La fabbrica delle lauree facili
di Carlo Bonini (coordinamento editoriale), Corrado Zunino. Coordinamento multimediale Laura Pertici. Produzione Gedi VisualUn corso di laurea lo puoi iniziare e chiudere spendendo 4.500 euro, in tre stagioni. Alla fine, sei laureato. Il valore legale del titolo è garantito. Puoi scriverlo sul curriculum: Psicologia, Giurisprudenza, Ingegneria industriale, e affrontare il mercato con il voto che hai meritato.
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Spesso, “110”. Spesso, non hai frequentato, né sostenuto esami dal vivo. Ti è bastato scorrere cento pagine di una dispensa girata per mail dal docente, che è anche il tuo tutor, il tuo coach, la tua stampella, per ottenere una buona valutazione al singolo esame. E i crediti che hanno composto il diploma finale.
Le undici università telematiche riconosciute dal ministero dell’Università e della Ricerca, a vent’anni dalla nascita della prima - fu Roma Unitelma, 7 maggio 2004, collegata alla Sa…
Un corso di laurea lo puoi iniziare e chiudere spendendo 4.500 euro, in tre stagioni. Alla fine, sei laureato. Il valore legale del titolo è garantito. Puoi scriverlo sul curriculum: Psicologia, Giurisprudenza, Ingegneria industriale, e affrontare il mercato con il voto che hai meritato.
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Spesso, “110”. Spesso, non hai frequentato, né sostenuto esami dal vivo. Ti è bastato scorrere cento pagine di una dispensa girata per mail dal docente, che è anche il tuo tutor, il tuo coach, la tua stampella, per ottenere una buona valutazione al singolo esame. E i crediti che hanno composto il diploma finale.
Le undici università telematiche riconosciute dal ministero dell’Università e della Ricerca, a vent’anni dalla nascita della prima - fu Roma Unitelma, 7 maggio 2004, collegata alla Sapienza, ateneo storico - hanno conosciuto una crescita straordinaria. Il ministero dell’Università e della Ricerca ha certificato che gli iscritti alle undici telematiche accreditate sono passati da 44.977 a 186.536, tra il 2011 e il 2021. Sono 141.599 studenti in più in dieci anni: il 293,9%, una percentuale abbacinante. Il 2020-21, biennio del Covid, è stata la stagione accademica del picco, con 42.000 ulteriori studenti attratti dalle piattaforme a distanza. L’anno successivo si è avvertita una prima contrazione, ma gli iscritti a un ateneo online nella stagione accademica 2022-2023, l’ultima registrata, sono arrivati a 236.245, il primato da quando queste strutture esistono e quasi il doppio di coloro che frequentano i diciannove atenei privati del Paese.
Sono aliquote di sviluppo impensabili anche per il sistema accademico tradizionale e pubblico, che, a sua volta, è in allargamento, ma nello stesso decennio – il 2011-2021 – è passato da 1.780.760 iscritti a 1.864.664. Con una crescita solo del 4,5%.
Oggi gli studenti universitari che in Italia si rivolgono a un ateneo telematico sono l’11,8% del totale, un post-diplomato ogni nove. Dieci anni fa era uno ogni quaranta. E gli atenei ortodossi sul territorio, bisogna tenerne conto, sono sessantasei. I telematici soltanto undici.
L’università tradizionale ha abbandonato precocemente l’insegnamento via internet e nel vuoto si è inserito lo strumento nato per questo: l’ateneo a distanza. Come si legge nell’ultimo report del ministero dell’Università e della Ricerca, la didattica telematica “è uno strumento flessibile in termini di tempo e di spazio” e le lezioni riescono a raggiungere “una platea più ampia di studenti che, senza questa modalità, non potrebbero partecipare per motivi personali, lavorativi, economici e geografici”. Ecco, i sessantasei atenei statali di formazione classica avevano preso questo ruolo, generoso e democratico, nelle due stagioni pandemiche: lezioni a distanza, in diretta e registrate. E avevano ampliato le coorti di iscritti: molti studenti lavoratori, diversi giovani pendolari, quindi coloro che avevano interrotto gli studi e necessitavano di una riqualificazione. La qualità degli atenei storici era quella conosciuta e riconosciuta dal Paese: superiore. Chiusa la fase emergenziale, però, l’universitas è tornata sulla torre eburnea portando con sé i suoi 968 anni di storia, storia peraltro nata nel cuore di Bologna. Le “statali” hanno chiesto con forza agli studenti la presenza, “senza la quale non c’è scambio culturale, né crescita”. E le università telematiche hanno ripreso lo spazio proprio fornendo un servizio che era, per loro, naturale.
Si abbassa l’età degli studenti clienti
La novità distintiva, in questa crescita dell’accademia immateriale, si registra nell’abbassamento dell’età dei suoi frequentatori, o comunque pagatori di retta. Ancora nella stagione 2011-2012, il 70,3% dei laureati digitali aveva almeno 31 anni. Chi aveva compiuto il percorso entro i 23 anni era, invece, soltanto l’8,4%. Un decennio più tardi, i laureati over 31 delle telematiche sono scesi al 45,4%, gli under 23 sono saliti al 20,6, segno che sempre più diplomati si rivolgono direttamente al percorso online, meno impegnativo, comunque riconosciuto per legge.
Dall’Italia meridionale e insulare oggi proviene il 28,3% degli immatricolati digitali, mentre si riducono gli universitari del Nord e del Centro. Nello stesso tempo, nel periodo 2011-2021 sono calati gli iscritti agli atenei tradizionali del Mezzogiorno: dal 28,1% al 25,3. Il travaso è chiaro. Lo conferma la Society for the study of economic inequality: tra i giovani studenti meridionali che hanno scelto il passaggio a una telematica, ci sono coloro che non possono permettersi una casa in affitto a Milano, Torino, Padova, Bologna. La retta dell’ateneo online era, ed è, più conveniente che nove mesi da migranti dello studio pubblico: l’esodo verso le università più celebrate, così, è rallentato. E se le Alme Mater d’Italia hanno ristretto gli ingressi per timore di contaminarsi, le rapide telematiche li hanno spalancati consentendo di scegliere, oggi, tra lezioni in presenza e da casa, in sincrono o registrate.
