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Si incollarono al Laocoonte: il tribunale Vaticano condanna in appello due ecoattivisti

Confermati nove mesi, con pena sospesa, e 28.148 euro di risarcimento danni, per la protesta avvenuta nei Musei vaticani nel 2022. Il dilemma del Vaticano, gli argomenti delle difese, la decisione della corte. Ultima generazione: “Sua Santità, non tradisca le sue parole”
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Il tribunale vaticano ha confermato in appello la condanna nei confronti dei due attivisti di Ultima Generazione che nell’estate del 2022 si incollarono alla statua del Laocoonte all'interno dei musei Vaticani.

“In nome di Sua Santità papa Francesco”, ha dichiarato il presidente della corte d’appello, monsignor Alejandro Arellano Cedillo, il tribunale “rigetta l’appello” presentato dagli imputati “avverso la sentenza del 12 giugno, che conferma in ogni sua parte”.

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Il dilemma del Vaticano

In primo grado il tribunale vaticano, presieduto da Giuseppe Pignatone, aveva accolto parzialmente le richieste della pubblica accusa, condannando a 9 mesi, con pena sospesa, e a un risarcimento dei danni per un totale di 28.148 euro, i due attivisti, che hanno appellato la sentenza. A queste pene si sono aggiunte, oggi, le spese di 2.100 euro del processo. Sebbene il t…

Il tribunale vaticano ha confermato in appello la condanna nei confronti dei due attivisti di Ultima Generazione che nell’estate del 2022 si incollarono alla statua del Laocoonte all'interno dei musei Vaticani.

“In nome di Sua Santità papa Francesco”, ha dichiarato il presidente della corte d’appello, monsignor Alejandro Arellano Cedillo, il tribunale “rigetta l’appello” presentato dagli imputati “avverso la sentenza del 12 giugno, che conferma in ogni sua parte”.

Clima, blitz degli attivisti ai musei vaticani: "incollati" a Laocoonte per protesta

Il dilemma del Vaticano

In primo grado il tribunale vaticano, presieduto da Giuseppe Pignatone, aveva accolto parzialmente le richieste della pubblica accusa, condannando a 9 mesi, con pena sospesa, e a un risarcimento dei danni per un totale di 28.148 euro, i due attivisti, che hanno appellato la sentenza. A queste pene si sono aggiunte, oggi, le spese di 2.100 euro del processo. Sebbene il tribunale vaticano agisca in autonomia, il processo rappresenta comunque un dilemma per il tribunale di un Papa che ha scritto l’enciclica Laudato si' sulla “cura della casa comune”, e che ha più volte incoraggiato le manifestazioni dei giovani per sensibilizzare l'opinione pubblica sul cambiamento climatico. L’avvocato degli imputati ha riferito che gli attivisti hanno chiesto un incontro sia al Papa che al cardinale Matteo Zuppi.

La statua e il basamento

I due ecoattivisti si chiamano Ester Goffi, 26 anni, e Guido Viero, 61, e la mattina del 18 agosto del 2022 incollarono le mani con “adesivo sintetico particolarmente tenace e corrosivo”, secondo la citazione in giudizio, al basamento della statua. Se il Laocoonte è databile intorno al 40 avanti Cristo, il basamento è ben più recente. Con loro è stata condannata, ad una semplice ammenda, Laura Zorzini, che durante il blitz filmò e postò online i video dell'azione, e si rifiutò poi di essere accompagnata al comando della gendarmeria vaticana, e che non ha fatto appello. La pubblica accusa aveva inizialmente chiesto una condanna a 2 anni e 5 mesi per Guido Viero, a 2 anni per Ester Goffi e a un mese per Laura Zorzini. Per i primi due, inoltre, era stata richiesta anche una multa di 3 mila euro. Più volte gli imputati si sono difesi, nelle passate udienze, sostenendo di non voler danneggiare l'opera. "Avevamo preso informazioni sulla colla, ci hanno detto che si toglie facilmente con l'acetone”, aveva affermato Ester Viero: “Non pensavamo assolutamente di recare un danno".

Le spese per il restauro

Secondo una iniziale relazione tecnica dei Musei Vaticani, le spese per la riparazione ammontano ad oltre 15 mila euro. Convocato in aula come testimone durante il processo di primo grado, Guy Devreux, direttore del laboratorio per il restauro dei marmi e calchi, ha spiegato che il lavoro è durato "meno del previsto", ossia "una settimana", e "con un importo inferiore", perché l’amministrazione dei Musei aveva chiesto “di fare un lavoro rapido per evitare di togliere l’opera alla visione dei turisti". Il danno finale, però, potrebbe dunque essere "permanente", secondo l'esperto, che ha poi precisato che il basamento "è parte integrante dell'opera e va curata esattamente nello stesso modo", per quanto sia probabilmente del 1956, o al massimo del 1815.

