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I furbetti del reso gratuito. “Abiti di lusso usati per un mese e c’è chi compra la stampante, poi la restituisce senza toner”

Il consulente legale Alberto Caschili nel corso di cinque anni ha seguito 1700 controversie di 900 venditori Amazon in vari Paesi europei
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C’è l’austriaco che ogni due settimane comprava integratori di proteine, li mangiava e poi restituiva il pacco vuoto, per il rimborso. Per tre mesi ha integrato gratis la dieta, prima che lo scoprissero. O l’italiano che ha comprato la stampante con i toner di inchiostro inclusi e poi l’ha restituita senza toner. A spiegare come funziona è Alberto Caschili, consulente dello studio legale Polimeni che nel corso di cinque anni ha seguito 1700 controversie di 900 venditori Amazon in vari Paesi europei.

Quanti trucchetti esistono?

«Gli utenti di Amazon ne conoscono tantissimi: sfruttano le politiche di reso e usano gratis i prodotti. Il trucco della stampante è diffuso ma ho seguito anche casi di schede di memorie bruciate o altri prodotti di elettronica visibilmente usati. Fino ad arrivare al caso di quello che ha restituito un hard disk diverso, più vecchio, di quello comprato».

Così i venditori subiscono un danno, perché Amazon decide i rimborsi?

«L’austriaco ha causato una perdita di …

C’è l’austriaco che ogni due settimane comprava integratori di proteine, li mangiava e poi restituiva il pacco vuoto, per il rimborso. Per tre mesi ha integrato gratis la dieta, prima che lo scoprissero. O l’italiano che ha comprato la stampante con i toner di inchiostro inclusi e poi l’ha restituita senza toner. A spiegare come funziona è Alberto Caschili, consulente dello studio legale Polimeni che nel corso di cinque anni ha seguito 1700 controversie di 900 venditori Amazon in vari Paesi europei.

Quanti trucchetti esistono?

«Gli utenti di Amazon ne conoscono tantissimi: sfruttano le politiche di reso e usano gratis i prodotti. Il trucco della stampante è diffuso ma ho seguito anche casi di schede di memorie bruciate o altri prodotti di elettronica visibilmente usati. Fino ad arrivare al caso di quello che ha restituito un hard disk diverso, più vecchio, di quello comprato».

Così i venditori subiscono un danno, perché Amazon decide i rimborsi?

«L’austriaco ha causato una perdita di 1500 euro al venditore. È diffusa anche la pratica di comprare vestiti di lusso, usarli per un mese e poi restituirli per avere il rimborso».

Ma le norme europee prevedono il rimborso solo se il prodotto è restituito, entro 14 giorni, nello stesso stato in cui è stato acquistato.

«Il problema è che Amazon, per i prodotti che spedisce con la propria logistica, di base fa verifiche sullo stato del reso solo se il venditore apre una contestazione. E anche in quel caso sta poi al venditore riuscire a dimostrare che il prodotto è stato compromesso. Ci riesce solo una volta su due circa, nella mia casistica. In questo caso Amazon interviene sul cliente oppure a volte, per tenerselo buono, rimborsa il venditore di tasca propria».

Pacchia finita per i furbetti?

«Molte di queste prassi riguardano l’elettronica di consumo, da qui Amazon comincia, anche in Italia, a ridurre le tempistiche di reso. E visto l’andazzo ci si può aspettare che la stretta sarà estesa anche ad altri prodotti».

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