Un recente studio, lo cita la Fondazione Einaudi, ha evidenziato come, in media, le spese mensili per un universitario fuorisede sono comprese tra i 700 e i 1.000 euro il mese, incluso alloggio, vitto, bollette, eventuali mezzi di trasporto e il materiale didattico. Considerando un triennio di università, rette comprese, i costi totali si aggirerebbero tra i 35.000 e i 45.000 euro. Un salasso per una famiglia operaia. L’università telematica può costare, nello stesso periodo, da 4.500 a 9.000 euro, non ti costringe a emigrare e i tre anni di retta spesso includono la palestra e la foresteria. Il risparmio è netto, e aiuta gli svantaggiati.
Costi contenuti, offerta a misura di studente. Bene. E la qualità di questi atenei a trazione digitale? Ci affidiamo al rapporto dell’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca, Anvur, per capire. Il dossier “Le università telematiche certificate per il 2022” spiega che le università immateriali si collocano “quasi sempre al di sotto della valutazione media ottenuta dalle università tradizionali italiane, guardando sia alla ricerca prodotta, sia alla capacità di fornire una formazione di tipo dottorale di alta qualità”. Al di sotto della media, ecco. Sull’insegnamento, solo un ateneo telematico su undici ha ottenuto un giudizio “pienamente soddisfacente”, e questa è la romana Uninettuno, nata nel lontano 1992 sui mattoni della ricerca. Tre università a distanza sono risultate “soddisfacenti” (Pegaso, Mercatorum e Giustino Fortunato, con voti comunque al di sotto del “6”). Sette hanno ricevuto un giudizio “condizionato”: richiedeva, per diventare sufficiente, l’adempimento di alcune condizioni, soddisfatte successivamente da cinque atenei.
Per comparazione, la stessa Agenzia pubblica di valutazione ha offerto alle università tradizionali giudizi “molto positivi” nell’8,8% dei casi, “pienamente soddisfacenti” nel 37,5%, “soddisfacenti” per il 52,5. Solo l’1,3% ha ricevuto una valutazione “condizionata”.
La storia inizia con il Cepu
Il genitore dell’università telematica moderna, e dei mali del settore, è stato senza ombra di dubbio il Cepu. Il Consorzio europeo per la preparazione universitaria, da cui l’acronimo, nacque nel 1995 sulle ceneri della Scuola Radio Elettra di Torino, loro pionieri della formazione per corrispondenza a partire dal 1951. Fu la seconda esperienza imprenditoriale nel campo dello studio a distanza per Francesco Polidori, che nel 1969 aveva fondato a Umbertide, in provincia di Perugia, la scuola per corrispondenza Centro studi tecnici Guglielmo Marconi, registrata come Marcon e pensata per preparare inviando i testi per posta chi doveva conseguire la licenza media inferiore. Negli Anni '70 quel titolo stava diventando obbligatorio per gli impiegati statali. “I giovani dalle campagne iniziavano a far fagotto e a varcare le porte delle prime fabbriche di confezioni, macchine da cucire, mobilio e falegnameria”, ricorderà il fondatore Francesco Polidori.
Per arrivare agli studenti svogliati d’Italia, il Consorzio Cepu nella seconda metà degli Anni ’90 coinvolse sportivi indifferenti a qualsiasi tipo di studio: Alessandro Del Piero e Bobo Vieri, Valentino Rossi, poi Carolina Kostner. Vittorio Sgarbi sarà testimonial del marchio: incasserà il gettone, ma si opporrà alla figlia che intendeva studiare sulle dispense dell’azienda di Sansepolcro. Amico storico di Polidori è stato Antonio Di Pietro, vecchio compagno di classe che, da politico, terrà alcune lezioni nella sede centrale del Cepu, ricavata in un hotel in provincia di Arezzo. Proprio nella grande sala del “Borgo”, nel 1996, Di Pietro fonderà Italia dei valori.
Il Consorzio per la preparazione a distanza conobbe un successo oltre l’immaginabile: ancora nel 2007 impartiva aiuti universitari in 102 sedi, vantava un fatturato di 180 miliardi di lire e più di 80.000 iscritti. Fu persino autorizzato a rilasciare titoli maltesi, poi riconosciuti dall’Università di Salerno. In quegli stessi mesi, però, Polidori dovette far fronte a una rivolta sindacale dei tutor, giovani neolaureati e dottori di ricerca che avevano messo in fila cause di lavoro nei tribunali italiani.
In parallelo alla sua crescita travolgente, l’azienda sarà sanzionata per pubblicità ingannevole. Più volte, a causa di claims inveritieri come: “Insieme a Cepu, gratuitamente”. E ancora: “Diventi avvocato senza (dare) l'esame di abilitazione”. La scuola privata e a distanza, che aveva oggettivamente fatto da apripista a un fenomeno industriale, nel 2001 subì una prima inchiesta sulla sede di Urbino: compravendita di tesi di laurea, era l’accusa. La montagna di contributi non pagati ai dipendenti e alcuni affari andati male in Libia avrebbero creato le precondizioni per un fallimento fragoroso, che si consumò nel 2015. Nel febbraio 2016 il Tribunale fallimentare di Roma dichiarò inammissibile la richiesta di adesione al concordato preventivo presentata da un'azienda con 122 milioni di debiti, di cui 38,4 verso l'Inps. I figli del patron Francesco, Martina e Pietro Luigi, crearono Studium, che prese in affitto le attività e i marchi di papà. Tutt’oggi opera.
Nel marzo 2021 il fondatore Francesco Polidori, ora 76 anni, viene arrestato dalla Procura di Roma con l'accusa di bancarotta fraudolenta, autoriciclaggio e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. La fiduciaria di Cepu, Cedu srl, era registrata in Lussemburgo e controllata da Panama. La Guardia di Finanza sequestra 28 milioni di euro, collegati a una girandola di società, viventi e defunte. Due di queste, era l’ipotesi della procura, erano state utilizzate come “bare fiscali” per nascondere 180 milioni di euro.
L’erede e-Campus e 500 esamifici
Il link tra le telematiche pioniere e quelle che oggi vogliono guidare un sapere online finalmente credibile è rappresentato, esattamente, dall’Università telematica e-Campus Novedrate. Ideatore, e presidente dell'omonima fondazione, è sempre lui, Francesco Polidori, che ha lasciato i resti di Cepu ai due figli, per un breve periodo è stato ambasciatore di San Marino in India ed è diventato proprietario anche della Link Campus University di Roma, libero ateneo non telematico fondato da Vincenzo Scotti, ministro democristiano in quattordici governi tra il 1978 e il 1992.
