TikTok, la sentenza dell’Antitrust non stupisce: minori esposti a contenuti di autolesionismo in meno di tre minuti. Otto per quelli sui disturbi alimentari
di Giulia D'AleoL’esposizione di soggetti minori e vulnerabili ai contenuti che circolano su TikTok potrebbe metterli in pericolo. La sentenza dell’Antitrust, che ha deciso di multare per dieci milioni la piattaforma cinese, non stupisce affatto. Sono sufficienti appena otto minuti, secondo il Center for Countering Digital Hate, perché un tredicenne venga esposto a contenuti che promuovono disturbi alimentari e meno di tre minuti per quelli legati all’autolesionismo. Travestiti da trend scanzonati e divertenti, contenuti di questo genere vengono persino incentivati e premiati dall’algoritmo, che può intrappolare tanti giovanissimi in una spirale sempre più pericolosa.
Il trend ‘leggins legs’
Gambe leggermente divaricate, muscoli contratti,…
L’esposizione di soggetti minori e vulnerabili ai contenuti che circolano su TikTok potrebbe metterli in pericolo. La sentenza dell’Antitrust, che ha deciso di multare per dieci milioni la piattaforma cinese, non stupisce affatto. Sono sufficienti appena otto minuti, secondo il Center for Countering Digital Hate, perché un tredicenne venga esposto a contenuti che promuovono disturbi alimentari e meno di tre minuti per quelli legati all’autolesionismo. Travestiti da trend scanzonati e divertenti, contenuti di questo genere vengono persino incentivati e premiati dall’algoritmo, che può intrappolare tanti giovanissimi in una spirale sempre più pericolosa.
Il trend ‘leggins legs’
Gambe leggermente divaricate, muscoli contratti, sguardo ammiccante. Registra. E così di recente TikTok si è riempito di migliaia di video di ragazze che assumono pose innaturali per mettere in mostra le proprie ‘leggins legs’, letteralmente le “gambe da leggins”. Il messaggio è tanto semplice quanto nocivo: più lo spazio tra le cosce è marcato, più sei bella. “Perché su quest’app spunta una nuova insicurezza alla settimana?” si chiede un’utente di fronte all’ennesimo trend tossico che l’algoritmo ha scelto di rendere virale. L’ossessione per le gambe magre non è di certo una novità di questo decennio. Solo che nei primi anni duemila aveva un altro nome, Thigh Gap, “lo spazio tra le cosce”, e si diffondeva attraverso i blog, invasi dall’estetica “heroin-chic”: la magrezza estrema tipica della dipendenza da eroina, lanciata negli anni 80 da icone della moda come Kate Moss. L’imporsi di una cultura del fitness ha modificato leggermente i canoni – le gambe non devono essere solo sottili, ma anche toniche –, ma l’imporsi di rigidi e innaturali standard di bellezza è rimasto una costante. Così le Millenials, che in quegli anni erano adolescenti e che oggi assistono al ritorno della tendenza sul social della Gen Z e Alpha, lanciano l’allarme: “Siamo di nuovo a questo punto?”. Dopo oltre 33 milioni di visualizzazioni, la piattaforma cinese ha deciso di correre ai ripari bandendo il termine. Ma per aggirare la censura basta poco: è sufficiente alterare le parole o inventare nuove definizioni perché i video possano continuare a circolare.
I disturbi alimentari viaggiano sui social
Model diet e girl dinner, ad esempio, sono solo alcuni nomi di trend dietro cui si nascondono centinaia di migliaia di contenuti che possono incoraggiare disturbi del comportamento alimentare, promossi da influencer che si improvvisano nutrizionisti. Su un romantico set di piattini e tazze rosa, una ragazza mostra un beverone proteico, una fetta di pane tostata con avocado e una banana: l’hashtag che accompagna il video è: “cosa mangio in un giorno”.
