Cronaca

Pordenone, a 10 anni in classe con il niqab. Scoppia il caso, la Lega ora lo vuole portare in Parlamento

Pordenone, a 10 anni in classe con il niqab. Scoppia il caso, la Lega ora lo vuole portare in Parlamento

La maestra ha chiesto alla famiglia di scoprire almeno il volto. La mamma ha accolto l’invito dell’insegnante. Il segretario regionale Dreosto: “Inaccettabile”

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Quando l’ha vista presentarsi a scuola con indosso il niqab è trasecolata. Invece di mobilitare il preside e sollevare un polverone, però, la maestra ha preferito contattare personalmente i genitori e trovare un compromesso.

E così è stato: l’indomani, la bambina, che ha dieci anni ed è nata in Italia da una famiglia musulmana della Nigeria, è tornata in classe con l’hijab. Non più il velo integrale con i soli occhi scoperti, insomma, ma un semplice foulard. È successo la settimana scorsa nella quarta elementare di una scuola di Pordenone e la notizia, diffusa dai genitori degli altri alunni, ha finito ugualmente per innescare un dibattito che il segretario regionale della Lega del Friuli Venezia Giulia, Marco Dreosto, ha promesso di riproporre quanto prima anche in Parlamento.

«È arrivato il momento che anche l’Italia prenda iniziative per vietare il niqab a scuola e nei luoghi pubblici, per il rispetto dei diritti delle donne e per la sicurezza pubblica», ha detto, ricordando l’esempio di Francia e Belgio.

Sindaca sotto scorta

E mentre la sua compagna di partito e sindaca di Monfalcone, Anna Maria Cisint, da qualche giorno posta sotto protezione per le minacce ricevute a seguito delle limitazioni imposte all’uso dei centri culturali islamici, non ha perso occasione per sottolineare «il processo di islamizzazione in corso», anche il centrosinistra, con il segretario provinciale del Pd, Fausto Tomasello, ha definito «inconcepibile e inaccettabile il velo integrale su una bambina».

Sconcerto bipartisan

A fronte dei pochissimi particolari trapelati, quindi, è soprattutto lo sconcerto, una volta tanto bipartisan, ad animare la discussione. «Ci sono acquisizioni di diritti femminili che non possono essere messe in discussione – sostiene la segretaria regionale del Pd, Caterina Conti –. Si può ragionare su leggi che facciano chiarezza su fenomeni nuovi e in espansione, ma prioritario è il lavoro sull’integrazione contro qualsiasi ghettizzazione, dove attecchisce l’integralismo». Intanto, è il vicesindaco e assessore all’istruzione di Pordenone, Alberto Parigi, di Fdi, a cercare di fare luce sul caso. Ieri, nessuno dei dirigenti scolastici (tutti quelli degli Istituti comprensivi della città) da lui contattati aveva notizie. Da qui, l’appello, in particolare alla maestra, a precisare i contorni dell’episodio. «L’insegnante ha operato correttamente – ha detto Parigi –, ma il mio primo pensiero va alla bambina: intabarrarla a quel modo non ha niente a che fare con l’integrazione. E noi abbiamo il dovere di capire se sia necessario un intervento dei servizi sociali». Ai suoi compagni, nell’unico giorno del niqab, si è parlato di un gioco: come la mosca cieca.

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