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L’AI scopre antichi siti in Mesopotamia. Gli archeologi: "Strumento sensazionale"

L’intelligenza artificiale messa a punto dall’Università di Bologna ha trovato in Iraq tracce di insediamenti ancora sconosciuti agli archeologi analizzando immagini satellitari. Ci dirà dove scavare resti antichi ma anche dove non costruire per evitare crimini archeologici
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L’intelligenza artificiale messa a punto dall’Università di Bologna ha scoperto in Iraq tracce di insediamenti ancora sconosciuti agli archeologi analizzando immagini satellitari. Ci dirà dove scavare resti antichi ma anche dove non costruire per evitare crimini archeologici.

Quattro nuovi siti di insediamenti alle porte di Baghdad

L’intelligenza artificiale (AI) è diventata più brava degli archeologi. Sono loro stessi ad ammetterlo, ma non sembrano preoccupati, anzi ne sono entusiasti perché potrebbe essere una svolta, per il loro lavoro ma anche per salvare grandi tesori del patrimonio culturale dell’umanità. Lo si capisce dalle chat che tra i professori e i ricercatori del team dell’Università di Bologna (“Sensazionale!”), alla notizia che dalle foto da satellite il loro algoritmo ha trovato quattro nuovi siti di insediamenti alle porte di Baghdad. Risalgono alle radici della nostra storia nella Mezzaluna fertile, oltre 3.500 anni fa. E nessuno, nemmeno gli stessi archeologi, ne so…

L’intelligenza artificiale messa a punto dall’Università di Bologna ha scoperto in Iraq tracce di insediamenti ancora sconosciuti agli archeologi analizzando immagini satellitari. Ci dirà dove scavare resti antichi ma anche dove non costruire per evitare crimini archeologici.

Quattro nuovi siti di insediamenti alle porte di Baghdad

L’intelligenza artificiale (AI) è diventata più brava degli archeologi. Sono loro stessi ad ammetterlo, ma non sembrano preoccupati, anzi ne sono entusiasti perché potrebbe essere una svolta, per il loro lavoro ma anche per salvare grandi tesori del patrimonio culturale dell’umanità. Lo si capisce dalle chat che tra i professori e i ricercatori del team dell’Università di Bologna (“Sensazionale!”), alla notizia che dalle foto da satellite il loro algoritmo ha trovato quattro nuovi siti di insediamenti alle porte di Baghdad. Risalgono alle radici della nostra storia nella Mezzaluna fertile, oltre 3.500 anni fa. E nessuno, nemmeno gli stessi archeologi, ne sospettava l’esistenza. Per la prima volta, vengono indicati come siti “scoperti dall’AI”: “Anche se rivendicherei il diritto di vederli classificati come “scoperti da AI + Casini-Pistola-Roccetti”, commenta Marco Roccetti, professore del dipartimento di Computer Science and Engineering dell’Unibo.

Marco Roccetti 

Il sistema per capire se qualcosa si nasconde nel sottosuolo

Con un piccolo aiuto dagli archeologi. Questa, infatti, è la storia di come informatici e archeologi, ma ancora di più l’intelligenza artificiale e quella umana, hanno collaborato nel mettere a punto un sistema per capire se qualcosa si nasconde nel sottosuolo, senza scavare. Siamo alle porte di Baghdad, in Iraq: “Abbiamo indagato su richiesta del ministero della Cultura iracheno nella zona, tristemente famosa, di Abu Grahib", spiega Nicolò Marchetti, professore di Archeologia del vicino oriente antico dell'Università di Bologna, “ora minacciata dallo sviluppo urbano e agricolo”.

Human in the loop

In gergo si chiama human in the loop: l’AI viene allenata con un set di siti già noti. Poi, interrogata su nuove aree, propone soluzioni, l'archeologo interviene e fa annotazioni sui risultati. La macchina ricomincia. Dopo qualche ciclo, ha raggiunto una accuratezza dell'80 per cento. I primi risultati erano stati presentati nel 2023, ma ora “arrivati sul campo, funziona alla grandissima”, esulta Marchetti. Del team guidato dai due docenti fanno parte Alessandro Pistola e Luca Casini (ora al KTH di Stoccolma) per la parte informatica, e Valentina Orrù, dottoranda sugli insediamenti mesopotamici.

Niccolò Marchetti 

La predictive analytics

“Il vero cambiamento portato dalle AI non è la descriptive analytics (come riconoscere un oggetto in una foto, un obiettivo sul terreno)", dice Roccetti, “ma quello fare predictive analytics. Il nostro sistema ha ‘previsto’ la presenza di siti che nessun umano aveva immaginato potessero esistere”. Un po’ come ChatGpt, che prevede la parola successiva in base a un modello matematico, in questo caso si tratta di trovare resti di civiltà antiche. Una volta messa a punto, ha analizzato foto satellitari disponibili sul web (come quelle di Bing) e di archivi storici: “Ha indicato tutti i siti che avevamo già individuato noi, più altri otto, che aveva visto solo lei”, commenta Marchetti.

La conferma delle predizioni

A gennaio il team di archeologi dell’UniBo è tornata quindi a Baghdad e ha iniziato a verificare le predizioni dell’AI. Tra queste anche alcune che Marchetti e Orrù avevano segnato come “falsi positivi”. Il loro occhio esperto li aveva depennati. E invece: “E invece la macchina insisteva", racconta Roccetti, “secondo lei c’erano. Sia dalle foto satellitari più recenti, che dopo l’analisi di immagini degli anni ‘60”. Le foto in bianco e nero di oltre sessant’anni fa portano tracce di un territorio meno urbanizzato e coltivato. Durante la ricognizione in superficie hanno trovato frammenti ceramici, manufatti, tracce di antichi canali, di un’area occupata dai Cassiti dal secondo millennio avanti Cristo fino ad oggi, proprio lì dove l’Intelligenza artificiale aveva previsto che ci fossero.

Fermare lo scempio

Le nuove mappe archeologiche sono a disposizione del ministero della Cultura iracheno: “Adesso sanno come e dove intervenire", afferma Marchetti, “siamo vicini alla Capitale, dove ci sono interessi immobiliari colossali. E un paio di operazioni pericolose che stanno per fare: speriamo di riuscire a fermarle, perché sarebbe un crimine archeologico”.

Dove non costruire

Le mappe del tesoro indicano dove scavare. Oppure, come in questo caso, dove non costruire. L’esempio iracheno non è dissimile da altre regioni, come quelle dell’Uzbekistan, dove Marchetti e l’Ateneo bolognese conducono campagne di scavo, o dalla Pianura padana. “Si tratta di pianure alluvionali, le zone del mondo che hanno raccolto il massimo delle occupazioni”, fa presente l’archeologo,”attorno a fiumi come il Nilo, il Tigri e l’Eufrate, o il Po. La persistenza degli insediamenti e l’attività agricola hanno però spesso cancellato le tracce antiche”. L’abilità dell’Intelligenza artificiale potrà essere applicata quindi anche altrove, dove si progettano strade, ferrovie, nuove costruzioni, per non distruggere patrimoni inestimabili.

Le istruzioni continuano

Così si risparmia tempo e lavoro. E non è escluso, è il loro pronostico, che prima o poi la si possa usare anche direttamente su uno scavo. Ma anche in questo caso, Marchetti non sembra preoccupato: “Lo scavo consiste nel rimuovere strati di terreno dal più recente al più antico, il nostro occhio è allenato nel riconoscere le differenze di colore. Prima o poi sarà istruita anche su questo”.

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