Puntare sull’insicurezza
L’algoritmo poi sa benissimo cosa vuoi vedere, a volte prima di te. Se cerchi una dieta da seguire, può prevedere che il prossimo passo sia quello di scoprire come perdere peso in fretta. E visto che sei insicuro del tuo corpo, è probabile tu possa essere attirato anche dai contenuti sulla chirurgia estetica e magari apprezzare i consigli delle centinaia di creator che promuovono il “nose taping”, una tecnica che consiste nell’applicare del nastro adesivo intorno al naso ogni sera, replicando il bendaggio utilizzato dopo una rinoplastica. L’effetto, garantiscono, è di poter modellare la forma del proprio naso e ridurne le dimensioni.
“Il problema è che l’algoritmo rende popolari i video che funzionano di più, non necessariamente quelli di qualità” spiega Gregorio Ceccone, che si occupa di educazione digitale per ragazzi e genitori. Premiando i contenuti in grado di stimolare le reazioni degli utenti, sono i video più divisivi ad avere spesso la meglio. Ceccone ricorda la ‘Boiler summer cup challenge’, spopolata sulla piattaforma lo scorso anno, che prevedeva di rimorchiare ragazze sovrappeso e riprendere la scena con fare denigratorio, per poi postare il video sul social a insaputa delle vittime. “Oppure, dopo la morte di Giulia Cecchettin hanno iniziato a circolare diversi contenuti in cui si diceva: ‘cosa ho fatto nel minuto di silenzio’. Nel tentativo di diventare virali, le persone scrivevano le cose più aberranti”.
Utenti sempre più giovani
Se poi la nudità esplicita è bandita, l’algoritmo è molto tollerante nei confronti di contenuti fortemente sessualizzati. E nonostante Ceccone riferisca che il pubblico over 40 sia quintuplicato negli ultimi anni, TikTok continua a essere popolato soprattutto da giovanissimi: il 63% degli utenti ha tra i 10 e i 29 anni. Tanti, quindi, non raggiungono nemmeno l’età minima di 13 anni fissata dalla piattaforma, diventando non solo fruitori di contenuti per adulti, ma anche content creator con migliaia di followers. Nei video raccolti sotto l’hashtag virale #sephorakids, ragazzine appena adolescenti vengono riprese nelle grande catene di beauty mentre provano i prodotti disposti tra gli scaffali o supplicano i propri genitori di comprarli per loro. Emulando le influencer più grandi, bambine tra i 10 e i 12 anni si cimentano poi in tutorial di skincare con creme anti-age e altri prodotti inadatti alla loro pelle, cosmetici inclusi. I giovanissimi diventano così degli inconsapevoli e ideali consumatori, che i brand possono raggiungere facilmente attraverso la piattaforma. “Il mercato degli adolescenti – conferma Ceccone – è fondamentale per le aziende, che sempre di più ricorrono a famosi Tiktoker per promuovere i loro servizi. Sulla piattaforma, trucco e cura della persona sono sicuramente due settori centrali”.
Il ruolo dei genitori
Mentre negli Usa gli under 13 hanno la possibilità di aprire un account personale con una user experience protetta e totalmente diversa da quella degli adulti, “la scelta del Garante italiano di richiedere il blocco del social sotto quella soglia d’età è stata un’arma a doppio taglio - sostiene l’esperto – perché chi riesce ad aggirare il limite ha accesso a contenuti non filtrati”. La decisione era stata presa nel 2021, quando si temeva che la morte di una bambina di dieci anni a Palermo potesse essere legata a una challenge scoperta dalla minore sulla piattaforma. “È vero che le sfide pericolose esistono: ricordo la ‘pods challenge’, che incoraggiava a inghiottire una pastiglia della lavatrice. In quel caso tanti ragazzini non avevano capito che il primo utente ad aver lanciato la challenge avesse ritoccato il video. Ma altri casi mediatici, come la ‘Blue whale’ o la ‘Black out challenge’, sono più leggende urbane di cui poi non si trova riscontro sul social e che rischiano di nascere proprio nel momento in cui si inizia a parlarne” allerta il pedagogista. L’unica soluzione al momento, suggerisce Ceccone, “è che le figure adulte comincino a vigilare. L’atteggiamento critico con cui a volte i genitori si rivolgono ai passatempi dei figli può creare un muro nel dialogo. Ma è la mancanza di controllo a rendere questi spazi pericolosi”.