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I Langone dopo due anni di prigionia in Mali: “I terroristi ci trattavano bene, seguivamo in radio le partite dell’Inter”. Mistero sul riscatto

(ansa)
I tre sono Testimoni di Geova. Erano nelle mani di un gruppo legato ad Al Qaeda. Il sequestro a scopo estorsivo
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ROMA – Quasi due anni di prigionia nelle mani di jihadisti legati ad Al Qaeda, più volte merce di scambio tra gruppi di rapitori, trasferiti di luogo in luogo, eppure a Giovanni Langone veniva concesso di avere una radio per sentire le partite dell’Inter.

E’ probabilmente questo dettaglio minimo a raccontare nel modo migliore il sequestro subito dalla famiglia Langone in Mali: Rocco Langone (66 anni), la moglie Maria Donata Caivano (64 anni) e Giovanni (42 anni), tutti Testimoni di Geova, erano stati prelevati da una gang criminale il 19 maggio del 2022 nella loro abitazione alla periferia di Koutiala, a sud est della capitale Bamako. Sono stati liberati nelle ultime 72 ore dalla nostra agenzia di intelligence estera (Aise) in collaborazione con l’Unità di Crisi della Farnesina e, infine, ieri il rientro a Roma. “Siamo stati trattati bene”, sono le loro prime parole al loro arrivo in Italia.

I tre sono in buone condizioni fisiche e psicologiche. “Siamo stati tenuti in diversi posti, e…

ROMA – Quasi due anni di prigionia nelle mani di jihadisti legati ad Al Qaeda, più volte merce di scambio tra gruppi di rapitori, trasferiti di luogo in luogo, eppure a Giovanni Langone veniva concesso di avere una radio per sentire le partite dell’Inter.

E’ probabilmente questo dettaglio minimo a raccontare nel modo migliore il sequestro subito dalla famiglia Langone in Mali: Rocco Langone (66 anni), la moglie Maria Donata Caivano (64 anni) e Giovanni (42 anni), tutti Testimoni di Geova, erano stati prelevati da una gang criminale il 19 maggio del 2022 nella loro abitazione alla periferia di Koutiala, a sud est della capitale Bamako. Sono stati liberati nelle ultime 72 ore dalla nostra agenzia di intelligence estera (Aise) in collaborazione con l’Unità di Crisi della Farnesina e, infine, ieri il rientro a Roma. “Siamo stati trattati bene”, sono le loro prime parole al loro arrivo in Italia.

I tre sono in buone condizioni fisiche e psicologiche. “Siamo stati tenuti in diversi posti, e non siamo mai stati divisi”, hanno detto al magistrato Erminio Amelio della procura di Roma, che si occupa del loro rapimento. “Non sappiamo con esattezza chi fossero, nelle varie fasi, i nostri sequestratori”. Tra le circostanze che hanno riferito alle autorità italiane anche il fatto che si sono trovati per lungo tempo in un luogo dove “di notte faceva molto freddo, soprattutto tra le 3 e le 4”. Erano i sequestratori a fornir loro del cibo, ma talvolta alla signora Caivano è stato concesso di cucinare e lei ha potuto fare la pasta.

Come sempre avviene in questi casi, le fonti ufficiali negano che dietro al loro rilascio ci sia stato il pagamento di un riscatto da parte del nostro governo. Rimane questa però l’ipotesi più plausibile e avrebbe preceduto la successiva operazione di esfiltrazione organizzata dagli agenti dell’Aise in Mali - un blitz organizzato in poche ore - in collaborazione con la polizia locale.

Sin dal principio, si è trattato di un sequestro ai fini estorsivi. A prelevarli era stata una banda di criminali locali. In quelle prime fasi la nostra agenzia di intelligence aveva provato un tentativo di mediazione per ottenerne la liberazione, ma invano. I Langone erano finiti poi nelle mani dei terroristi del Jnim (Jama?at Nu?rat al-Isl?m wa-l muslim?n), il Gruppo di sostegno all’Islam e ai musulmani affiliato ad Al Qaeda: è la fazione salafita più in crescita nell’Africa occidentale, a cui sono stati attribuiti tre omicidi di occidentali dal 2021 ad oggi. Ma che cercano denaro occidentale per autofinanziarsi.

Nel Mali i militari hanno preso il potere con un golpe nel 2021 accusando tra l'altro il governo di non aver fatto abbastanza per reprimere l'insurrezione jihadista. La giunta ha espulso le truppe francesi e i peacekeeper Onu portando il Paese nell'orbita dei russi (e del famigerato gruppo Wagner) ma l'attività delle milizie ribelle non si è fermata.

La famiglia Langone, originaria di Ruoti, in Basilicata, vive in Brianza. Uno dei due figli, Giovanni, si era trasferito a Koutiala anni fa e i genitori andavano a trovarlo per lunghi periodi. Ad attenderli a Ciampino, oltre al ministro degli Esteri Antonio Tajani, c’erano l’altro figlio della coppia, Daniele, e il fratello della signora Caivano. "Vorrei ringraziare con tutto il cuore il governo italiano - ha detto Daniele - Non auguro a nessuno di passare quello che ho passato. I miei familiari stanno bene. Mi hanno detto tante cose, ma sono private. Motivi del rapimento? Sinceramente non mi interessa dare una risposta. Sono state scritte molte stupidate”.

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