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Orfani di femminicidi, Noemi D’Alba: “Lo Stato mi ha dato 25mila euro ma sono già finiti. Le leggi per noi? Una beffa”

Lei aveva 12 anni, la sorella 4, quando il padre, carabiniere, uccise la loro madre nel 2012. “Non ho neanche diritto ad accedere ai posti riservati nelle aziende perché ci vuole la condanna dell’assassino ma mio padre si è suicidato e il processo è stato archiviato”
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Quella sera Noemi D’Alba aveva 12 anni, sua sorella 4. Rannicchiate dietro la porta della camera da letto della mamma, a Palermo, hanno sentito il primo colpo. Il papà, un carabiniere, stava sparando all’ex moglie Lisa Siciliano. Noemi ha sfondato la porta, suo padre si era appena suicidato accanto alla donna morta. Da quel giorno, il 7 febbraio 2012, è iniziata la vita da orfane di Noemi e della sua sorellina.

L’OSSERVATORIO FEMMINICIDI

Lo Stato ha riconosciuto a lei e a sua sorella un fondo di 25 mila euro a testa destinato alle vittime di femminicidio.

“Quei soldi mi sono stati consegnati nel 2020, dopo il compimento del mio diciottesimo compleanno. Lo stesso succederà a mia sorella. Ho poche parole da dire in merito. Di certo non servono a molto. Quello che non riesco ad accettare è come lo Stato possa considerare congrua una cifra come 25 mila euro per partecipare al futuro di due sorelle rimaste senza madre e senza padre a 4 e 12 anni. Quei soldi è come se fossero già finiti, …

Quella sera Noemi D’Alba aveva 12 anni, sua sorella 4. Rannicchiate dietro la porta della camera da letto della mamma, a Palermo, hanno sentito il primo colpo. Il papà, un carabiniere, stava sparando all’ex moglie Lisa Siciliano. Noemi ha sfondato la porta, suo padre si era appena suicidato accanto alla donna morta. Da quel giorno, il 7 febbraio 2012, è iniziata la vita da orfane di Noemi e della sua sorellina.

L’OSSERVATORIO FEMMINICIDI

Lo Stato ha riconosciuto a lei e a sua sorella un fondo di 25 mila euro a testa destinato alle vittime di femminicidio.

“Quei soldi mi sono stati consegnati nel 2020, dopo il compimento del mio diciottesimo compleanno. Lo stesso succederà a mia sorella. Ho poche parole da dire in merito. Di certo non servono a molto. Quello che non riesco ad accettare è come lo Stato possa considerare congrua una cifra come 25 mila euro per partecipare al futuro di due sorelle rimaste senza madre e senza padre a 4 e 12 anni. Quei soldi è come se fossero già finiti, non servono nemmeno a un anticipo per una casa o per il master in Logistica che vorrei fare per continuare i miei studi”.

Lei frequenta la facoltà di Economia a Milano. Riesce a studiare e a pagare tutte le spese?

“Sì, ma con qualche sacrificio. Lavoro per sostenere gli studi, oltretutto il mio contratto con Amazon al momento è scaduto e quindi non ho nemmeno uno stipendio”.

C’è un corso di inglese all’estero che lei vorrebbe frequentare ma è troppo costoso.

“Non potrei permettermi di spendere 2.300 euro ma sogno di avere una vita professionale in cui mi possa sentire realizzata. Per questo motivo i soldi del fondo li sto utilizzando per quel corso. So già che si profila davanti a me un periodo difficile. Ma ho già rinunciato a una madre, a un padre e a mia sorella che è rimasta in Sicilia. Perché devo rinunciare anche ai miei sogni? Voglio diventare una manager della Logistica”.

Vorrebbe garantire un futuro anche a sua sorella.

“Avrei voluto tantissimo portarla in Inghilterra con me ma i costi non possiamo sostenerli per entrambe. I suoi 25 mila euro sono bloccati fino all’anno prossimo. E quindi non possiamo fare nulla. Mi batterò, studiando e lavorando, per garantirle una vita migliore”.

Una legge in Sicilia, però, le consentirebbe di ottenere un impiego alla Regione. Perché non ritorna in Sicilia?

“Non ne ho nessuna intenzione. In quella terra ho un carico di ricordi terribili che non sono in grado di sostenere ogni giorno, nonostante ci siano mia sorella e i miei zii a cui devo tanto. Certo, adesso ho 24 anni. Forse più in là potrei cambiare idea. Per il momento vedo la mia vita lontano da Palermo e dalla Sicilia”.

C’è un’altra legge nazionale che suona come una beffa.

“Sì, è quella per la riserva di posti in aziende private in tutta Italia per gli orfani di femminicidio. Ma per accedervi ci deve essere la condanna dell’assassino con sentenza passata in giudicato. Mio padre invece si è suicidato e quindi non possiamo accedere perché il processo è andato in archiviazione per morte del reo. Una beffa sì, perché lo Stato mi nega anche questo. Non ho altre parole”.

Il processo penale che avete intentato anni fa contro lo Stato per le responsabilità nei confronti della morte di vostra mamma è stato archiviato. Quello civile è in appello. Sente che la giustizia abbia funzionato?

“No. Mia mamma aveva chiesto aiuto e aveva denunciato le minacce da parte di mio padre, ci sono anche delle registrazioni. Nessuno ha mosso un dito per salvarla. Noi siamo rimasti a vivere nell’alloggio della caserma accanto a quello di mio padre. E’ stato facile per lui mettere in atto il suo proposito, mamma era braccata”.

Ma davvero sono così pochi gli aiuti per gli orfani di femminicidio?

“Diciamo che è difficile anche accedere a quelle poche cose che ci sono. Faccio un esempio. La Regione Lombardia mette a disposizione delle borse di studio per universitari orfani di crimini domestici. Sto cercando di accedervi da giorni e ho scritto tre volte agli uffici competenti. Mi ha risposto soltanto la responsabile del servizio. Ma ancora non so se sono idonea e il bando scade domani”.

Conosce altri orfani di femminicidio rimasti senza madre e senza padre?

“Negli anni ho cercato di mettermi in contatto con qualcuno di loro ma non ci sono mai riuscita. Vorrei creare una rete tra di noi per cambiare le leggi che non ci tutelano. Spero che qualcuno di loro mi legga e si metta in contatto con me”.

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