✕

Da Russo a Giammaria, gli errori dei magistrati che non hanno fermato il mercato dei segreti

Raffaele Cantone

 
Per loro sono arrivate anche le promozioni. L’ex capo di Striano ora dirige il Dap
2 minuti di lettura

ROMA — Lo spaventoso travaso di documenti dalle banche dati per mano del luogotenente Pasquale Striano poteva essere fermato prima. E poteva essere indagato meglio, poi. È quel che si legge tra le righe della due giorni di audizioni davanti alla commissione parlamentare Antimafia del procuratore capo della Direzione nazionale antimafia Giovanni Melillo e del capo della procura di Perugia Raffaele Cantone, che stanno lavorando all’inchiesta sullo spionaggio di politici e vip. Perché se il primo ha riferito di aver trovato, quando il 22 giugno 2022 si è insediato nell’ufficio prendendo il posto di Cafiero De Raho, una «situazione disastrosa e sconfortante», il secondo, alla ricerca della rete di contatti di Striano, ha dovuto constatare che nel suo telefono c’erano «chat senza messaggi» e nel suo pc «mail vecchie, ma non quelle nuove». Erano state cancellate.

L’inchiesta di Perugia ha dimostrato che il finanziere a capo …

ROMA — Lo spaventoso travaso di documenti dalle banche dati per mano del luogotenente Pasquale Striano poteva essere fermato prima. E poteva essere indagato meglio, poi. È quel che si legge tra le righe della due giorni di audizioni davanti alla commissione parlamentare Antimafia del procuratore capo della Direzione nazionale antimafia Giovanni Melillo e del capo della procura di Perugia Raffaele Cantone, che stanno lavorando all’inchiesta sullo spionaggio di politici e vip. Perché se il primo ha riferito di aver trovato, quando il 22 giugno 2022 si è insediato nell’ufficio prendendo il posto di Cafiero De Raho, una «situazione disastrosa e sconfortante», il secondo, alla ricerca della rete di contatti di Striano, ha dovuto constatare che nel suo telefono c’erano «chat senza messaggi» e nel suo pc «mail vecchie, ma non quelle nuove». Erano state cancellate.

L’inchiesta di Perugia ha dimostrato che il finanziere a capo del Gruppo Sos, tra il 2019 e il 2022 ha scaricato qualcosa come 33.528 file dai sistemi della Dna, consultando 4.124 Segnalazioni di operazioni sospette, interrogando le banche dati su 1.531 nominativi. «Un’attività mostruosa e inquietante», l’ha definita Cantone. Non si sa nemmeno con certezza dove siano finite tutte quelle carte, posto che secondo gli inquirenti almeno 800 accessi erano abusivi.

Per questo Melillo ha voluto spiegare ai parlamentari dell’Antimafia cosa ha fatto subito dopo il suo insediamento: l’immediata richiesta di un’ispezione ministeriale delle procedure («Gli esiti furono sconfortanti», ricorda) e la riorganizzazione completa dell’ufficio Sos, con la sostituzione del personale che «sedeva davanti a quei computer da 27-28 anni» e con l’incremento da uno a quattro dei sostituti procuratori con responsabilità di controllo dei database.

Per tutto il periodo delle scorribande tra gli archivi di Striano, il coordinatore dell’ufficio è stato il procuratore aggiunto ed ex magistrato di Cassazione Giovanni Russo. Non ha commesso alcun reato,non è indagato nè sospettato di nulla, a differenza di Antonio Laudati, a cui la procura di Perugia contesta quattro episodi di possibile dossieraggio. Ma certamente Russo, nonostante avesse la responsabilità di quell’ufficio,non si è accorto di niente, così come in sostanza ha riferito quando lo hanno ascoltato come persona informata sui fatti. Russo non è più in quell’ufficio perchè l governo Meloni lo ha promosso. Dal 11 gennaio del 2023 è stato scelto per dirigere il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, un ruolo di grandissima responsabilità. Tanto che adesso c’è un sindacato di polizia (Ssp) che gli chiede di dimettersi «per ragioni di opportunità e per difendersi in piena libertà».

Ma non è l’unica persona legata all’indagine, originata dall’esposto del ministro Crosetto indispettito dalla pubblicazione sul Domani dei redditi che aveva percepito da Leonardo prima della nomina, ad aver fatto carriera al ministero della Giustizia. Anche la pm romana Antonia Giammaria, che quell’esposto per prima ha ricevuto aprendo l’inchiesta per fuga di notizie, è finita in via Arenula. In quota Magistratura indipendente, la corrente di centro-destra, a gennaio scorso è stata collocata fuori ruolo al Dipartimento affari di giustizia, nella direzione generale affari giuridici e legali.

Giammaria (che conosce il mondo dei palazzi della politica: è stata anche nell’ufficio legislativo del ministro Carlo Calenda, quando era allo Sviluppo economico) ha avuto l’intuizione di individuare l’ufficio Sos della Dna come il punto rotto del sistema, da cui assai probabilmente è uscita la dichiarazione dei redditi di Crosetto. E tuttavia, le sue due mosse successive possono aver dato il tempo agli indagati di cancellare chat, prove e documenti compromettenti.

La pm infatti ha disposto la perquisizione di Striano solo dopo averlo interrogato, quando dunque il finanziere aveva capito di essere sotto inchiesta. Altra circostanza, questa riferita direttamente da Melillo in audizione. Quando Giammaria ha contattato la Dna per avere informazioni su Striano, invece di chiamare il procuratore capo si è rivolta a Laudati. «Inspiegabilmente», ha detto Melillo. Laudati ha risposto alla richiesta della pm romana con una nota di poche righe, e ora attraverso il suo avvocato sostiene di essere stato lui a denunciare Striano. Non è ciò che risulta agli atti dell’indagine di Perugia.

Quindi l’inchiesta poteva essere molto più ampia e profonda, ad altre condizioni e «senza i danni provocati dalla fuga di notizie», ha ribadito Cantone. Che ha aggiunto: «I nostri consulenti informatici ci hanno spiegato che è possibile cancellare dati registrati sui device e noi crediamo che la cancellazione ci sia stata. Nel telefono di Striano abbiamo trovato chat senza messaggi. Nel suo pc c’erano molte email di anni precedenti, ma non quelle attuali».

Leggi i commenti