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Università, governo e rettori contro la proroga dell’anno accademico. Gli studenti: “Molti finiranno fuoricorso e dovranno pagare un anno in più di tasse”

Dal 2020 la fine della stagione era stata posticipata al 30 giugno, ma la maggioranza ha bocciato l’emendamento del decreto Milleproroghe: “L’emergenza Covid è finita”
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ROMA – Entro un mese 350.000 laureandi dell’università italiana dovranno laurearsi. Entro il 31 marzo prossimo, appunto. Se non vorranno finire fuoricorso, uno stigma sul loro percorso di studi. Ed essere costretti a versare la retta e le tasse annesse per un’altra stagione.

Dopo quattro anni accademici di rinvii della chiusura accademica al 30 giugno, anni tutti toccati dalle chiusure prima e dagli strascichi poi della pandemia da Covid, per la stagione 2022-’23 il governo si è messo di traverso: si chiude a marzo 2024, come da tradizione pre-virus. Niente da fare: “L’emergenza pandemica è finita”, è stata la rapida motivazione offerta dalla maggioranza che nelle commissioni Affari e Bilancio ha bocciato un emendamento delle opposizioni – Pd, Cinque Stelle, Alleanza verdi e sinistra – che chiedeva lo spostamento di tre mesi della chiusura dell’anno accademico.

La petizione con 16.000 firme

Una petizione presentata dagli universitari di Link a inizio febbraio su Change.org, e che og…

ROMA – Entro un mese 350.000 laureandi dell’università italiana dovranno laurearsi. Entro il 31 marzo prossimo, appunto. Se non vorranno finire fuoricorso, uno stigma sul loro percorso di studi. Ed essere costretti a versare la retta e le tasse annesse per un’altra stagione.

Dopo quattro anni accademici di rinvii della chiusura accademica al 30 giugno, anni tutti toccati dalle chiusure prima e dagli strascichi poi della pandemia da Covid, per la stagione 2022-’23 il governo si è messo di traverso: si chiude a marzo 2024, come da tradizione pre-virus. Niente da fare: “L’emergenza pandemica è finita”, è stata la rapida motivazione offerta dalla maggioranza che nelle commissioni Affari e Bilancio ha bocciato un emendamento delle opposizioni – Pd, Cinque Stelle, Alleanza verdi e sinistra – che chiedeva lo spostamento di tre mesi della chiusura dell’anno accademico.

La petizione con 16.000 firme

Una petizione presentata dagli universitari di Link a inizio febbraio su Change.org, e che oggi ha superato le 16.000 firme, metteva in evidenza come il 31 marzo 2024 fosse stato fissato il termine ufficiale dell'Anno accademico 2022-’23 “e in quella data si chiudeva la speranza di tanti studenti di riuscire a laurearsi senza pagare ulteriori tasse”.

Lo scorso dicembre il Consiglio nazionale degli studenti universitari aveva approvato una mozione in favore della proroga, le opposizioni avevano raccolto l’istanza e presentato l’emendamento nel decreto Milleproroghe, ma a differenza dell’anno scorso, nel 2024 hanno prevalso le ragioni dei rettori – con la proroga, gli incassi verso le università sarebbero diminuiti – su quelle degli studenti.

"Conseguenze della pandemia tra noi”

Virginia Mancarella, portavoce di Link, attacca: “E’ passata l’idea che la fase Covid sia ormai alle spalle, ma sono ancora tantissimi gli studenti laureandi che avevano iniziato il percorso durante la pandemia, basti pensare alle lauree a ciclo unico come Medicina e Giurisprudenza o alle matricole del 2020-’21 che nei primi anni non hanno visto l'università in presenza e si dovrebbero laureare proprio quest'anno, entro marzo".

La ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, al solito pilatesca, ha fatto sapere di non avere preclusioni rispetto alla proroga, ma ha aggiunto che ritiene la Conferenza dei rettori contraria e, quindi, si è affidata alla scelta autonoma dei singoli atenei. È l’unica strada rimasta, questa, per gli universitari. L’Unione degli studenti chiude: “La bocciatura di governo non impedisce alle università di disporre una proroga o di introdurre forme di agevolazione sulla contribuzione studentesca a favore di coloro che si laureeranno nei prossimi mesi”.

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