Valditara e la visione della destra sulla scuola italiana. Il libro del ministro presentato da Salvini
di Ilaria VenturiUn attacco al “facilismo educativo” e alla scuola voluta e rovinata, a suo dire, dai sessantottini e dalla sinistra, alla “scuola progressista come macchina della disuguaglianza”. Il ministro all’Istruzione Giuseppe Valditara esce, come hanno fatto i suoi predecessori Patrizio Bianchi e Lucia Azzolina, con un suo libro sulla scuola e lo fa in corso di governo, quasi un anno e mezzo dal suo insediamento in Viale Trastevere.
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La scuola dei talenti
S’intitola “La scuola dei talenti” (Piemme), un volume che mette in fila il suo operato sino agli ultimi provvedimenti, tra cui il contestato ritorno ai giudizi sintetici alla primaria, e che mette nero su bianco la visione di scuola di un ministro infatuato da Craxi a 20 anni, folgorato a 30 da Gianfranco Miglio, dal passato di impegno politico nella Lega, in An e infine l’abbraccio con Salvini (il ministro ai Trasporti è annunciato alla presentazione del libro di Valditara il 6 marzo alla Mondadori Bookstore a …
Un attacco al “facilismo educativo” e alla scuola voluta e rovinata, a suo dire, dai sessantottini e dalla sinistra, alla “scuola progressista come macchina della disuguaglianza”. Il ministro all’Istruzione Giuseppe Valditara esce, come hanno fatto i suoi predecessori Patrizio Bianchi e Lucia Azzolina, con un suo libro sulla scuola e lo fa in corso di governo, quasi un anno e mezzo dal suo insediamento in Viale Trastevere.
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La scuola dei talenti
S’intitola “La scuola dei talenti” (Piemme), un volume che mette in fila il suo operato sino agli ultimi provvedimenti, tra cui il contestato ritorno ai giudizi sintetici alla primaria, e che mette nero su bianco la visione di scuola di un ministro infatuato da Craxi a 20 anni, folgorato a 30 da Gianfranco Miglio, dal passato di impegno politico nella Lega, in An e infine l’abbraccio con Salvini (il ministro ai Trasporti è annunciato alla presentazione del libro di Valditara il 6 marzo alla Mondadori Bookstore a Roma).
Una narrazione della destra liberale sulla scuola che attacca la sinistra e mette insieme tutto, che recupera in parte quanto già avviato o rimasto incompiuto dai governi precedenti (in particolare sui concorsi e la riforma del reclutamento targata Pnrr), che passa da pedagogisti come Giuseppe Bertagna e Daniele Novara (che sui giudizi è in contrasto con Valditara), che cita Montessori e usa le parole di don Milani, ma che si rifà contemporaneamente ad autori come Roger Abravanel, Luca Ricolfi e Paola Mastrocola.
La sintesi, su visioni differenti, la fa Valditara. "La mia idea di scuola è la scuola costituzionale, che si ispira alla cultura dei rispetto verso chiunque, che mette al centro la persona, fondata sull'impegno” spiega. Una scuola del merito, come la premier Meloni ha voluto intitolare il ministero all’Istruzione.
A supporto di ogni tesi o dei mali di cui soffre la scuola, tra cui il precariato dei docenti, i bassi stipendi e la mancata continuità didattica sui disabili, ci sono analisi approfondite, dati. E soluzioni via via prospettate in questi mesi non senza polemiche e contrasti coi sindacati e gli studenti.
Tra i nodi affrontati, il rapporto tra scuola e mondo del lavoro. “L’errore di una certa sinistra – attacca Valditara – è di rimanere ancorata al pregiudizio novecentesco, la svalutazione sociale di quei lavori che non richiedono approfondite basi culturali e la conseguente e involontaria accettazione della loro inferiorità sociale”.
"Libertà e lavoro”
La riforma dell’istruzione tecnica e professionale è uno dei cavalli di battaglia di Valditara, per ora attuata con la sperimentazione di un percorso ridotto a 4 anni più due di Its che piace a Confindustria e non alla Flc-Cgil (“A colpi di decreti e sperimentazioni l’obiettivo è quello di piegare l’istruzione alle esigenze delle imprese e in chiave sempre più localistica”).
Educare alla libertà e al lavoro, insiste Valditara nel libro, “una scuola che deve fornire strumenti per realizzare un proprio progetto di vita nell’ambito lavorativo”. Differenziando le intelligenze, più orientate all’astrazione o alla manualità. Come il compagno di scuola del ministro – citato nel libro – bocciato, ma con grandi capacità a realizzare oggetti con pneumatici. Concetto distante dal diritto di chi non ha i mezzi a raggiungere i livelli più alti di istruzione.