Qui ci interessa e-Campus, di cui osserviamo le prestazioni contemporanee: 3.815 immatricolati nel 2023-’24, in sensibile discesa rispetto ai due anni precedenti. Il voto ottenuto da Anvur nel luglio 2016 fu di 4,21, decisamente basso, e diventò “soddisfacente” solo quattro anni dopo. Il decreto di autorizzazione a erogare corsi universitari è stato concesso dal ministero dell’Istruzione nel 2006, nonostante il Comitato nazionale per la valutazione del sistema universitario, struttura di controllo precedente ad Anvur, avesse espresso parere negativo. Le attività formative iniziarono nell'anno accademico 2007-2008 e oggi l’ateneo con sede appunto nel Comune di Novedrate, in provincia di Como, dichiara 62 corsi di laurea. Sono affrontabili, uno alla volta, con una retta da 2.600 euro. I docenti stabili, ordinari e associati, sono 88. E 366, quattro volte tanto, quelli a contratto.
Dell’università padana a distanza non si conosce la composizione societaria, non è iscritta al registro delle imprese. Oltre al campus comasco, la scuola ha saldato collegamenti con 499 “poli” nel resto del Paese, quasi tutti al Sud. Per il recupero scolastico a Palermo si è affidato, tra gli altri, all’Associazione evangelica rapporti esterni. Alcune società sono collegate alla concorrente Unicusano, in un mischione di identità aziendale.
Interessante è la consorziata Start to fly con sede a San Marino, società attraverso cui Docenti.it – affiliato, appunto, a e-Campus – piazza insegnanti negli istituti privati di Italia dietro pagamento anticipato. Docenti.it è una società procuratrice nel mondo della scuola, una Gea degli insegnanti che per statuto non vuole responsabilità se il prof resta inoccupato. A San Marino, va segnalato, ha sede anche Campusinrete.it.
L’università dell’intramontabile Polidori consente di studiare, e ottenere certificazioni, con gli atenei sistemati a Tirana, in Albania. Al Green Park è allocata l’American development Foundation (Aadf). Tra i sei poli offerti dal consorziato Centro studi Valentino, uno è a Bucarest, in Romania. In strada Ionescu.
In alcuni comuni dell’Italia meridionale, i centri di formazione che lavorano con e-Campus sono sovradimensionati rispetto agli abitanti e, quindi, agli studenti venti-trentenni che rappresentano il bacino da cui attingere. Sei poli si trovano a Manduria, 30.000 residenti nella provincia di Taranto: un centro ogni 5.000 persone quando non c’è traccia di un dipartimento o di una sede distaccata di un’università tradizionale. Cinque poli a Vibo Valentia, comune capoluogo calabrese di 31.000 abitanti. Cinque a Lametia Terme, 67.000 abitanti in provincia di Catanzaro. Crotone ha quattro centri consorziati e quattro Reggio Calabria. Roma guida con 26 poli cui rivolgersi se si vuole studiare con e-Campus e nella vicina Colleferro ce ne sono altri quattro. A Napoli gli istituti collegati sono dieci. A Casoria, la sua città metropolitana, cinque. Poco o nulla al Nord.
L’Università e-Campus il 6 febbraio 2023 ha versato 30.000 euro alla Lega per Salvini. Francesco Polidori ne ha aggiunti 10.000 personali. Nel suo impero ridimensionato ci sono ancora le Grandi scuole, la storica Radio Elettra per impiantisti ed elettronici, la Gto school per la lingua inglese.
A Firenze solo sei corsi, a Benevento otto
Non sono iscritte al registro delle imprese anche la Iul di Firenze e la Giustino Fortunato di Benevento dell’imprenditore Angelo Colarusso. La prima telematica, Italian university Line, è stata fondata dalle università di Firenze, Milano Bicocca, Macerata e Palermo, dalla Lumsa di Roma. Tutte se ne sono, poi, disinteressate. Offre sei corsi di laurea e, l’anno scorso, ha accolto 282 immatricolati. La Iul ha ricevuto una valutazione Anvur pari a 5,26, nel giugno 2018: “condizionato” è stato il giudizio e tale è rimasto a settembre 2022. La Giustino Fortunato, specializzata in Giurisprudenza, ha otto corsi e 108 nuovi iscritti al primo anno. E’ stata giudicata da Anvur “soddisfacente”.
L’Unicusano del parà: “Ho più soldi di voi”
Ecco Unicusano, sede nella periferia nordovest di Roma. È la telematica di cui si parla di più perché è affidata al sindaco di Terni, il corpacciuto livornese Stefano Bandecchi, 63 anni, amministratore delegato della società e di tutto il mondo che le ruota intorno. Pescatore e manovale, paracadutista con una missione al petto, in Libano, insieme alla Folgore, Bandecchi ha valutato l’università da lui controllata 2,4 miliardi di euro. Ha 308 dipendenti, quasi tutti a tempo indeterminato. Nel Consiglio di amministrazione siede Matteo, il figlio di 33 anni.
Fino al 31 maggio scorso, Bandecchi senior è stato presidente della Niccolò Cusano garantendosi uno stipendio da 4 milioni il mese. Con l’elezione a sindaco, ha lasciato incarico e busta paga: ora riceve, dall’amministrazione locale però, 5.200 euro mensili.
Nel giugno 2015 Unicusano aveva ricevuto un 5 “condizionato” come valutazione universitaria, Cinque anni dopo è diventato un “soddisfacente”, niente di più. Tuttavia, il suo corso di Ingegneria industriale è stato indicato come il secondo del Paese, meglio del Politecnico di Milano.
L’ateneo, fondato a Roma nel 2006 con un triangolo di ispirazione massonica come simbolo e un sole che ride al centro, ha spostato la sede dall’Appio Latino a Via Don Carlo Gnocchi 3, quartiere popolare di Boccea, suburbio di Trionfale. La licenza per aprire un’università online, merce pregiatissima, la consegnò la ministra dell’Istruzione Letizia Moratti in ultima istanza: il Governo Berlusconi Ter era già caduto. La certificazione era figlia del decreto Moratti-Stanca del 17 aprile 2003, a sua volta ispirato da un’apertura al mondo online dell’Unione europea. Un atto dovuto, pensò in verità il centrodestra, viste le generose elargizioni di Bandecchi a Forza Italia: “Sono stato il secondo sponsor del partito dopo la famiglia Berlusconi”.
