Cara politica, metti al centro le donne
di Linda Laura SabbadiniNonostante da più parti si esulti in termini di risultati nell’occupazione femminile, non possiamo affatto dichiararci soddisfatti. Siamo ultimi in Europa, metà delle donne non lavora, il che significa che non è autonoma economicamente. E così troppe donne sono doppiamente a rischio, di povertà, e di violenza domestica.
Non solo. Negli ultimi quindici anni si sono susseguite tre crisi. Nel 2008-2009, nel 2013, nel 2020. In tutte e tre si è persa occupazione. E ogni volta si è dovuto risalire la china. Ma c’è chi non è riuscito a recuperare ciò che aveva perso. Sono le donne giovani, tra i 25 e i 34 anni, a cui mancano ancora 1,3 punti rispetto ad allora. E c’è chi ha perso di più, il Mezzogiorno che non si era avvantaggiato neanche dalla crescita dell’occupazione femminile nel periodo immediatamente precedente, dal 1995 al 2008, con solo 200 mila lavoratrici in più. E che quindi continua ad avere il tasso di occupazione femminile al 33 per cento, come la media dell’Italia del 19…
Nonostante da più parti si esulti in termini di risultati nell’occupazione femminile, non possiamo affatto dichiararci soddisfatti. Siamo ultimi in Europa, metà delle donne non lavora, il che significa che non è autonoma economicamente. E così troppe donne sono doppiamente a rischio, di povertà, e di violenza domestica.
Non solo. Negli ultimi quindici anni si sono susseguite tre crisi. Nel 2008-2009, nel 2013, nel 2020. In tutte e tre si è persa occupazione. E ogni volta si è dovuto risalire la china. Ma c’è chi non è riuscito a recuperare ciò che aveva perso. Sono le donne giovani, tra i 25 e i 34 anni, a cui mancano ancora 1,3 punti rispetto ad allora. E c’è chi ha perso di più, il Mezzogiorno che non si era avvantaggiato neanche dalla crescita dell’occupazione femminile nel periodo immediatamente precedente, dal 1995 al 2008, con solo 200 mila lavoratrici in più. E che quindi continua ad avere il tasso di occupazione femminile al 33 per cento, come la media dell’Italia del 1977!
Non basta. In questi anni la qualità del lavoro è peggiorata. È aumentata la precarietà, il part time involontario ha superato ampiamente il 50%, è peggiorata la conciliazione dei tempi di vita. Più che nel resto d’Europa.
Inoltre, continua a manifestarsi il grande paradosso delle donne. Si laureano di più, si laureano prima, con voti migliori dei loro coetanei. In tutti i corsi di laurea . In tutte le zone del Paese. Ma trovano lavoro più tardi, ne trovano meno, più precario e peggio retribuito. A cinque anni dalla laurea, la differenza nella percentuale d’inserimento in lavori ad alta specializzazione è di 5 punti percentuali, secondo AlmaLaurea, a svantaggio delle donne. Il gender gap salariale raggiunge il 20%, il 26% nelle Arti e design. E se si hanno figli in quegli anni, la distanza diventa abissale.
La presenza delle donne nei luoghi decisionali cresce lentamente. E così, anche laddove le donne sono maggioranza, come nella Sanità, solo il 17% dei primari è donna. E all’Università, dove le donne sono maggioranza tra i laureati, tra i professori ordinari raggiungono solo il 26%.
Si avanza, sì, qua e là, ma faticosamente. Siamo un Paese con un alto livello di segregazione verticale di genere nel mercato del lavoro. Poche donne nei luoghi decisionali. D’altro canto, gli anni decisivi per lo sviluppo delle carriere si collocano tra i trenta e i quaranta. Gli stessi in cui le donne hanno i figli. E la coincidenza dei due percorsi non può che penalizzarle, in un Paese che si disinteressa dei servizi educativi per la prima infanzia, dei servizi di assistenza per anziani e disabili, dei congedi di paternità adeguati. E che da decenni scarica sulle spalle delle donne il carico della cura.
E in un Paese in cui gli avanzamenti in carriera e la competizione continuano ancora prevalentemente a basarsi sulla disponibilità di tempo illimitata sul lavoro. Non sulle competenze. Così non c’è storia. Le donne, specie quelle con figli, partono con un handicap difficilmente recuperabile.
Stereotipi di genere incanalano donne e uomini in ruoli precisi, fin dalla prima infanzia. Le scelte formative e professionali sono fortemente condizionate da questi. Il mix di forti stereotipi di genere e scarso supporto di welfare è esplosivo. Bisogna rompere il giocattolo, rompere il meccanismo che ha reso possibile che tutto ciò avvenisse. Bisogna cambiare le priorità della politica: al centro finalmente le donne. Come mai è stato. Con la grande forza che hanno mostrato negli anni, singolarmente e collettivamente, le donne sono le uniche che possono farlo.