Nessuna infermità mentale, neppure temporanea: Benno Neumair quando ha ucciso la madre, Laura Perselli, e il padre, Peter Neumair, sapeva esattamente quello che stava facendo. Ha ucciso prima il padre e dopo “circa 40 minuti” la madre.
Secondo la Corte d’assise d’appello di Bolzano i disturbi di personalità di Benno (con tratti “narcisistici, antisociali, istrionici e passivo aggressivi”) non sono così gravi da giustificare una incapacità di intendere e volere.
L’ergastolo
Queste le motivazioni dei giudici che lo scorso 30 ottobre hanno confermato la condanna all’ergastolo inflitta in primo grado al 30enne.
Benno Neumair è detenuto nel carcere di Montorio, condannato per l’omicidio volontario aggravato dei genitori e la distruzione dei loro cadaveri, avvenuto il 4 gennaio 2021. Per la corte “non sussistono elementi idonei per poter affermare, nemmeno sotto il profilo del mero dubbio, che possa ricondursi a uno scivolamento psicotico”.
L’alta conflittualità
Secondo il difensore, Benno sarebbe scattato perché sarebbe stato svegliato all’improvviso dal padre, che era entrato in camera mentre lui dormiva per inveire contro di lui. Benno aveva detto di aver preso il cordino da arrampicata e di averlo stretto attorno al collo del padre farlo tacere: “Volevo solo il silenzio, volevo che stesse zitto perché stavo male dentro”.
Invece per i giudici la motivazione del delitto “è ragionevolmente la situazione di alta conflittualità con i genitori e un sentimento di insofferenza verso il padre e di scontro ormai costante” e “l’aspirazione a una condizione di vita migliore, con l’eliminazione di ciò che la figura paterna rappresentava quale profilo di dissonanza rispetto al modo e alla sua idea di vita”.
Nessuna attenuante
Escluso anche lo stato “simil onirico” nel quale si sarebbe trovato Benno, secondo la difesa, al momento dell’omicidio della madre, vittima, secondo l’accusa, di un agguato. Per una serie di “incontestabili elementi oggettivi”: dalla telefonata tra lei e il figlio agli atti di depistaggio delle indagini dopo aver scaricato i corpi del fiume.
La Corte ha anche rigettato la richiesta di un percorso di giustizia riparativa, presentata da Benno l’11 settembre 2023 perché il 30enne non ha “mai mostrato pentimento”, ha avuto una “condotta sprezzante e provocatoria” nel processo di primo grado, non ha contattato la sorella, non sono state portate motivazioni alla richiesta, né relazioni “da parte dello psicologo del carcere, che avvalorasse l’inizio di un percorso di presa di coscienza e rielaborazione dell’agito”.