In tribunale come a letto: chi decide?
di Paolo Di PaoloNon serve pescare dagli archivi. Bastano poche situazioni. Bastano pochi giorni del mese appena cominciato, basta guardarsi attorno per mettere a fuoco gli ostacoli. O — da esseri umani nati maschi — per guardarsi allo specchio.
Scena numero 1. Essere umano di sesso maschile, Corato, provincia di Bari. Marzo 2024. Giulio D’Imperio, consigliere comunale lista civica Demos, sbraita contro la collega capogruppo del Partito democratico Nadia D’Introno: «Stai zitta!». Lo fa con la naturalezza stizzosa e, come vuole il cognome, imperiosa di chi è abituato da sempre a un certo tipo di prepotenza. Qualche anno fa Michela Murgia scelse questa frase, “Stai zitta”, come titolo di un pamphlet pubblicato da Einaudi sulle frasi-spia del sessismo che si insinua e infiltra il linguaggio quotidiano. «Le aree semantiche che definiscono una donna che parla — scriveva Murgia — sono quasi sempre denigratorie. Se discorre è chiacchierona, linguacciuta, pettegola. Se ribatte è petulante, stridula, sg…
Non serve pescare dagli archivi. Bastano poche situazioni. Bastano pochi giorni del mese appena cominciato, basta guardarsi attorno per mettere a fuoco gli ostacoli. O — da esseri umani nati maschi — per guardarsi allo specchio.
Scena numero 1. Essere umano di sesso maschile, Corato, provincia di Bari. Marzo 2024. Giulio D’Imperio, consigliere comunale lista civica Demos, sbraita contro la collega capogruppo del Partito democratico Nadia D’Introno: «Stai zitta!». Lo fa con la naturalezza stizzosa e, come vuole il cognome, imperiosa di chi è abituato da sempre a un certo tipo di prepotenza. Qualche anno fa Michela Murgia scelse questa frase, “Stai zitta”, come titolo di un pamphlet pubblicato da Einaudi sulle frasi-spia del sessismo che si insinua e infiltra il linguaggio quotidiano. «Le aree semantiche che definiscono una donna che parla — scriveva Murgia — sono quasi sempre denigratorie. Se discorre è chiacchierona, linguacciuta, pettegola. Se ribatte è petulante, stridula, sguaiata, aggressiva. Gli aggettivi fanno spesso riferimento all’acutezza del tono vocale, trasmettendo l’idea che il suono della voce femminile aggredisca l’udito». Le teocrazie prevedono che le donne tacciano in pubblico. E le democrazie? Chi decide? Il consigliere comunale D’Imperio?
Scena numero 2. Una cantautrice famosa, Levante, si racconta in un’intervista al settimanale Vanity Fair. Marzo 2024. Parla di una storia con un uomo che non riusciva a rassegnarsi alla fine del rapporto. «Ha tentato di ricattarmi: aveva dei nostri filmati, file privati. Mi chiamava in continuazione: “Sto male”, mi implorava, e così passavo ore al telefono a cercare di tranquillizzarlo. Mi ha scritto 980 mail nel giro di un mese. Io ero spaventata, ma forse non abbastanza». Aggiunge di essere andata in questura con le email stampate e di essersi sentita profondamente a disagio. «Del resto il nostro è un mondo di maschi che protegge i maschi». La condivisione non consensuale di materiale intimo — scrive Carlotta Vagnoli nel suo “Maledetta sfortuna” (Fabbri) — vede come vittime nel 90% dei casi soggetti di sesso femminile. Oltretutto, non è infrequente che venga addossata la responsabilità del reato del revenge porn a chi lo subisce. Chi decide?
Scena numero 3. Aula di giustizia, Corte d’assise di Milano, processo per l’omicidio — femminicidio — di Giulia Tramontano. Marzo 2024. Viene interrogata A.C., ventitré anni, la giovane donna con cui l’assassino di Giulia Tramontano, Alessandro Impagnatiello, aveva una relazione parallela. Viene letto un messaggio di A. a Giulia, che era incinta: «Ti prego salvati appena puoi. Proteggi te e tuo figlio. Se avessi scelto di tenere il mio bambino sarei nella stessa situazione tua adesso. Lui avrebbe avuto due figli con due donne diverse nello stesso periodo. Io soffro ancora per l’aborto». Chi ha deciso?
Scena numero 4. I primi fotogrammi di una nuova serie tv italiana, Antonia, scritta e interpretata da Chiara Martegiani e diretta da Chiara Malta. Marzo 2024. La protagonista, una trentenne, sta avendo un rapporto sessuale con il suo compagno. Qualche minuto dopo scoppia una discussione: Antonia non tollera che lui non le abbia detto, se non fuori tempo massimo, che stava eiaculando senza protezioni. I responsabili di tutte le gravidanze indesiderate — scrive Gabrielle Blair nel recente “Eiaculate responsabilmente” (Feltrinelli) — sono gli uomini. Dice Blair: l’idea che gli uomini detestino il preservativo è un pregiudizio sociale; la società insegna che il piacere del maschio è lo scopo e la priorità del sesso; si dà per scontato che prevenire una gravidanza spetti alle donne. Chi decide?