Meta oscura i contenuti politici, senza dare spiegazioni. L’esperto: “Crollo tra il 70 e l’80% della loro visibilità”. Ma la Commissione europea vuole vederci chiaro
di Viola GiannoliDal febbraio del 2021 Meta ha deciso di ridurre i post che riguardano la politica su Facebook. Un’operazione che la società statunitense che controlla i principali social network ha deciso perché, ha spiegato Mark Zuckerberg, “le persone non vogliono che i contenuti politici prendano il sopravvento sul loro feed di notizie”. In Italia la nuova policy si è cominciata a fare strada tra l’ottobre e il novembre 2022. E ha comportato uno shadow ban, ovvero un oscuramento, di alcuni profili e soprattutto di alcuni contenuti postati sui social ad altri utenti. Da allora, ha studiato Leonardo Cecchi, esperto social e attivista politico, c’è stato un crollo tra il 70 e l’80% della visibilità di contenuti politici in Italia e dell’engagement dei loro autori: Conte, Salvini, Zaia.
Politica divisiva
“E’ dall’assalto di Capitol Hill che Meta ha cambiato strategia e ha iniziato a sostenere, secondo analisi che non sono state rese pubbliche, che la politica su Facebook sarebbe stata "divisiva" e che…
Dal febbraio del 2021 Meta ha deciso di ridurre i post che riguardano la politica su Facebook. Un’operazione che la società statunitense che controlla i principali social network ha deciso perché, ha spiegato Mark Zuckerberg, “le persone non vogliono che i contenuti politici prendano il sopravvento sul loro feed di notizie”. In Italia la nuova policy si è cominciata a fare strada tra l’ottobre e il novembre 2022. E ha comportato uno shadow ban, ovvero un oscuramento, di alcuni profili e soprattutto di alcuni contenuti postati sui social ad altri utenti. Da allora, ha studiato Leonardo Cecchi, esperto social e attivista politico, c’è stato un crollo tra il 70 e l’80% della visibilità di contenuti politici in Italia e dell’engagement dei loro autori: Conte, Salvini, Zaia.
Politica divisiva
“E’ dall’assalto di Capitol Hill che Meta ha cambiato strategia e ha iniziato a sostenere, secondo analisi che non sono state rese pubbliche, che la politica su Facebook sarebbe stata "divisiva" e che le persone non volevano "prendesse il sopravvento" (su cosa Meta non lo specifica). Con questo mandato ha ridotto la distribuzione organica di contenuti che parlano di politica. Una vera strozzatura che ha chiare conseguenze sulla democrazia globale – racconta Cecchi - Meta non ha spiegato alcunché, non ha risposto ad alcuna domanda: cosa è politica? In base a quali criteri si è deciso di soffocarlo? Chi sono le persone che Mark Zuckerberg ha sentito e che gli avrebbero detto che c’è un calo di coinvolgimento nella politica?”.
All’inizio del 2024 la stessa scelta è stata fatta per Instagram e per il neonato di casa Meta: Threads, una sorta di spin off di Ig, creato per fare concorrenza a X di Elon Musk.
Le domande della Commissione europea
Ora però è la Commissione europea che vuole vederci chiaro. E il primo marzo ha inviato a Meta una serie di domande. Tra cui quella sullo shadow banning. “La richiesta di informazioni – si legge nel report delle attività sul sito della Commissione Ue – domanda a Meta di fornire chiarimenti relativi alla pratica del cosiddetto shadow banning”. E Meta deve rispondere entro il 22 marzo.
Da dove nasce la verifica
Il Digital service act, Dsa, un regolamento digitale della Ue, ha ristretto dal febbraio del 2024 la possibilità di applicazione dello shadow banning. Nel Dsa la pratica è definita come una “retrocessione nel posizionamento o nei sistemi di raccomandazione, oppure nella restrizione dell’accessibilità da parte di uno o più destinatari del servizio o nell’esclusione dell’utente da una comunità online senza che quest’ultimo ne sia consapevole”.
I limiti delle restrizioni
L’articolo 17 del DSA specifica che per imporre una restrizione è necessario motivare la richiesta in maniera chiara e specifica. “E invece Quando sei vittima di shadow ban non lo sai nemmeno, non ricevi alcuna comunicazione, te ne accorgi solo perché da interazioni e condivisioni deduci che quel contenuto non lo ha ricevuto quasi nessuno, è stato nascosto, oscurato”, spiega ancora Cecchi.
La richiesta della Ue arriva dunque dopo che Instagram il mese scorso ha dichiarato che non avrebbe "raccomandato in modo proattivo contenuti sulla politica" sui feed consigliati da Instagram e Threads degli utenti.
“Nonostante il Dsa proibisca lo shadow ban, alla nascita di Threads Meta ha pubblicamente annunciato che avrebbe mandato, di fatto, in shadow ban migliaia e migliaia di persone. Non ha usato quell'esatto termine, ma dicendo di ridurre, non suggerire e limitare i contenuti politici, ha comunicato una chiara forma di implicito shadow ban. E’ come se io mi presentassi davanti a un commissario e dicessi ‘guardatemi, sto andando a fare una rapina’, e nessuno facesse nulla, nessuno intervenisse per impedirmelo o quanto meno per controllare”, racconta per paradosso Cecchi.
L’effetto strozzatura
In questi mesi l’ufficio del DSA dell’Unione Europea e quello della Vice Presidente esecutiva Margrethe Vestager hanno ricevuto decine di segnalazioni. Tra cui quelle di Cecchi: “Per un anno e mezzo ho raccolto dati su questo ‘effetto strozzatura’ dei contenuti politici”.
“Il punto centrale – spiega - è che c’è una multinazionale straniera che di punto in bianco decide di selezionare la politica, sceglie di mettere in ombra i contenuti che parlano di alcuni temi senza spiegare cosa, per loro, sia politica, quali siano i criteri con cui alcuni post vengono oscurati. Meta, che agisce come un monopolio in uno Stato democratico, in sostanza si arroga il diritto di decidere cosa sia visibile e cosa no. Teoricamente potrebbe decidere di far scomparire del tutto dal dibattito pubblico un determinato tema”.
Nel ventaglio di anomalie c’è anche il fatto che alcuni soggetti e alcuni post non siano oggetto di questa nuova policy, nonostante parlino di politica. Ma anzi addirittura vengano promossi da Facebook. Anche di questo non se ne conosce però la ragione.