La struttura universitaria si allarga in grandi spazi, immersi nel verde. Due aule magne, undici dipartimenti, mensa ciclopica al meno uno, camerate per il sonno di duecentoventi studenti. Unicusano dichiara 45.000 iscritti (nel 2022 il ministero ne certificava 26.140) e offre 30 corsi di laurea. Offre preparazione universitaria, sì, e altro. All’interno della struttura, realizzata a fianco di una scuola conventuale, ci sono due radio e due tv, quindi un quotidiano di informazione online, Tag 24, e la casa editrice Edicusano. “Io sono un pubblicista miliardario”, ama dire il padrone. L’ultima iniziativa è Radio Manà Roma: si occupa della Magica, che garantisce ascolti e pubblicità. In tv va forte il programma di cucina della concorrente del Grande fratello 6, Clarissa Maconnen Hailé Selassiè, sedicente pronipote dell’ultimo imperatore d’Etiopia. Mestola e spezia in un ambiente tutto rosa. Ci sono giornalisti sportivi, a Cusano Tv, diventati popolari su Tik Tok per gli insulti letterari che usano nei confronti degli avversari: “scarsocrinito”, per dire pelato. In questo habitat circense, l’università fattura 80 milioni di euro l’anno.
Un docente ha raccontato a Repubblica, questo nel 2013, le modalità di studio e di esame in ateneo: “Dalle sedi esterne arrivano compiti d'esame copiati parola per parola dalle stesse mie dispense, da Google, da Wikipedia. Nemmeno si disturbano a cambiare le virgole, la metà dei testi è palesemente riprodotta”.
Una studentessa di Psicologia ha abbandonato il corso quest’anno, tre mesi dopo l’iscrizione: “Non è uno studio serio”, ha spiegato, “preferisco non laurearmi piuttosto che portare avanti un percorso così facilitato”.
Il 19 gennaio 2023 la Guardia di finanza ha contestato a Bandecchi e alla sua struttura l’evasione fiscale sequestrando 21 milioni di euro. La replica dell’amministratore è arrivata con un messaggio destinato ai lavoratori interni: “Volevo sottolineare che sono talmente poco preoccupato che so che questo messaggio lo ascolterà, come voi, la Finanza e quindi anche la magistratura. Confermo il mio pensiero: io ho molto meno da temere di loro”. Con l’inchiesta, il fondatore ha interrotto il rapporto con il Corpo, di cui aveva fin qui laureato quattrocento ufficiali.
Insieme all’ad, sono accusati di dichiarazione infedele l’altro amministratore, Fabio Stefanelli, il presidente Giovanni Puoti e il vice Stefano Ranucci. Secondo i finanzieri, i quattro avrebbero abusato del regime di esenzione dalle imposte, previsto sui redditi derivanti dagli enti universitari, per svolgere attività commerciali: la compravendita immobiliare, per esempio. Il confezionamento di generi alimentari. La gestione di centri benessere, peraltro collocati vicino all’ateneo. A Bandecchi sono state contestate spese personali addossate all’università: viaggi in aereo a Miami e Toronto, capodanni a Dubai e alle Bahamas. Tra i vari investimenti, l’inchiesta ha fatto emergere il leasing di un elicottero e l’acquisto di quattro auto di lusso, tra cui una Ferrari gialla e una Rolls Royce Phantom. Sono nel garage di Via Gnocchi, sequestrate. Le ha acquistate l’università, grazie alle rette esentasse degli studenti.
Questo è il punto, e pure l’accusa. Un Bandecchi ispirato dal fondatore del Cepu ha trasferito ad attività lucrative denari su cui, per statuto e Costituzione, non si pagano tasse. “Mi dovranno chiedere scusa”, urla l’ex paracadutista e attacca i magistrati. Del pioniere Polidori, Stefano Bandecchi ha fatto sua la cultura della creazione di svariate società che apre e chiude vorticosamente. Di ventitré è titolare o rappresentante, altre tredici le ha possedute nel recente passato: fanno tutto meno l’educazione di terzo livello. Nel 2017 Bandecchi ha comprato, per dire, i 2 milioni di debiti della Ternana calcio srl e l’ha guidata con piglio ducesco e qualche sputo sui tifosi fino al 29 maggio 2023, quando, grazie alla popolarità derivante dal calcio, è diventato sindaco di Terni.
All’attenzione della Procura di Roma si è posto, appena i magistrati hanno letto gli accertamenti della Finanza, il finanziamento di svariate campagne elettorali. Ricordiamo, Stefano Bandecchi è tuttora il sindaco di Terni, dopo le dimissioni date l’8 febbraio scorso e negate dopo venti giorni. È, quindi, il coordinatore di Alternativa Popolare, fondata da Angelino Alfano. Unicusano – non il suo amministratore – ha versato 100.000 euro al partito che l’amministratore dirige, in due tranche. Altri 50.000 euro li ha bonificati la Società per le scienze umane, che ha sede nella stessa Don Gnocchi 3. Sessantamila euro dell’università erano previsti per la campagna elettorale di Francesco Rocca, candidato presidente della Regione Lazio per Fratelli d’Italia, poi il sequestro della Finanza ne ha congelati 50.000 e il resto Rocca l’ha restituito sdegnato. Ottantamila euro sono andati all'europarlamentare della Lega Angelo Ciocca, altro laureato Unicusano. Ecco, la Lega per Salvini ha appena presentato un emendamento al Decreto Mileproroghe per consentire un contestato rinvio per tutte le undici università telematiche del Paese.
Stefano Bandecchi ha finanziato, ancora, Antonio Tajani, ora ministro degli Esteri, e Luigi Di Maio, in quel ruolo quando passò a visitare l’università telematica Unicusano promettendo di iscriversi (non l’ha mai fatto). Nel complesso, la Finanza ha ricostruito 450.000 euro di erogazioni a partiti e politici. Quasi sempre di destra. “Da libero cittadino ricco, finanzio chi voglio senza rendere conto a nessuno”.
Tra i cinquanta politici che si sono laureati all’Università degli studi Niccolò Cusano, c’è il ministro dell’Agricoltura, Francesco Lollobrigida. “Il cognato”. Laurea in Giurisprudenza, dopo un periodo trascorso alla Sapienza di Roma. Ha preso il diploma soltanto a 44 anni: “Avevo interrotto gli studi per i figli, il lavoro”.
L’amministratore di Unicusano deve molto all’attuale ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini: “E’ stata lei a spingere Tajani a presentarmi Silvio Berlusconi”, ha rivelato. La ministra non ha mai detto una parola sulle inchieste – penali amministrative, giornalistiche – aperte sul padre padrone dell’università di Via Don Gnocchi.
