaia: “Si è battuto con generosità”
Anche il presidente del Veneto Luca Zaia, da sempre al fianco del 51enne, ha preso parte alle celebrazioni. “Stefano non ha fatto politica, si è occupato della libertà. Credo che abbia fatto quello che altri non hanno fatto e si sono girati dall'altra parte”, ha detto. La sua lotta, ha aggiunto, non era solo “per se stesso, e infatti ha continuato a combattere con generosità anche dopo aver ricevuto il via libera dal Servizio sanitario”.
La promessa adesso è di non disperdere quanto già conquistato. “Andremo avanti spinti dal suo coraggio, e insisteremo per chiedere che il Consiglio regionale Veneto riprenda a discutere la nostra proposta rinviata in Commissione”.
A gennaio, proprio il consiglio regionale del Veneto aveva bocciato la proposta di legge popolare presentata dall’associazione Coscioni, per chiedere tempi brevi e certi per l’accesso al suidicio assistito. “Ci vorrebbe una legge sul fine vita – ha concluso – perché ci sono molte 'aree grigie' in quella sentenza”.