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Gli 11 anni di papa Francesco: l’orrore per la guerra e le lotte per la riforma, tra diritti delle donne, dei migranti e dei poveri

(ansa)
Jorge Mario Bergoglio venne eletto il 13 marzo del 2013. Oggi l’udienza in piazza e niente festeggiamenti. Il cantiere del sinodo, gli acciacchi, il rapporto con Benedetto XVI, le polemiche per la “bandiera bianca” dell’Ucraina e i prossimi viaggi
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Niente festeggiamenti, niente celebrazioni, neppure un accenno durante l’udienza generale che ha presieduto come ogni settimana in piazza San Pietro. Il pontificato di Francesco compie oggi 11 anni ma Jorge Mario Bergoglio non ha voluto marcare l’anniversario con segni particolari. Dal 2013 il 13 marzo in Vaticano è festivo, come avviene durante ogni pontificato nel giorno che commemora la fumata bianca, ma per il Papa argentino è stato un giorno di lavoro come un altro. Niente fasti, per la consueta sobrietà, perché il Pontefice sta uscendo da un raffreddore che si è trascinato, e perché tanto nella Chiesa quanto nel mondo intero i problemi non mancano.

La salute e i viaggi

“Ancora sono un po' raffreddato e per questo ho chiesto al monsignore di leggere la catechesi”, ha detto Francesco con qualche colpetto di tosse. L’influenza è passata, il Papa è tornato ad uscire dal Vaticano, ma le bronchiti, a 87 anni, sono diventate più frequenti e la cautela maggiore.

Rispetto agli anni passa…

Niente festeggiamenti, niente celebrazioni, neppure un accenno durante l’udienza generale che ha presieduto come ogni settimana in piazza San Pietro. Il pontificato di Francesco compie oggi 11 anni ma Jorge Mario Bergoglio non ha voluto marcare l’anniversario con segni particolari. Dal 2013 il 13 marzo in Vaticano è festivo, come avviene durante ogni pontificato nel giorno che commemora la fumata bianca, ma per il Papa argentino è stato un giorno di lavoro come un altro. Niente fasti, per la consueta sobrietà, perché il Pontefice sta uscendo da un raffreddore che si è trascinato, e perché tanto nella Chiesa quanto nel mondo intero i problemi non mancano.

La salute e i viaggi

“Ancora sono un po' raffreddato e per questo ho chiesto al monsignore di leggere la catechesi”, ha detto Francesco con qualche colpetto di tosse. L’influenza è passata, il Papa è tornato ad uscire dal Vaticano, ma le bronchiti, a 87 anni, sono diventate più frequenti e la cautela maggiore.

Rispetto agli anni passati Bergoglio quest’anno ha diradato i viaggi. Andrà a Venezia il 28 aprile per visitare il padiglione della Santa Sede alla Biennale, a Verona il 18 maggio e a Trieste il 7 luglio per concludere la settimana sociale dei cattolici italiani. Si lavora, poi, ad un impegnativo viaggio tra fine agosto e inizio settembre (Singapore, Timor Est, Papua Nuova Guinea e Indonesia), e ad uno in autunno in Belgio. C’è l’ipotesi, in realtà alquanto improbabile, di un viaggio in Argentina a fine anno. Il Vaticano si muove con prudenza: già da un anno i viaggi sono ormai organizzati in modo da permettere all’anziano Pontefice tempi di riposo e meno appuntamenti quotidiani.

Bilanci e futuro

Più debole fisicamente, e costretto ormai a muoversi di frequente in sedia a rotelle, papa Francesco è però saldamente in sella. Non esclude di dimettersi un giorno, seguendo l’esempio Benedetto XVI (al quale ha dedicato un libro-intervista di prossima uscita, a cura del giornalista spagnolo Javier Martinez Brocal), ma l’ipotesi non è per domani e neppure per dopodomani. In undici anni ha cambiato molte cose in Vaticano. Ha impresso una sorta di devolution alla Chiesa cattolica, in particolare con lo strumento del Sinodo, ha riformato le vacanze nel nome della lotta al clientelismo – il processo al cardinale Angelo Becciu è stato un epifenomeno della riforma – ed ha ridisegnato il collegio cardinalizio che eleggerà, quando sarà, il suo successore. Fa lui stesso dei bilanci: nei prossimi giorni uscirà un altro libro-intervista, con il giornalista Fabio Marchese Ragona, nel quale il Pontefice racconta una sorta di autobiografia nel contesto della storia del suo tempo. Ma guarda avanti: alla prossima assemblea del Sinodo di ottobre, dove verranno affrontati temi controversi come il ruolo delle donne nella Chiesa, e poi al Giubileo del 2025. In tempi più brevi, il Papa prepara le celebrazioni della settimana santa e, prevedibilmente a inizio aprile, lavora d un documento del dicastero per la Dottrina della fede che, in occasione del 75esimo anniversario della dichiarazione dei diritti dell’uomo, affronta temi delicati come il genere, la “maternità surrogata”, l’handicap, i diritti dei migranti e dei poveri.

Chi comanda in Vaticano

Negli ultimi mesi, Francesco ha accelerato la sua riforma. Consapevole che il tempo stringe, e coadiuvato da una squadra di fedelissimi – a partire dal cardinale argentino Victor Manuel Fernandez – ha assunto decisioni innovative come la benedizione delle coppie omosessuali (Fiducia supplicans), che hanno suscitato reazioni veementi da parte dei vescovi africani e dei conservatori. Bergoglio, ancora, ha riorientato la geopolitica della Santa Sede con una sorta di “pivot to Asia”.

La Ostpolitik alla prova di Putin

In tempi di sovranismi e nazionalismi ha predicato la fraternità, l’accoglienza dei migranti, la cura della causa comune, la pace, ma l’invasione dell’Ucraina da parte di Vladimir Putin ha messo la Ostpolitik di papa Francesco alla prova. Non è riuscito a incidere per promuovere la pace, e le sue esternazioni – la Nato che “abbaia” alle porte della Russia, da ultimo la “bandiera bianca” che l’Ucraina dovrebbe sventolare, il patriarca Kirill, primo patriarca russo che un Pontefice romano è riuscito a incontrare nella storia, “chierichetto di Putin” – hanno irritato ora gli ucraini ora i russi. Se le sue esternazioni, non di rado rilasciate nel corso di interviste a braccio, hanno causato alla diplomazia pontificia più di un grattacapo, Jorge Mario Bergoglio è però convinto che vada fatto ogni sforzo diplomatico per arrivare alla pace, unica alternativa percorribile alla prosecuzione di una guerra che, sempre più, somiglia ad una “terza guerra mondiale”. Il pogrom di Hamas del 7 ottobre e la reazione militare israeliana che ha causato la morte di oltre 31mila palestinesi nella Striscia di Gaza non fanno che confermare la sua preoccupazione.

Il rosario del soldato ucraino

Prima dell’udienza generale, oggi, ha ricevuto suor Lucia Caram, insieme alla redazione di Religion Digital, religiosa spagnola che di recente è stata in Ucraina. “Oggi”, ha raccontato Bergoglio ai fedeli raccolti in piazza San Pietro, “mi hanno portato un rosario e un Vangelo di un giovane soldato morto sul fronte, lui pregava con quello: tanti giovani, tanti giovani vanno a morire. Preghiamo il Signore”, ha detto il Papa con qualche colpetto di tosse, “perché ci dia la grazia di vincere questa pazzia della guerra che sempre è una sconfitta”. In questo undicesimo anniversario di pontificato, quello della pace sarebbe per il Pontefice argentino il dono più prezioso.

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