Nel dicembre 2019 l’Autorità garante della concorrenza e del mercato ha condannato Unicusano per comportamento scorretto: non consentiva agli studenti di interrompere il corso di studi se prima non avevano saldato i debiti pregressi e quelli per l’anno a venire. Il Consiglio di Stato ha ribadito il torto dell’università.
Nel novembre 2021 Stefano Bandecchi ha licenziato in tronco un intero blocco di dipendenti la sera, per poi riassumerlo, tutti insieme, la mattina dopo. “Eravamo come marionette nelle mani del burattinaio”, hanno raccontato i lavoratori a Roma Today. Nella prima, e più acuta, fase del Covid, tra marzo e aprile del 2020, ha obbligato settanta impiegati a restare all’interno del campus, giorno e notte. “Per due mesi non abbiamo avuto la possibilità di tornare a casa dalle nostre famiglie”. In un audio registrato su WhatsApp, inviato ancora una volta nell’obbligatoria chat dei dipendenti, si sente l’amministratore gridare: “Avete ricevuto tutti una mail che vi parla delle vostre ferie arretrate, quella mail è azzerata. Quella mail non conta un beato ca…o. Quando sarà finito questo periodo di crisi, riparleremo delle vostre maledette ferie di m… Adesso vanno in ferie soltanto quelli che stabilisco io, perché stanno a casa a non fare una sega. Scusate se sono un po' girato di coglioni, ma qualcuno non ha ben capito come stanno le cose”.
Parla, anzi ordina per WhatsApp, padron Bandecchi. In chat è il solo abilitato ai messaggi: non si può replicare, non si può uscire. Un Grande fratello, questo di matrice orwelliana, che il 13 marzo 2022 così minaccia: “Se non vedo i posti sostituiti senza tante chiacchiere e senza troppe telefonate, allora comincerò a licenziare e a mandare in cassa integrazione quelle persone che oggi non servono a questa azienda. Si chiama pan per focaccia. Non mi sparate minchiate della serie che c'avete mogli, mariti e figli, perché io c'ho tutto eppure sto chiuso qua dentro. E in più ho molti più soldi di voi e molte più conoscenze di voi per fare come c…o mi pare… Avete un'ora per darmi i nominativi giusti”.
La redazione di Unicusano, decisamente affollata, è in gran parte allocata in uno scantinato, senza finestre né prese d’aria. “Non sapevamo mai quando era notte e quando giorno”, racconta un ex dipendente. “Se arrivava l’ispettorato del lavoro per fare controlli in sede, le redazioni venivano spostate nelle aule ai piani rialzati”. Nelle ultime due stagioni almeno dieci persone hanno firmato le dimissioni immediate.
La tv è il luogo dello scambio bandecchiano: i politici la raggiungono volentieri, il lunedì sera. Sanno che la redazione farà da gran cassa alle loro dichiarazioni con lanci da passare alle agenzie. Ai deputati e senatori spesso Bandecchi, in un corto circuito creato dalle cento giacche che indossa, propone in studio: “Perché non si viene a prendere una bella laurea qui da noi?”.
Diverse persone che svolgevano attività giornalistica all’interno della redazione di Unicusano Radio e Tv sono state inquadrate, per un periodo, con la qualifica di “Istruttore di scuola di volo”. Già. La Cusano Air srl ha operato fino al 20 dicembre 2019 esercitando l'attività di trasporto aereo di passeggeri. Dal 9 aprile 2015, ha allargato l'attività ai voli charter. Nel 2020 è andata in liquidazione. Bandecchi, nel suo stile, definisce la questione dei finti istruttori di volo “tutta una minchiata”.
Figlio di un camionista comunista e di mamma massaia, un fratello morto di eroina, quattro esami alla laurea in Psicologia, l’imprenditore di Livorno ha affermato di voler esportare in politica, e nel Paese, il modello Unicusano. È all’interno di un partito cattolico, ma si definisce “centrista, riformista, radicale e anche un po’ liberale”. Aspira, è la verità, ad affermarsi come un nuovo Silvio Berlusconi, di cui parla con devozione. È stato vicino al Movimento sociale italiano e nel 2005 si è candidato con Forza Italia alle Regionali del Lazio. Non fu eletto. Nel 2013 Bandecchi ha sostenuto, con un partitino proprio, la candidatura a sindaco di Roma di Gianni Alemanno, poi sconfitto da Ignazio Marino. Sperava di entrare in Parlamento, ancora, alle ultime elezioni legislative con Italia Viva, ma Carlo Calenda ha bloccato tutto: “Quello è matto”.
L’uomo alla fine è diventato sindaco della rossa Terni, rossa almeno fino a quando lì si lavorava l’acciaio. Al ballottaggio, il 29 maggio 2023, ha battuto il candidato del centrodestra con il 54,62%. Si è dimesso dopo undici mesi, poi ci ha ripensato. Nel frattempo, ha dato del “coglione” al responsabile della comunicazione della giunta. Ha insultato il capogruppo di Fratelli d’Italia minacciandolo: “Ti saltano via tutti i denti dalla bocca”. Ha definito fisiologico il femminicidio e detto, rivendicando le parole “una per una”, che “un uomo normale guarda il bel culo di una donna e forse ci prova anche e se ci riesce se la tromba”.
Nel frullatore Unicusano, nonostante tutto, ci sono momenti di ricerca vera. Il Dipartimento di Ingegneria industriale è stato pubblicamente valutato, abbiamo visto, il secondo d’Italia. Ha ricevuto sei borse Prin, i Progetti di ricerca di interesse nazionale. Al meno uno della struttura universitaria sono sistemati i laboratori e ricercatori appassionati, e formati altrove, illustrano il prototipo di motocicletta elettrica finanziata dalla Regione Lazio con un milione di euro. Nell’altra stanza si progettano robot biomedicali. Dentro il Circo Bandecchi tutto si tiene.
A proposito del racconto fatto dal prof interno undici anni fa, gli studenti di oggi aggiungono: “Quasi tutti gli esami a Unicusano sono scritti, domande a crocetta, li fai da casa. Ci sono simulazioni che li precedono, e i docenti tendono a fornirti la risposta. Se si sbaglia una prova, tutto si risolve con un paio di domande a fine corso”. Tutto si risolve, con 3-4.000 euro di retta annuale, scontabile. In Via Don Gnocchi si paga e si ottiene.
