Giornata del fiocchetto lilla contro i disturbi alimentari. “Basta morti di anoressia e bulimia”. Ma lo Stato è sempre più assente. I genitori: “Lasciati soli”
di Maria Novella De LucaIl fiocchetto lilla per chi non c’è più. È dedicata a loro, alle ragazze e ai ragazzi morti combattendo i disturbi alimentari, ma anche ai quasi quattro milioni di italiani “ammalati” di anoressia, bulimia, binge eating, la “Giornata del fiocchetto lilla”. Giornata voluta da Stefano Tavilla, presidente dell'associazione «Mi nutro di vita» e papà di Giulia, 17 anni, genovese, gravemente bulimica, scomparsa nel 2011 per un arresto cardiaco causato da complicanze legate alla sua malattia.
In nome di Giulia che non c’è più
Giulia era in lista d’attesa per poter essere ricoverata in un centro per disturbi alimentari, ma i centri sono soltanto 126, erano 164 nel 2018, perché drammaticamente aumentano i casi ma diminuiscono i luoghi di cura. Oggi in tutta Italia, con il simbolo del fiocchetto lilla, genitori e figli, pazienti, medici, esperti, insieme alle madri e ai padri di tante vittime, proveranno ad accendere un faro su quella che è ormai una vera emergenza sanitaria, i cui numeri so…
Il fiocchetto lilla per chi non c’è più. È dedicata a loro, alle ragazze e ai ragazzi morti combattendo i disturbi alimentari, ma anche ai quasi quattro milioni di italiani “ammalati” di anoressia, bulimia, binge eating, la “Giornata del fiocchetto lilla”. Giornata voluta da Stefano Tavilla, presidente dell'associazione «Mi nutro di vita» e papà di Giulia, 17 anni, genovese, gravemente bulimica, scomparsa nel 2011 per un arresto cardiaco causato da complicanze legate alla sua malattia.
In nome di Giulia che non c’è più
Giulia era in lista d’attesa per poter essere ricoverata in un centro per disturbi alimentari, ma i centri sono soltanto 126, erano 164 nel 2018, perché drammaticamente aumentano i casi ma diminuiscono i luoghi di cura. Oggi in tutta Italia, con il simbolo del fiocchetto lilla, genitori e figli, pazienti, medici, esperti, insieme alle madri e ai padri di tante vittime, proveranno ad accendere un faro su quella che è ormai una vera emergenza sanitaria, i cui numeri sono in ascesa vertiginosa mentre corre in una discesa altrettanto vertiginosa l’età dell’esordio della malattia, fino a casi estremi di 8 o 9 anni.
Cancellato fondo per la lotta ai disturbi alimentari. La psichiatra: "Pazienti abbandonati"
Emergenza pediatrica
“Oggi ricoveriamo anche bambini e bambine di 10 e 11 anni, è un’epidemia e le strutture chiudono” ha dichiarato Laura Dalla Ragione, psichiatra che dirige il centro pubblico per i disturbi alimentari di Todi, uno dei più famosi d’Italia. Un’emergenza raccontata dai numeri: sono 3 milioni e 800mila le persone che soffrono in Italia di disturbi del comportamento alimentare. Nel 2000 erano 300mila. Il 40% dei malati di disturbi alimentari ha tra i 12 e i 17 anni, ma di questo 40% il 25% ha meno di 14 anni, il 6% ha meno di 12 anni. Il 90% di chi soffre di disturbi alimentari è femmina, ma cresce, velocemente, il numero dei maschi, anche di età adolescenziale: tra i 12 e i 17 anni oggi i ragazzi sono il 20%, erano l’1% nel 2013. Nel 2022 ci sono stati 3.151 morti per diagnosi correlate ai disturbi alimentari, di età media intorno ai 25 anni.
Una tragedia contemporanea di cui si parla troppo poco, i cui numeri, in particolare per quanto riguarda i giovani, dopo la clausura del Covid. Tra le emergenze di disagio mentale dei ragazzi seguite alla pandemia, dicono gli psichiatri, i disturbi del comportamento alimentare rappresentano la fascia più grave. Chi soffre di "Dca”, questa la sigla, ha un rischio di suicidio 6 volte più alto della media e il suicidio è la seconda causa di morte tra le malate e i malati di disturbi alimentari.
Si può guarire
Da anoressia e bulimia però si può guarire, bisogna dirlo, saperlo, forse gridarlo, l’importante è riconoscere la malattia e trovare centri dove essere presi in carico. Ma è qui che si apre la voragine: l’attesa per trovare un posto può anche durare un anno, a seconda delle regioni e nell’attesa, così come è successo a Giulia Tavilla, si può anche morire. È quello che ripete a gran voce Stefano Tavilla, papà di Giulia, ed è alla richiesta di centri e cure che è dedicato il convegno del “Movimento Lilla” oggi alla Camera. “Il dato più allarmante – dice Tavilla – è che ormai arrivano a essere colpite da queste malattie anche bambine di 7-8-9 anni. Sta diventando un'emergenza pediatrica. E se un'emergenza pediatrica non si riesce a risolvere subito rischia di portare ad avere malati a lungo termine, con quello che vuol dire questo per il malato e la sua famiglia. Ma noi da 2 anni attediamo l’applicazione di una legge che dovrebbe portare all'autonomia nei Lea dei disturbi del comportamento alimentare”. Oggi bulimia e anoressia vengono catalogate sotto il grande ombrello dei disturbi mentali, che fanno parte dei livelli essenziali di assistenza. Un’autonomia che potrebbe portare a stanziamenti di fondi strutturali per la malattia e non “una tantum”.
Troppo dolore
"L'esordio dei disturbi legati all'alimentazione riguarda nella maggior parte dei casi l'età evolutiva, in particolare adolescenza e preadolescenza” afferma Elisa Fazzi, presidente della Società italiana di neuropsichiatria di infanzia e adolescenza, “è quindi il neuropsichiatra infantile il medico principalmente coinvolto nei processi di diagnosi e cura”. “A tutti questi disturbi viene riconosciuta una genesi psichiatrica: è la mente la prima a soffrire, anche se la sofferenza psichica si esprime con il comportamento alimentare alterato e quindi la sofferenza del corpo rappresenta l'espressione finale di un dolore psichico altrimenti indicibile”.
Mancano i centri
Affamarsi, abbuffarsi per poi svuotare il proprio corpo, sfinirsi di esercizi fisici: tutte manifestazioni dello stesso dolore, dello stesso rifiuto della vita. Per curarsi, per tornare a vivere ci vuole però una risposta forte da parte dello Stato. Oltre ai “Lea” servono fondi e centri. Ed è il fulcro del disegno di legge sul contrasto dei disturbi alimentari, presentato dal Pd. Spiega Sandra Zampa, senatrice Pd: “Il punto di partenza per noi è l'insufficienza della risposta pubblica. Il nostro disegno di legge si propone di rendere stabile il fondo per i disturbi alimentari e di prevedere la diffusione su tutto il territorio nazionale dei servizi polispecialistici indispensabili per il trattamento e la cura, perché le famiglie non siano lasciate sole di fronte a patologie che rappresentano la seconda causa di morte per i giovanissimi, dopo gli incidenti stradali. È evidente che il centinaio di strutture oggi presenti sul territorio nazionale, soprattutto nel centro-nord, non sono sufficienti”.