Le accuse di incoerenza

Una udienza che si è svolta lo scorso 14 febbraio è stata aggiornata dopo che gli avvocati di parte civile hanno presentato documentazione aggiuntiva, ossia articoli di giornali nei quali, dopo la sentenza di primo grado, gli attivisti hanno indicato l’incongruenza tra l’impegno di papa Francesco a favore della causa ecologica e la condanna nei confronti del loro atto dimostrativo.

La colla e il solvente

In quella occasione la difesa ha contestato la soggettiva “colpa cosciente” dei due attivisti di Ultima generazione: Ester Goffi e Guido Viero “agivano nel convincimento ragionevole, almeno ai loro occhi, di evitare di arrecare un danno” al Laocoonte, ha detto l’avvocato dei due imputati, Rita Claudia Baffioni, e l’accusa non avrebbe dimostrato “l’esistenza del dolo come motore psicologico del fatto contestato”. A riprova delle intenzioni innocue dei due ecoattivisti, l’avvocato ha ricordato che i due “si erano confrontati con un esperto” per escludere che avrebbero danneggiato il monumento, e “avevano portato un solvente” per staccare le mani dopo l’azione dimostrativa. Quanto ai danni al basamento, la legale ha parlato di “imbrattamento”, ed ha sottolineato che “la fruibilità dell’opera non è mai venuta meno”.

Soggettività e oggettività

L’avvocato di parte civile, che rappresenta il Governatorato vaticano, aveva invece puntato l’attenzione non già sulla soggettività degli imputati ma sulla “oggettività e materialità” della “condotta delittuosa”, contestando il tentativo di declassare l’azione a “imbrattamento” e notando che “è noto a tutti il carattere corrosivo della colla nonché del comune solvente industriale” portato dagli ecoattivisti. “Se davvero non avessero avuto alcuna volontà di aggredire il bene per quale motivo non hanno utilizzato delle cautele, non hanno posto un diaframma tra loro e il monumento?”, ha domandato l’avvocata Floriana Gigli, che ha poi sostenuto che la modalità dell’azione dimostrativa non è stata “pacifica ma violenta”, essendosi svolta in violazione delle regole e dei luoghi, e mettendo in discussione lo stesso “contenuto ecologico” di questa dimostrazioni sia perché, ha detto l’avvocata, “molte volte l’azione per recuperare i beni danneggiati è inquinante ma anche perché con la coazione di simili azioni crea una disapprovazione sociale per questi gesti”. L’azione di Ultima generazione, ha notato, è avvenuta in Vaticano, “lo Stato simbolo della tutela ambientale”. La promotrice di giustizia Catia Summaria, ossia la procuratrice, aveva chiesto già a febbraio la conferma della condanna, sottolineando che “i motivi della condotta non hanno alcun rilievo in ordine alla valutazione di un fatto” e affermando che anche il Laocoonte è una “opera” che fa parte del “creato”, concetto preferibile ad “ambiente”.

La distruzione di Troia

In aula già a febbraio è intervenuta Ester Goffi, presente anche oggi in aula (l’altro imputato è assente) ricordando il senso non violento dell’azione: “Mi domando se sia violento essere indifferenti alla crisi climatica: mentre noi siamo in un tribunale riscaldato e con tutti i comfort in Emilia Romagna ci sono persone senza casa a causa delle alluvioni”, ha esemplificato la giovane donna. L’obiettivo, ha spiegato, non era solo l’effetto mediatico “ma anche richiamare l’attenzione del Papa, che non abbiamo provocato – e se lo abbiamo fatto involontariamente me ne scuso – che ha una grande influenza a livello mondiale”. Goffi ha ribadito che non era intenzione degli ecoattivisti di corrodere il basamento. La scelta era caduta sul Laocoonte perché questa figura mitologica aveva dato l’allarme sulla distruzione di Troia ma non fu ascoltato, ha ricordato, come oggi c’è chi dà l’allarme sul cambiamento climatico ma “tutte le promesse dei governi vengono infrante”.

“Sua Santità, non tradisca le sue parole”

"L’accanimento della Città del Vaticano nei confronti degli attivisti climatici è senza dubbio una sorpresa per i cittadini e le cittadine di Ultima Generazione, che comunque continuano a riconoscere nel ruolo di Papa Francesco una delle voci più coraggiose e fuori dal coro per quanto riguarda la sensibilizzazione delle persone rispetto all’emergenza climatica”, commenta Ultima generazione in una nota intitolata “Sua Santità, non tradisca le sue parole”: “Una condanna così severa appare sproporzionata rispetto all’atto in sé e ancor più stride con quelli che sono stati i richiami del Papa nell’affrontare la crisi climatica, a cui ha dedicato due encicliche: Laudato si’ nel 2015 e Laudate Deum nel 2023”, scrive Ultima generazione, che ricorda, tra l’altro, che “è stato proprio Papa Francesco a dichiarare che i giovani di oggi sono “l’ultima generazione per salvarci””.

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