Qui un altro passaggio: “Insegnare i valori repubblicani serve sia per essere persone libere in una libera società, sia per creare patriottismo costituzionale per ricostruire un tessuto identitario comune attorno cui riunire i cittadini”. Il tutto “accompagnato da una riscrittura chiara ed essenziale dei programmi scolastici, ciò che conta è dare gli strumenti per interpretare la realtà, non un accesso di nozioni per accettare acriticamente la realtà”. Tradotto: liceo Made in Italy (che ha fatto flop), forte apertura alle aziende nelle scuole, l’ingresso dei privati con una fondazione per la scuola italiana “che raccolga contributi volontari da imprese e cittadini” e con una direzione al ministero “che dovrà favorire l’incontro tra le richieste di investimenti delle scuole e le necessità formative delle imprese”.
“Lanciare una grande mobilitazione del privato per la scuola – immagina Valditara - fa parte di una visione autenticamente liberale del rapporto con le istituzioni fondato sul concetto di responsabilità civica ed è anche un’applicazione concreta del principio costituzionale di sussidiarietà”
La scuola a due velocità
L’analisi sui divari tra Nord-Sud è approfondita così come sulle disuguaglianze dovute al contesto famigliare di partenza degli studenti. Il 18% di studenti che provengono da famiglie in condizioni socioeconomiche favorevoli esce con il 10 o il 10 e lode dalle medie contro il 2,7% di coloro che non sono benestanti. O i 54.438 studenti in condizioni disagiate che escono dalle medie con meno di 9 e che non concludono in regola le superiori: è il 47,6% contro il 21,1% di chi appartiene a una fascia alta della popolazione.
“Il sistema scolastico attuale non fornisce un supporto adeguato a chi evidenzia difficoltà né offre percorsi coerenti con la realizzazione dei multiformi talenti dei giovani” conclude il ministro. E dunque l’idea di una scuola sul modello tedesco, fortemente spinta alla differenziazione dei percorsi liceali e professionali (in modo precoce in Germania, dove però sono garantite passerelle per correggere una scelta sbagliata), in grado di proporre “una formazione personalizzata” che Valditara ha tradotto con l’introduzione dei docenti tutor.
Integrazione stranieri, il modello francese
Sull’inclusione degli studenti stranieri Valditara appoggia la nuova legge francese Darmanin sull'immigrazione che richiede la conoscenza elementare del francese per i ricongiungimenti famigliari. Spiega che occorre un piano temporaneo che preveda la frequenza di specifici gruppi classe o interclasse per italiano e eventualmente matematica, la valutazione della lingua, e l’inserimento nelle classi ordinarie. Terreno scivoloso che rischia di portare a gruppi classe ghetto e a dimenticare la battaglia sullo Ius scholae.
Agenda per le periferie e formazione dei prof
Tra le novità, l’annuncio di un’agenda anche per le periferie sul modello Agenda Sud per le scuole più disagiate del Nord e di Roma. L’impegno è anche per una scuola “che insegni ad affrontare le difficoltà”, dunque no alla scomparsa delle bocciature, all’eliminazione “del corsivo per lo stampatello”, per dire. Un programma politico e di governo che strapazza, pur riconoscendola, l’autonomia della scuola e la libertà di insegnamento. Più di un capitolo è dedicato ai docenti. Per quelli già in ruolo si prevede una formazione obbligatoria accompagnata “per chi abbia conseguito buoni risultati formativi, da riconoscimenti in termini economici previsti contrattualmente ai fini di una più rapida maturazione degli scatti stipendiali”.
Meritocrazia e cultura del rispetto
Le parole d’ordine sono “meritocrazia” “cultura del rispetto”, “legalità”, “autorevolezza” da restituire agli insegnanti attraverso aumenti degli stipendi - sarà il prossimo e vero banco di prova del governo - ma anche con riconoscimenti ad hoc su incarichi e misure di welfare (e qui cita agevolazioni come la CartaFreccia per i viaggi in treno). Valditara si preoccupa del patto scuola-famiglia e rispetto ai genitori bacchetta gli “adulti-adolescenti” incapaci di dire dei “no” ai figli, richiama la scuola “al dovere di neutralità, non come luogo dove mettere in giro fake news né indottrinare politicamente gli studenti”. Il tutto già tradotto nella riforma del voto in condotta, negli interventi del ministro sull’uso dei cellulari in classe, sulle le occupazioni (col giusto principio, che alcune scuole già applicano quando è possibile individuare i responsabili, chi occupa e devasta paghi). Insomma, una summa del Valditara pensiero, dal linguaggio consonante con una pedagogia progressista che si traduce in misure molto rigide e calate dall’alto. Il manifesto sull’istruzione del governo sovranista.