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Dossier, pene raddoppiate per chi spia: ora il governo spinge sulla nuova legge

(ansa)
Il ministro Nordio: “Punto di non ritorno, serve una commissione d’inchiesta”. Ma Tajani frena: “Ci vuole tempo, andiamo avanti con il lavoro dei magistrati”
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Il procuratore nazionale antimafia, Giovanni Melillo, e il capo dell’ufficio di Perugia, lo hanno spiegato chiaramente nei due giorni tra commissione antimafia e Copasir: l’inchiesta sugli “spioni” è, prima di tutto, l’indagine sulla vulnerabilità della rete informatica che dovrebbe difendere i segreti giudiziari del nostro Paese.

Anche per questo il Parlamento — su spinta anche del Governo e della premier, Giorgia Meloni — ha deciso di accelerare l’iter per l’approvazione del disegno di legge sulla cybersicurezza, da tempo sollecitato dagli addetti ai lavori. Tra le altre cose, la legge prevede un raddoppio delle pene per i pubblici ufficiali che accedono illecitamente a sistemi informatici, esattamente quello di cui è accusato il luogotenente Pasquale Striano, indagato nell’indagine di Perugia.

Il procuratore nazionale antimafia, Giovanni Melillo, e il capo dell’ufficio di Perugia, lo hanno spiegato chiaramente nei due giorni tra commissione antimafia e Copasir: l’inchiesta sugli “spioni” è, prima di tutto, l’indagine sulla vulnerabilità della rete informatica che dovrebbe difendere i segreti giudiziari del nostro Paese.

Anche per questo il Parlamento — su spinta anche del Governo e della premier, Giorgia Meloni — ha deciso di accelerare l’iter per l’approvazione del disegno di legge sulla cybersicurezza, da tempo sollecitato dagli addetti ai lavori. Tra le altre cose, la legge prevede un raddoppio delle pene per i pubblici ufficiali che accedono illecitamente a sistemi informatici, esattamente quello di cui è accusato il luogotenente Pasquale Striano, indagato nell’indagine di Perugia.

Oggi la legge prevede una pena che va da uno a cinque anni di reclusione. Si passerebbe a 2-10 anni. Una posizione che, si diceva, trova d’accordo la gran parte degli addetti ai lavori. E che ieri ha avuto in qualche maniera una sponda anche dall’Anm, l’Associazione dei magistrati, con il presidente Giuseppe Santalucia. Che ha parlato dell’esigenza di «innalzare i meccanismi di tutela che impediscono accessi abusivi» alle banche dati. «Colpisce — ha detto — che si siano protratti nel tempo. Serve creare degli scudi che proteggano le informazioni sensibili, mentre certamente non è affatto saggia l’idea di eliminare queste banche dati».

Il riferimento è a quella politica che in queste settimane sta cercando di sfruttare l’onda e abbassare il livello dei controlli, primo tra tutto il sistema delle Sos, le Segnalazioni di operazioni sospette. Politica che ieri ha continuato a parlare della questione Perugia, anche con visioni diverse all’interno del Governo.

«Siamo arrivati ad un punto di non ritorno: è necessaria una commissione d’inchiesta parlamentare» ha detto infatti il ministro della Giustizia, Carlo Nordio. «Una commissione con potere inquirente, deve servire per analizzare una volta per tutte questa deviazione che già si era rilevata gravissima ai tempi dello scandalo Palamara e che adesso, proprio per le parole di Cantone, è diventata ancora più seria». La posizione di Nordio non sembra però quella del Governo e della maggioranza che ieri invitavano alla calma. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, per esempio, che ha detto «che serve tempo: intanto andiamo avanti con il lavoro ei magistrati: serve prudenza e determinazione». Ma anche in Parlamento in molti erano scettici rispetto alla posizione di Nordio: «C’è già la commissione antimafia» dicevano.

Intanto da lunedì riprenderà il lavoro della procura di Perugia: dovrà essere ascoltato il magistrato Antonio Laudati e compiuti ulteriori accertamenti. Parallelamente viaggiano altre inchieste — coordinate dalla procura di Roma — su accessi abusivi che hanno causato l’esfiltrazione di Sos.

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