Campagna acquisti nelle università tradizionali
Il mondo delle telematiche, fotocopia dopo fotocopia, è cresciuto. I suoi amministratori, con la liquidità accumulata, hanno iniziato a guardarsi intorno, cercando di liberare gli atenei di proprietà dalla fama che nel tempo li aveva tenuti all’angolo: “Avete pochi professori e non di prima scelta”. Le università online si sono rivolte, in maniera naturale, alle blasonate strutture storiche. La Pegaso, la più ambiziosa del lotto, ha colto al balzo il mancato rinnovo del direttore generale David Vannozzi da parte del Consorzio interuniversitario pubblico Cineca. L’ha chiamato a dirigere, con lo stesso grado, la telematica di Napoli, a 430.000 euro l’anno più benefit. Sono il triplo della retribuzione che si può ottenere in un’università pubblica. Nel Nucleo di valutazione della stessa Pegaso è entrato Vincenzo Tedesco, direttore generale del Politecnico di Torino tuttora in carica. Pierpaolo Limone, esperto di processi didattici, eletto nel 2020 rettore dell’Università di Foggia - il più giovane “magnifico d’Italia”, allora -, ha lasciato a metà mandato un ateneo attraversato da veleni nei dipartimenti e nel gennaio 2023 ha assunto la guida accademica di UniPegaso.
Nel contesto privato i rettori sono schiacciati dagli amministratori, e dai proprietari, ma servono come figure di prestigio, un richiamo. La Giustino Fortunato di Benevento nominò Augusto Fantozzi, professore di Diritto tributario ed ex ministro delle Finanze, al suo vertice. Ci rimase per nove anni, dal 2009 al 2018. Nel 2015 l’Universitas Mercatorum di Roma prese Giovanni Cannata, per diciott’anni rettore dell’Università del Molise. Oggi è anche presidente del Parco d’Abruzzo, del Lazio e del Molise.
Il 10 dicembre 2020 l’Università telematica San Raffaele di Roma ha nominato rettore Vilberto Stocchi, 69 anni, biochimico e accademico del Paese, nel sessennio precedente vertice dell’Università (tradizionale) di Urbino. E Marco Abbate, prorettore alla didattica all’Ateneo di Pisa, ora è il Magnifico della telematica Guglielmo Marconi.
Lo scorso 3 marzo, proseguendo, il professore di Dottrine politiche, Marco Bassani, ha lasciato l’Università Statale di Milano dopo un provvedimento disciplinare preso dall’ateneo nei suoi confronti: il docente aveva condiviso sui social la notizia che la vicepresidente degli Stati Uniti d’America, Kamala Harris, era stata la giovane fidanzata di un anziano sindaco di Chicago e, quindi, non poteva essere considerata un’icona del femminismo. Il rettore della Statale gli ha tolto un mese di stipendio, i colleghi non sono stati per nulla solidali, Pegaso gli ha spalancato il portone. “Mi hanno offerto rassicurazioni in termini di libertà piene e incondizionate”.
Uno degli acquisti più sensibili del mondo online è stato quello di Paolo Miccoli, 77 anni, chirurgo formatosi a Pisa e da gennaio 2018 a gennaio 2020 presidente esattamente dell’Anvur, l’agenzia che ha offerto “4” e “5” nei suoi giudizi sulle telematiche. Bene, tre anni dopo aver lasciato la struttura pubblica, Miccoli ha accettato l’offerta della presidenza di United, associazione di rappresentanza delle università digitali. Ne accoglie sette su undici, non c’è l’Unicusano di Bandecchi. Cattedratico in pensione, il professor Miccoli riceve 30.000 euro lordi l’anno più le spese. A Repubblica racconta: “Per tre anni, come chiede l’Autorità anticorruzione, sono rimasto fermo. A gennaio 2023 sono stato chiamato da Pegaso e Mercatorum: mi hanno chiesto di riunire le università telematiche. La proposta era interessante, da lì passa un pezzo del futuro della trasmissione della conoscenza”. Il contatto fu stabilito dall’avvocato Francesco Fimmanò, professore di Diritto commerciale in entrambi gli atenei. “Avrei voluto avviare un lavoro di traghettamento verso uno standard qualitativo superiore”, continua Miccoli, “ma come presidente mi sono dovuto subito impegnare per contrastare il Decreto ministeriale 1154 del 2021, considerato insostenibile dalle università che rappresento”.
La riforma, approvata sotto il Governo Draghi, chiede alle telematiche lo stesso rapporto professori-studenti esistente nell’università convenzionale, “ma l’insegnamento a distanza è un’altra cosa, lo è in natura”, dice Miccoli. “Credo che il sistema dovrà accettare un rapporto di 3 a 1 tra le due realtà: laddove un docente della Sapienza deve seguire cinquanta alunni, questo per fare un esempio, a un professore della Pegaso deve essere consentito di seguirne centocinquanta. Mi chiede se sono troppe undici università online cresciute in Italia? Se Anvur riterrà che non sono adeguate, avrà il potere di farle chiudere. Vorrei ricordare, a chi dice che le telematiche portano via iscritti alle tradizionali, che nel periodo 2010-2015, stagione in cui le università a distanza realizzavano un numero risibile di immatricolazioni, gli atenei classici hanno avuto un decremento al primo anno dell’1,1%. Nel periodo 2015-2022, quello di massima espansione delle università telematiche, gli atenei in presenza hanno conosciuto un incremento di studenti del 2,4%”.
Da Palma Campania al miliardo di dollari
Si diceva di UniPegaso, da poco venduta da Danilo Iervolino, imprenditore napoletano di 46 anni, a un fondo finanziario britannico, Cvc. Oggi Multiversity, la pluriuniversità telematica che ha ceduto, è il primo gruppo di Education in Italia, il secondo in Europa. Iervolino l’ha lasciata per un miliardo di dollari e 81 milioni, la transazione è avvenuta in moneta americana. Ci si è comprato, tra le altre cose, una casa affrescata nel centro della capitale, con le statue in marmo e l’affaccio sul Foro Romano.
L’attività della famiglia si è sviluppata, con costanza, attorno alla città di Napoli. E sempre dentro il perimetro delle scuole private. Il nonno e poi il padre, avvocato di Palma Campania, allestirono il business: fu quest’ultimo a fondare le Scuole paritarie Iervolino. Negli anni ’80 gli istituti di casa hanno aiutato studenti a recuperare anni scolastici persi: “Due anni in uno”, era la filosofia spesa. Danilo Iervolino avvista un pezzo di futuro nel corso di un viaggio giovanile negli Stati Uniti. E’ in visita all’Università di Phoenix, college online dell’Arizona per “adulti lavoratori”, e scopre l’e-learning, i programmi di formazione digitale. Un’illuminazione.
