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Quando Barbara Balzerani rivelò l'esistenza di un carteggio con Eleonora Moro: "Le scrissi e lei mi rispose. Ma non svelerò cosa ci siamo dette"

La domanda “Ha mai chiesto perdono alla famiglia?” è stata posta nel 2009 durante la presentazione del libro della ex brigatista 'Perché io, perché non tu’ in Basilicata. Il contenuto dello scambio non è mai stato reso noto
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"Signora Balzerani, ha mai chiesto o sente che sia arrivato il momento di chiedere perdono alla famiglia di Aldo Moro?". La domanda rimbombò sulle pareti del convento di Sant'Antonio a Rivello, in Basilicata. Era un fresco pomeriggio d'estate del 2009, in un luogo tranquillo a qualche decina di chilometri di distanza dal mare, dall'afa e dalla confusione dei vacanzieri. Barbara Balzerani aveva pubblicato il suo terzo libro, 'Perché io, perché non tu', ed aveva accettato l'invito a incontrare i lettori nell'ambito di una rassegna locale.

Nessun pentimento

Era arrivata a Rivello in qualità di scrittrice e le sarebbe tanto piaciuto essere considerata solo come tale. In fondo, 'Perché io, perché non tu' era un romanzo, pagine quasi del tutto prive di nomi e luoghi identificabili. Rarissime le date, forse una. Ma Barbara era perfettamente conscia di quanto fosse un'infrangibile illusione separare agli occhi del pubblico l'autrice dalla terrorista delle Brigate Rosse, quella che in Via Fani…

"Signora Balzerani, ha mai chiesto o sente che sia arrivato il momento di chiedere perdono alla famiglia di Aldo Moro?". La domanda rimbombò sulle pareti del convento di Sant'Antonio a Rivello, in Basilicata. Era un fresco pomeriggio d'estate del 2009, in un luogo tranquillo a qualche decina di chilometri di distanza dal mare, dall'afa e dalla confusione dei vacanzieri. Barbara Balzerani aveva pubblicato il suo terzo libro, 'Perché io, perché non tu', ed aveva accettato l'invito a incontrare i lettori nell'ambito di una rassegna locale.

Nessun pentimento

Era arrivata a Rivello in qualità di scrittrice e le sarebbe tanto piaciuto essere considerata solo come tale. In fondo, 'Perché io, perché non tu' era un romanzo, pagine quasi del tutto prive di nomi e luoghi identificabili. Rarissime le date, forse una. Ma Barbara era perfettamente conscia di quanto fosse un'infrangibile illusione separare agli occhi del pubblico l'autrice dalla terrorista delle Brigate Rosse, quella che in Via Fani c'era e aveva sparato. Quella che non aveva mai piegato il capo al pentimento, incassando sei ergastoli e scontando 26 anni di galera. Fin troppo facile, allora, riconoscere in quelle pagine apparentemente avulse dal tempo e dallo spazio i momenti della formazione politica di Barbara Balzerani, il confronto giovanile col mondo operaio della sua Colleferro, la disillusione con cui gli anziani avvisavano i giovani ribelli: "Non vi lasceranno passare". La conseguente scelta del salto nel buio della clandestinità, la lotta armata. E poi, il cuore del libro, l'intimo spaccato sulla condizione di reclusa nelle prigioni di massima sicurezza, la vita quotidiana dietro le sbarre, il rapporto con le altre detenute e le riflessioni in solitudine. Barbara Balzerani sapeva che nessuno avrebbe considerato tutto quello "un romanzo" e sarebbe arrivato il momento in cui il passato avrebbe provato a schiacciarla sotto il suo peso.

“Ha chiesto perdono alla famiglia Moro?”

Anche a Rivello, dove aveva potuto spingersi solo grazie alla libertà condizionata che le era stata accordata da tre anni. Per lei i carabinieri piantonavano il convento con espressione serissima, l'antica quiete del "luogo tranquillo" in quel pomeriggio si era presto defilata per lasciar entrare una tensione quasi tridimensionale. Che esplose nel momento in cui il moderatore, dopo aver introdotto e illustrato il libro, aprì alle domande della platea. Non ci fu alcuna fase di studio, l'affondo arrivò subito. "Signora Balzerani, ha chiesto perdono alla famiglia di Aldo Moro?".

Il moderatore, che aveva letto il libro, sapeva che la risposta alla domanda era infilata proprio tra quelle pagine, in uno dei rari passaggi-confessione di Barbara.

Provò quindi a fare scudo invitando alla lettura per scoprirla. Ma i toni crebbero al punto che un carabiniere allarmato si affacciò all'interno della sala. Tornò così il silenzio e fu allora che Barbara Balzerani mise una mano sul braccio del suo paladino per zittirlo: "Voglio rispondere, altrimenti passo per reticente". Fino a quel momento, il suo sguardo era apparso sfuggente, raramente aveva incrociato quelli della gente puntati su di lei. Aveva ascoltato quasi con timido imbarazzo la lettura dei passi del suo romanzo, più preoccupata del giudizio letterario che ne sarebbe derivato che del pregiudizio politico.

Il carteggio. "Non rivelerò quello che ci siamo dette”

Ma nel momento in cui aveva percepito il tentativo di braccarla, i suoi occhi si erano riempiti d'improvviso di una decisione e di una freddezza sconvolgenti. "Io ho cercato un contatto con la signora Moro. E lei ha risposto. Ma quello che ci siamo dette resterà tra noi". Platea incenerita, nessuno osò sfidarla ancora. Barbara Balzerani concluse la serata firmando copie del suo libro, come una vera scrittrice. Poi si infilò in auto e sparì nella notte marcata dai carabinieri, seguendo il percorso programmato per la terrorista in libertà condizionata.

Proteste e indignazione

Il suo passaggio a Rivello, a quanto pare ignoto ai più, scatenò a posteriori proteste e indignazione. Per lo spazio concesso a un'ex Br per argomentare ragioni non degne di lasciare traccia nella memoria collettiva. E perché l'incontro si svolse il 19 luglio 2009, diciassettesimo anniversario della strage di via D'Amelio. Il polverone avvolse e oscurò completamente i contenuti emersi da quell’incontro. Sono passati 15 anni da allora. Barbara Balzerani non c'è più, Eleonora Moro morì quasi esattamente un anno dopo i fatti di Rivello, il 18 luglio 2010. Resta tra le pagine di 'Perché io, perché non tu' quel fugace accenno a un tentativo di approccio, le lettere dal carcere della terrorista, l'educata risposta della vedova del leader Dc sequestrato e ucciso nel 1978. Quanto al contenuto di quello scambio, se vigeva una consegna del silenzio in vita, è stata pienamente rispettata. E adesso, se esiste quel carteggio, forse è tempo di farne dono alla storia di questo Paese.

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