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Sinodo, la strategia del Papa per evitare che i conservatori blocchino la discussione sui temi più caldi

(ansa)
Diaconesse, ruolo delle donne, morale sessuale, “elezione” dei vescovi: creati dieci gruppi di studio che dovranno consegnare le conclusioni al Pontefice nel giugno del 2025, ben oltre l’assemblea del prossimo ottobre
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All’assemblea di ottobre scorso lo avevano notato in tanti, sia tra i conservatori che tra i più “bergogliani”: le discussioni erano state aperte, ricche, senza tabù, e non avevano evitato i temi più controversi, dall’omosessualità alle donne prete, dal celibato obbligatorio alla contraccezione; ma era spesso mancata la qualità teologica, biblica, canonistica per affrontare le tante questioni emerse risposte con la dovuta profondità. E ora papa Francesco ha deciso di approfondire queste questioni con dieci gruppi di studio, che dovranno fornire le risposte “possibilmente” entro giugno del 2025, ossia ben oltre la prossima assemblea sinodale programmata per il prossimo ottobre.

Quasi un…

All’assemblea di ottobre scorso lo avevano notato in tanti, sia tra i conservatori che tra i più “bergogliani”: le discussioni erano state aperte, ricche, senza tabù, e non avevano evitato i temi più controversi, dall’omosessualità alle donne prete, dal celibato obbligatorio alla contraccezione; ma era spesso mancata la qualità teologica, biblica, canonistica per affrontare le tante questioni emerse risposte con la dovuta profondità. E ora papa Francesco ha deciso di approfondire queste questioni con dieci gruppi di studio, che dovranno fornire le risposte “possibilmente” entro giugno del 2025, ossia ben oltre la prossima assemblea sinodale programmata per il prossimo ottobre.

Quasi uno stralcio

Con questa mossa Jorge Mario Bergoglio allarga il raggio della sua spinta riformista ma toglie altresì pressione al calendario sinodale. Non si tratta di un vero e proprio stralcio: tra le questioni che verranno approfondite da questi gruppi di studio e quelle in agenda della prossima assemblea “numerosi sono i punti di contatto, le interconnessioni, le sovrapposizioni”, ammette un documento pubblicato oggi. A ottobre, però, non sarà il “redde rationem” tra progressisti e conservatori.

Via la questione gay

Jorge Mario Bergoglio ha già tolto dal tavolo del sinodo, di fatto, la benedizione delle coppie omosessuali: la dichiarazione Fiducia supplicans pubblicata a dicembre dal dicastero per la Dottrina della fede ha già sancito l’autorizzazione, pur contestata dai conservatori e dagli africani. “Non è una questione da riprendere nel sinodo”, ha chiosato in conferenza stampa il cardinale Jean-Claude Hollerich, relatore dell’assemblea.

Possibilmente entro giugno 2025

Le questioni emerse, “per loro natura, esigono di essere affrontate con uno studio approfondito”, scrive il Papa in una lettera pubblicata oggi dal Vaticano. “Non essendo possibile svolgere questo studio nel tempo della Seconda Sessione (2-27 ottobre 2024), dispongo che esse vengano assegnate a specifici Gruppi di Studio, affinché si proceda a un loro adeguato esame”. Questi gruppi di studio “offriranno un primo resoconto della loro attività in occasione della Seconda Sessione e, possibilmente, concluderanno il loro mandato entro il mese di giugno 2025”.

Donne diacono, elezione dei vescovi

Tra le righe della descrizione dei dieci gruppi ci sono la morale sessuale (“la regia di questo Gruppo è affidata al Prefetto del Dicastero della Dottrina della Fede e al Segretario della Commissione Teologica Internazionale”), “la questione sull’eventuale accesso delle donne al diaconato”, il potenziamento del ruolo dei laici e delle donne ad ogni livello della Chiesa, dalla parrocchia in su, la democratizzazione della scelta dei vescovi (“Come può o deve entrare nel processo di scelta la Chiesa locale: il Popolo di Dio in tutte le sue componenti, il Presbiterio, gli organismi di partecipazione e le Conferenze Episcopali?”). L’ipotesi di un’abolizione del celibato obbligatorio “non è stato mai messo sul tavolo durante l'assemblea”, ha puntualizzato il cardinale Mario Grech, segretario del Sinodo. Tra i vari altri temi, il rapporto con le Chiese orientali, l’ecumenismo, i poveri, “la missione nell’ambiente digitale”. Si tratta di “questioni a lunga gittata”, ha detto monsignor Piero Coda, segretario della commissione teologica internazionale, ma “certamente il processo sinodale non finisce con il sinodo sulla sinodalità”.

La Curia romana accerchiata

Un aspetto apparentemente tecnico, in realtà marcatamente politico, è il fatto che non sarà la Curia romana a gestire tutto il progetto. Il “compito di coordinare e animare il loro approfondimento, vigilando in particolare sulla qualità sinodale del metodo di lavoro, come pure sui tempi e modalità di composizione dei Gruppi”, infatti, è affidato alla Segreteria Generale del Sinodo, che non è un organismo curiale, ma fu creata da Paolo VI per dar voce alle chiese di tutto il mondo. La segreteria del Sinodo, guidata dal cardinale Grech, “sarà affiancata dalla Commissione teologica internazionale, dalla Pontificia Commissione Biblica e da una Commissione canonistica istituita a servizio del Sinodo d’intesa con il Dicastero per i Testi Legislativi” e i dicasteri della Curia romana, “convocati sulle singole tematiche in ragione delle loro specifiche competenze, parteciperanno al coordinamento dei lavori od offriranno la propria collaborazione”.

Come al Concilio Vaticano II

Si tratta di una dinamica simile a quella del Concilio vaticano II, quando i vescovi di tutto il mondo obbligarono la Curia romana ad aperture che avrebbe volentieri evitato. In quel frangente, Paolo VI nel 1965, il Papa che chiuse l’assemblea convocata da Giovanni XXIII nel 1962, sottrasse all’assemblea alcuni temi – celibato obbligatorio, morale sessuale, sacerdozio femminile – che i progressisti avrebbero potuto monopolizzare. In questo caso sarà Papa Francesco, o il suo successore, a dover tirare le fila delle possibili aperture.

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