Si laurea in Economia e commercio con una tesi sul franchising, che gli garantisce una collaborazione con i docenti dell’Università di Salerno, dove il padre, peraltro, insegna. E’ il più intraprendente della stirpe e si associa con il fratello Angelo in diverse imprese del ramo: J.J.J. Scuole, Job service. E’ poco più di un ragazzo. Il 25 maggio 2005 costituisce l’Università telematica Pegaso spa, e la posiziona all’interno di un piccolo locale di Napoli. L’anno successivo ottiene dal ministero dell’Istruzione la necessaria abilitazione: nella prima stagione conterà 65 studenti.
Danilo Iervolino è l’amministratore delegato di UniPegaso, e il legale rappresentante. Nella proprietà ci sono, e fino a metà 2012 sarà così, entrambi i fratelli: Angelo e pure Raffaele, hanno il 10% a testa. Nell’aprile 2013, ha raccontato l’Espresso, Angelo Iervolino finisce agli arresti domiciliari: un’inchiesta ipotizza l’associazione a delinquere al fine di commettere falsi in atto pubblico e sopprimere atti pubblici. Per gli inquirenti era lui il proprietario occulto dell’Istituto paritario Vittorio Emanuele II di Nola, uno dei tanti diplomifici di quell’hinterland a bassa scolarità. Gli indagati, secondo l’accusa, contribuivano a falsificare i registri di classe: anche gli assenti risultavano presenti e figuravano in aula alunni che non erano mai stati iscritti. Il Giudice delle indagini preliminari sostenne che l’unico scopo dell’organizzazione era quello di “assicurare ai clienti-discenti, dietro compenso, il superamento degli esami di Maturità o di idoneità, senza che questi fossero sottoposti alla benché minima formazione educativa-didattica”. Le accuse non sono mai arrivate in tribunale: Angelo Iervolino si è spento per una leucemia, che gli ha impedito di provare l’estraneità alle contestazioni. Il fratello Danilo non è stato coinvolto nell’inchiesta: il pm lo ha citato negli atti del procedimento per i rapporti societari familiari, inclusi quelli nell’Università telematica Pegaso spa.
Con lo scavalco del primo decennio, l’ateneo conosce il successo commerciale e una consacrazione politica. Berlusconi coinvolge UniPegaso nell’iniziativa dei club Forza Silvio. Il programma didattico prevede 1.500 ore per ottenere 60 crediti formativi, il costo del corso è di 650 euro. E’ garantito un docente speciale, appunto: Silvio Berlusconi. E lil percorso aperto da Stefano Bandecchi con Unicusano, d’altro canto.
La rete di relazioni di Danilo Iervolino, fin dall’inizio, viene coltivata dall’avvocato e poi professore Francesco Fimmanò, presto promosso a direttore scientifico dell’ateneo online. UniPegaso ospita, a congressi e premi, i vertici dell’Antimafia, della Cassazione, della Corte dei Conti, della Federcalcio, parlamentari di destra e di sinistra, diversi giornalisti. Iervolino strappa all’Università pubblica di Chieti-Pescara il pro-rettore Giuseppe Paolone, ma la qualità del servizio dell’ateneo per molto tempo resta sotto standard. Insufficiente. Nel 2012 la neonata Anvur scriverà, a proposito dell’attivazione dei master: “In mancanza di riscontri sull’effettiva spendibilità di tutte queste qualificazioni, attribuite ad oltre 15.000 frequentanti, e in aggiunta alla presenza di un livello bassissimo di selettività fra iscritti e persone che hanno conseguito il titolo, sorge qualche perplessità sul valore reale della preparazione conseguita nei master medesimi, di cui si raccomanda una drastica riduzione”. In verità, la Pegaso aveva già inserito la propria offerta formativa sulla piattaforma del Consorzio interuniversitario Cineca, senza autorizzazione.
Il dossier del ministero, in quegli anni guidato dalla scienziata Maria Chiara Carrozza, è una complicazione per le telematiche, in particolare per l'Università Pegaso. Dopo nove anni di attività, Iervolino ha già stipulato 385 convenzioni (con l’Università del Molise e con atenei lituani, ucraini, albanesi, con Asl e ordini professionali), ma si sente sotto attacco. Il ministero dell’Istruzione evidenzia come la crescita troppo rapida del numero degli iscritti possa rappresentare un problema. La Pegaso, dice il dossier, rischia di produrre titoli legali “il cui contenuto non è comparabile con quello delle altre istituzioni universitarie”. Fino a quel momento si è ritagliata l’utilità del creditificio, buono solo a far crescere le carriere lavorative di chi, già con un mestiere, ci si iscrive. La quantità non va d’accordo con la qualità. “Nel 2011 hanno conseguito il titolo di laurea ben 1.928 studenti”, ancora il report ministeriale, “non vi è alcuna proporzione ragionevole rispetto alla dimensione del corpo docente”. L’attività di ricerca “appare concentrata su un numero limitatissimo di professori”. Il ragionamento della scuola non statale — la struttura di costo resta prevalentemente fissa e i margini di profitto crescono con l’aumento della base di utenti — “appare in netto contrasto con i principi dell’educazione superiore”. Si fa commercio, non passaggio di sapere.
Repubblica racconta, il 25 marzo 2015, come il Consiglio di Stato abbia bocciato le università telematiche sui Tfa con una sentenza in via cautelare: “Non possono impartire i Tirocini formativi post-laurea allestiti per formare insegnanti di scuola”. Le telematiche non sono - come già aveva detto il Tar del Lazio e prima ancora dettato il ministero dell'Istruzione - assimilabili alle università tradizionali, e questo perché i tirocini Tfa sono "attività che necessariamente presuppongono la presenza fisica dei partecipanti". Il ricorso della Pegaso non ha avuto successo: "La formazione degli insegnanti deve essere del più alto livello possibile".
