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Mezzo governo spiato, il dossier di Laudati contro Gravina per farlo indagare

Crosetto, Gravina, Lollobrigida 
Accessi “a orologeria”. Il pm antimafia si muoveva “per ragioni estranee al servizio”. Da Crosetto a Delmastro, da Renzi a Verdini a Gravina a Fedez: sono 78 le “vittime” famose che appiono nell’inchiesta di Perugia
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ROMA — Nell’indagine della procura di Perugia su quel che appare essere la più grande violazione di banche dati statali della storia recente in Italia colpisce tanto il numero (5.000 accessi nel giro di cinque anni, 800 quelli ritenuti abusivi) quanto il timing: le ricerche su informazioni finanziarie e giudiziarie sono state effettuate dal luogotenente della Guardia di Finanza, Pasquale Striano, «senza alcun motivo di servizio». Ma sempre in momenti precisi. Si stava formando un governo? Venivano interrogate gli archivi per conoscere dati sensibili sui possibili ministri e sui loro familiari. C’era uno scandalo giornalistico o giudiziario? Si cercavano documenti sui vip in prima pagina.

Gran parte di quelle carte è fi…

ROMA — Nell’indagine della procura di Perugia su quel che appare essere la più grande violazione di banche dati statali della storia recente in Italia colpisce tanto il numero (5.000 accessi nel giro di cinque anni, 800 quelli ritenuti abusivi) quanto il timing: le ricerche su informazioni finanziarie e giudiziarie sono state effettuate dal luogotenente della Guardia di Finanza, Pasquale Striano, «senza alcun motivo di servizio». Ma sempre in momenti precisi. Si stava formando un governo? Venivano interrogate gli archivi per conoscere dati sensibili sui possibili ministri e sui loro familiari. C’era uno scandalo giornalistico o giudiziario? Si cercavano documenti sui vip in prima pagina.

Gran parte di quelle carte è finita a cinque giornalisti che utilizzavano il finanziere come una sorta di banca dati personale. Una volta ottenuti i documenti, i cronisti hanno fatto il loro mestiere: li hanno pubblicati. Anche se la Procura ritiene che così facendo abbiano concorso nel reato. Un’altra parte è servita per dare il via a indagini che, altrimenti, non sarebbero partite. Il resto è stato usato per ragioni personali. È questa all’osso l’accusa che la procura di Perugia muove a Striano (59 anni, ora rimosso dall’ufficio), e al suo ex capo, il magistrato della Direzione nazionale antimafia, Antonio Laudati.

L’ufficio Sos dell’Antimafia

Per ricostruire i fatti contenuti nelle 66 pagine del mandato a comparire, è bene partire da due domande. Cosa cercava Striano? E perché aveva accesso a quella mole di documenti? Il finanziere lavorava nell’ufficio del Gruppo Sos della Dna, che riceve le Segnalazioni di operazione sospetta inviate dalle banche su transazioni in denaro che, per entità della cifra o dei soggetti coinvolti, possono nascondere attività di riciclaggio o altri reati. Non solo. Da quell’ufficio si può accedere ai principali database statali con informazioni sensibili sui cittadini, come il Serpico (dati anagrafici e redditi percepiti), il Siva (le Sos), lo Sdi e il Sidna (il casellario e le carte giudiziarie), il Catasto, Infocamere e Telemaco. Con un semplice clic è dunque possibile conoscere i segreti di chiunque. Ma lo si può fare, ovviamente, soltanto per ragioni di servizio, e cioè per fare indagini di interesse per l’Antimafia. Striano fa ben altro.

Mezzo governo “spiato”

Secondo la procura di Perugia, senza ragioni investigative reali il finanziere è entrato nel Siva per cercare segnalazioni sospette su 78 personaggi famosi. C’è praticamente tutto l’attuale governo: i ministri Crosetto (dalla cui denuncia è partita l’inchiesta), Calderone, Lollobrigida, Pichetto Fratin e Urso, i sottosegretari Durigon, Fazzolari, Delmastro, i parlamentari Rampelli, Claudio Borghi, Angelucci, Colosimo, Furgiuele. E poi l’ex presidente del Consiglio Renzi, Denis Verdini, i figli di Verdini, Paolo Romano, Irene Pivetti, Brugnaro, Carrai, Gaetano Caltagirone, Marta Fascina moglie di Berlusconi, Olivia Paladino compagna di Giuseppe Conte, Fidanza, Fiocchi, Colao, Letizia Moratti, Arcuri, gli avvocati Alpa, Amara e molti altri.

Le uscite a orologeria

Nella quasi totalità dei casi, le fughe di notizie procedono a sincrono con il tempo della cronaca politica. Un governo in formazione, una polemica pubblica. La natura di tali informazioni può influire sul corso delle cose: per esempio le banche dati vengono interrogate su Arcuri, allora commissario all’emergenza Covid e dunque personalità assai esposta, cinque giorni prima che il premier Draghi lo sostituisca. Su Luca Morisi, lo spin doctor di Matteo Savini, vengono fatte ricerche poche ore dopo che Repubblica rivela l’esistenza di un’inchiesta penale a suo carico per spaccio di droga (poi archiviata). Striano ha controllato personalità dello spettacolo (Fedez e l’agente dei vip Lucio Presta) e dello sport, con particolare interesse per la Juventus (Andrea Agnelli, Massimiliano Allegri e Ronaldo).

Le indagini irregolari

Perché il finanziere abbia fatto tutto ciò rimane un mistero. Non per soldi, visto che la procura non gli contesta la corruzione. In quattro casi, però, riportati nel corposo invito a comparire, a chiedergli di mettere il naso abusivamente nei database è stato il pm antimafia Laudati, «per ragioni estranee al suo servizio e in esecuzione di un disegno criminoso». Secondo l’accusa Laudati ha messo insieme quattro «dossier pre-investigativi» su altrettanti personaggi per dare il via a indagini. Un episodio riguarda il presidente della Figc, Gabriele Gravina. Sul quale Laudati — fingendo di aver avuto informazioni di reato dalla procura di Salerno e non invece com’era accaduto da un uomo vicino al presidente della Lazio, Claudio Lotito — ha provato a far aprire un fascicolo dalla procura di Roma.

La casa di Laudati

Laudati avrebbe poi ordinato delle interrogazioni alle banche dati su una società interessata all’acquisto di un convento di suore a Santa Severa, sul litorale romano. Viene pubblicato prima un articolo sul Domani (che il giornalista invia dieci giorni prima al finanziere Striano) e poi è inviata alla procura un’informativa che ipotizza interessi mafiosi. E invece secondo Perugia l’unico interesse era di Laudati, «proprietario di un immobile in zona», che non voleva una possibile speculazione edilizia davanti casa

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