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Il satellite costruito dai ragazzi dell’università di Trento andrà in orbita con una missione Esa

Relax dopo una prova di selezione 
Lo hanno progettato 11 studenti per misurare le esplosioni nello spazio. L’Agenzia spaziale europea li ha scelti tra concorrenti di tutti i Paesi. “Dobbiamo imparare da zero, ma ci aiutiamo. Siamo una gran bella squadra”
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A volte basta un caffè per lanciarsi in orbita. “Era estate, stavamo lavorando ai dati di un satellite. Chiacchierando alla macchinetta è uscita fuori questa opportunità dell’Esa” ricorda oggi Riccardo Nicolaidis, studente di dottorato dell’università di Trento.

L’Esa, Agenzia spaziale europea, con il suo progetto Academy invitava gli studenti dei Paesi membri a ideare un esperimento scientifico da portare nello spazio. “Ci è bastato poco per iniziare a sognare”.

Il progetto nato davanti a un caffè ha nel frattempo superato le selezioni e Nicolaidis si è ritrovato a coordinare un gruppo di 11 fra studenti di laurea, master e dottorato che come segugi andranno a caccia di cataclismi nello spazio: “Misureremo i lampi di raggi gamma, prodotti da eventi molto violenti e rapidi come ad esempio la collisione di buchi neri o stelle di neutroni”.

Il satellite realizzato dai ragazzi

A volare per due mesi di orbita attorno alla Terra sarà un cubo di dieci centimetri: un modulo di un satellite c…

A volte basta un caffè per lanciarsi in orbita. “Era estate, stavamo lavorando ai dati di un satellite. Chiacchierando alla macchinetta è uscita fuori questa opportunità dell’Esa” ricorda oggi Riccardo Nicolaidis, studente di dottorato dell’università di Trento.

L’Esa, Agenzia spaziale europea, con il suo progetto Academy invitava gli studenti dei Paesi membri a ideare un esperimento scientifico da portare nello spazio. “Ci è bastato poco per iniziare a sognare”.

Il progetto nato davanti a un caffè ha nel frattempo superato le selezioni e Nicolaidis si è ritrovato a coordinare un gruppo di 11 fra studenti di laurea, master e dottorato che come segugi andranno a caccia di cataclismi nello spazio: “Misureremo i lampi di raggi gamma, prodotti da eventi molto violenti e rapidi come ad esempio la collisione di buchi neri o stelle di neutroni”.

Il satellite realizzato dai ragazzi

A volare per due mesi di orbita attorno alla Terra sarà un cubo di dieci centimetri: un modulo di un satellite concepito, costruito e testato dai ragazzi di Trento. “Al momento siamo alla fase di disegno” spiega Nicolaidis. “Dovremo sottoporlo all’Esa e aggiustarlo fino all’accettazione finale”.

Lo strumento – chiamato Sparkle, cioè scintillare - conterrà un rilevatore in grado di catturare e misurare i raggi gamma provenienti dallo spazio, oppure i fotoni generati da temporali particolarmente violenti, un tempo confinati ai tropici ma oggi possibili anche a latitudini più alte.

Il decollo è previsto per il 2026 a bordo di una nuovissima navicella che l’Esa inaugurerà l’anno prossimo. Si chiama Space Rider, può volare per due mesi in orbita bassa (a circa 400 chilometri di altezza, come la Stazione Spaziale Internazionale) e poi riatterrare come faceva lo Shuttle.

A bordo ospiterà gli strumenti dei ragazzi di Trento e di un altro gruppo di studenti belgi, fra i sette che hanno superato la selezione finale a gennaio (gli altri cinque effettueranno esperimenti non in orbita, in altre strutture messe a disposizione dall’Esa).

Un disegno di Sparkle 

Un lavoro complesso

“Realizzare una missione spaziale dall’inizio alla fine non è semplice per degli studenti” conferma Veronica Vilona, ricercatrice in Ingegneria Aerospaziale all’Infn (Istituto nazionale di fisica nucleare) di Trento, che segue il gruppo da vicino insieme al professore di Fisica dell’università Roberto Iuppa.

“Bisogna ad esempio confrontarsi con le aziende, chiedendo che siano fabbricati i componenti giusti. Occorre essere bravi a immaginare tutte le condizioni che lo strumento si troverà ad affrontare durante il lancio, nel corso della missione e poi al rientro. L’Esa per loro semplifica un po’ la burocrazia, ma per il resto le sfide di Sparkle sono identiche a quelle di una missione preparata da scienziati maturi”.

Iuppa fa notare che “il lavoro fianco a fianco con gli ingegneri Esa e la possibilità di usare le loro strutture sono opportunità che raramente si concretizzano per i loro coetanei”.

Un apprendimento continuo

Il gruppo, che si riunisce tutte le settimane in un’aula di Fisica, si è man mano allargato. L’Undici spaziale, come una squadra di calcio, riempie vari ruoli: “Fra noi ci sono ingegneri meccanici, informatici, elettronici, meccatronici, informatici e fisici” racconta Nicolaidis. “Io stesso ignoro molte delle informazioni su come costruire Sparkle. Devo imparare dagli altri ragazzi. La nostra è proprio una gran bella squadra”.

La selezione preliminare dell’Esa ha portato l’entusiasmo dei ragazzi di Trento alle stelle. “Quella finale è stata accolta con un po’ più di serietà” sorride Vilona. “Lì abbiamo capito che si iniziava a fare sul serio”. E anche se di strumenti spaziali che misurano i raggi gamma ne esistono già diversi, “si stanno avvicinando alla fine della loro vita operativa” spiega Nicolaidis. “Chissà se un giorno saranno sostituiti da una costellazione di satelliti ispirati proprio al nostro Sparkle”.

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