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Finisce l’era del reso facile, anche Amazon vara la stretta contro i furbetti dello shopping

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Dal 25 marzo il colosso dell’ecommerce accorcia il periodo di restituzione da 30 a 14 giorni. Ma da Zara a Yoox, già molti altri hanno intrapreso la stessa strada
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A un certo punto, gli ecommerce sono riusciti nell’obiettivo di convincere i consumatori di tutto il mondo che l’esperienza di un negozio fisico potesse essere replicata interamente nel salotto di casa. La promessa, anzi l’invito, era di scegliere quanti più tra i milioni di prodotti disponibili e vederseli recapitare alla propria porta, senza nemmeno doversi muovere dal divano. Poco male che il colore del copri-piumino fosse diverso da come appariva in foto o che nessuna delle due misure di scarpe che si erano ordinate andasse bene, perché tutto poteva essere rimandato indietro a costo zero, ogni volta che si voleva. Dopo anni di politiche libertarie, però, il 2024 potrebbe rappresentare il punto di arrivo di una retromarcia collettiva già in atto. L’ultimo segnale arriva da Amazon, pioniere per eccellenza del reso lungo, che se finora aveva viziato i propri clienti con 30 giorni di tempo per la restituzione dei prodotti, adesso annuncia una restrizione ai 14 giorni previsti per legg…

A un certo punto, gli ecommerce sono riusciti nell’obiettivo di convincere i consumatori di tutto il mondo che l’esperienza di un negozio fisico potesse essere replicata interamente nel salotto di casa. La promessa, anzi l’invito, era di scegliere quanti più tra i milioni di prodotti disponibili e vederseli recapitare alla propria porta, senza nemmeno doversi muovere dal divano. Poco male che il colore del copri-piumino fosse diverso da come appariva in foto o che nessuna delle due misure di scarpe che si erano ordinate andasse bene, perché tutto poteva essere rimandato indietro a costo zero, ogni volta che si voleva. Dopo anni di politiche libertarie, però, il 2024 potrebbe rappresentare il punto di arrivo di una retromarcia collettiva già in atto. L’ultimo segnale arriva da Amazon, pioniere per eccellenza del reso lungo, che se finora aveva viziato i propri clienti con 30 giorni di tempo per la restituzione dei prodotti, adesso annuncia una restrizione ai 14 giorni previsti per legge.

La stretta di Amazon

Il colosso americano aveva comunicato la novità ai venditori di terze parti nel mercato tedesco, ma a Repubblica arriva la conferma che dal 25 marzo di quest’anno nemmeno l’Italia sarà esente dal cambiamento nelle policy. Mancano poco più di dieci giorni da oggi, quindi, ma chi fatica ad adattarsi alle novità potrà chiedere fino al 25 aprile che gli venga ancora applicata la vecchia durata. Le motivazioni ufficiali dietro la scelta non sono ancora rese note, ma la lista dei prodotti soggetti alla limitazione potrebbe essere d’indizio: si tratta di fotocamere, elettronica, pc, videogiochi, «che hanno un tasso di reso più alto», riferisce il professor Daniele Rutigliano, esperto di ecommerce.

Troppi furbetti

La convinzione diffusa è che non tutti gli acquirenti siano in buona fede: tanti ne approfitterebbero per utilizzare gratuitamente i prodotti per un mese, poi restituirli e passare al modello successivo. «A rimetterci non è tanto Amazon – precisa Rutigliano – quanto i venditori più piccoli che si appoggiano alla piattaforma. Se un cliente abusa della merce, il valore della stessa diminuisce». Una durata inferiore del reso, quindi, potrebbe sia educare i clienti “capricciosi” a un acquisto consapevole che scoraggiare quelli disonesti.

I costi del reso

Di certo, però, non si tratta solo di altruismo verso i piccoli imprenditori, perché ciascun reso comporta anche un aumento tra gli 8 e i 12 euro nei costi della logistica. Non è quindi un caso che altre piattaforme si siano già mosse in direzioni analoghe, soprattutto nel settore del fashion, dove il tasso di reso italiano è al 20%. «Una tendenza in atto da circa un anno tra le grandi aziende è quella di non offrire più la spedizione gratuita, che un tempo era fondamentale per farsi conoscere e fidelizzare il cliente», ricorda l’esperto. Poco più di un anno fa era stata la volta di Zara, che aveva deciso di applicare una “tassa” di 4.95 euro sul rimborso per il ritiro della merce a domicilio. Linea simile a quella adottata da H&M, che stabilisce un costo di 2,99 euro per chi non è iscritto al Programma fedeltà. Ancora più stringenti le regole della milanese Yoox, dove la spesa è sempre a carico del cliente, o il marchio americano Abercrombie & Fitch, che dallo scorso 24 gennaio consente di restituire i capi solo in negozio.

L’impatto ambientale

Un altro tema è l’impatto ambientale insostenibile, perché il trasporto dei prodotti richiede spostamenti anche da un continente all’altro. Ma non tutti giocano ad armi pari: «E-commerce cinesi come Temu e Shein hanno politiche di reso più ampie, perché meno attente alla sostenibilità». Il monopolio di Amazon potrebbe però spingere anche altri ad adeguarsi, segnando, forse, la fine della cultura dell’acquisto online così come la conosciamo. «I consumatori italiani non si adattano facilmente ai cambiamenti, ma oggi chiunque ha comprato almeno una volta su Amazon ne conosce i servizi. La piattaforma può rischiare».

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