Danilo Iervolino vede messo in discussione il “core business”. Reagisce riempiendo le città di pubblicità UniPegaso e attaccando la “stampa nemica” con azioni civili temerarie. L’avvocato Fimmanò avvia una causa monstre contro L’Espresso e contro Repubblica, unite, secondo la denuncia, in una volontà diffamatoria concertata. Il fondatore chiede e ottiene di far sottoscrivere l’istanza civile a tutti i lavoratori in servizio, ora nell’ampia sede di Piazza Trento e Trieste. Firmano il professor Cannata, i colleghi docenti (molti a contratto) e lo stesso Raffaele Iervolino, il terzo fratello. Sono 137 persone a pie’ di causa, tutte offese dagli articoli del Gruppo Editoriale L’Espresso. Chiedono 35 milioni di euro di danni, l’Ordine dei giornalisti parla di causa intimidatoria. Nel dicembre 2021 l’ottava sezione civile del Tribunale di Napoli sentenzia: diritto di critica da rispettare, articoli continenti. La domanda risarcitoria viene rigettata.
L’ateneo online cresce fino a 65.000 studenti, sono sessanta, ora, le sedi UniPegaso in Italia. Trenta i corsi di laurea e oltre duecento tra master e perfezionamenti. Vengono ingaggiati docenti come Bruno Vespa, Mario Giordano, Giorgio Mulè. L’impegno pubblicitario ai Mondiali di calcio in Russia, estate 2018, è una dimostrazione di potenza.
E’ nell’estate 2019 che Iervolino decide di cambiare vita. Sono trascorsi quasi quindici anni dallo scantinato degli esordi. Sì, vende la creatura al fondo Cvc Capital Partners: 250 milioni di dollari per il 50% della quota. Cvc è un colosso con una possibilità di spesa di 109 miliardi di dollari. L’1 ottobre 2019 nasce Multiversity spa con 10 milioni di capitale sociale e 49 dipendenti, la maggior parte ancora insediati al centro direzionale di Napoli. Unipegaso è ora sotto lo stesso tetto dell’Università Mercatorum di Roma, fondata dalle Camere di Commercio italiane, già appartenuta all’imprenditore-editore Antonio Angelucci e rivolta, per statuto, a imprenditori e lavoratori interessati a una formazione in rete part-time.
La sede amministrativa, che è già passata da Napoli a Roma, viene trasferita in Piazza Sant’Apostoli. L’oggetto sociale si amplia notevolmente: detenzione di brevetti, marchi, opere dell’ingegno. Fornitura di siti e piattaforme per l’apprendimento online. Servizi di marketing e pubblicitari. La creazione di siti televisivi e un’attività editoriale vera e propria con joint venture possibili a livello europeo. La proprietà di Multiversity passa alla Paganin investments, con sede in Lussemburgo.
Nel 2020 la nuova multinazionale del sapere fattura 166 milioni di dollari, con un utile di 56 milioni, 50 in più dell’anno precedente. La società ha debiti per 85 milioni, va detto. Nel 2021 il fatturato sale a 289 milioni di dollari, gli studenti online, si dichiara, hanno superato quota centomila. Tra settembre e novembre del 2021, l’imprenditore di Palma Campania vende il 100% di UniPegaso a Cvc, rappresentata in Italia da Giampiero Mazza. La cifra dell’acquisizione è di 1.081.048.297 dollari. Danilo Iervolino resta presidente e amministratore delegato ancora per due mesi. Nel gennaio 2022 compra l’Unione sportiva Salernitana da Claudio Lotito.
Multiversity ad ottobre 2022 ingloba la San Raffaele Roma, ottomila iscritti, e si afferma come la seconda università online d’Europa con 145.000 studenti e 1.000 docenti dichiarati (sugli universitari, i dati Mur si fermano a 27.887). Presidente della società diventa, questo nel settembre 2023, l’ex presidente della Camera ed ex magistrato Luciano Violante, amministratore delegato è Fabio Domenico Vaccarono, già presidente di Google Italia. Tra i consiglieri c’è Pietro Scott Jovane: ex Versace, Telecom, Microsoft, Rcs. Danilo Iervolino, che nel 2020 ha finanziato con 20.000 euro la rielezione di Vincenzo De Luca a presidente della Regione Campania, acquista uno yacht da 47 metri, lo consegneranno l’anno prossimo.
Il 29 ottobre scorso la Procura di Napoli ha chiesto il rinvio a giudizio per lui e altri sei, tra cui un sindacalista Cisal e alti dirigenti del ministero del Lavoro. Concorso in corruzione aggravata. L’ex patron di Unipegaso avrebbe assunto come professore, in un giro di favori, il figlio dell’ex segretaria generale del ministero, Concetta Ferrari. A 30.000 euro lordi l’anno. Tra gli indagati c’è Mario Miele, ex consigliere della Mercatorum che Iervolino si è portato alla Salernitana calcio. E l’onnipresente avvocato Fimmanò, che sulla vicenda ha chiesto il rito abbreviato.
Iervolino, lo scorso dicembre, vende il settimanale L’Espresso al gruppo petrolifero Ludoil della famiglia Ammaturo.
La forza della nuova iperpiattaforma digitale, Multiversity, si vede tutta nel convegno organizzato a Roma mercoledì scorso: “Alta formazione e coesione sociale per la gestione delle dinamiche demografiche internazionali”. Vi partecipa il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, quindi la vicepresidente della Commissione europea Dubravka Šuica. Tra i relatori, Monsignor Vicenzo Paglia, presidente della Pontificia Accademia per la vita. Si parla di istruzione e alta formazione digitale, nell’ambito della cooperazione internazionale. “Sono un diritto universale e fondamentale per lo sviluppo inclusivo”, dirà Luciano Violante, “l’adozione del digitale ha un ruolo insostituibile”.
Un mondo a conoscenza digitale
Insostituibile. Lo dice anche la Fondazione Einaudi, in verità. E sostiene che l’università digitale è e sarà un elemento di riduzione delle disuguaglianze sociali. Nel rapporto elaborato a novembre 2023, la fondazione liberale spiega come oggi in Italia esista “una barriera naturale” che ostacola l’accesso all’istruzione di terzo livello: caro affitti, problemi negli spostamenti interni nelle grandi città, difficoltà nel conciliare studio e lavoro. Il fattore crea un divario sociale significativo “con impatti diretti sulle future opportunità professionali dei giovani e, di conseguenza, sull'intera società”. Un ruolo importante per sopperire alle criticità lo giocano gli atenei online. “Nell’era dello smart working, la domanda crescente sta affinando e qualificando l’offerta delle università digitali, oggi più che mai intese come fattore di riduzione delle diseguaglianze territoriali e sociali”, ha detto Andrea Cangini, segretario generale della Fondazione Luigi Einaudi. Un’ analisi delle statistiche Eurostat relative all’anno 2021 evidenzia che il 27% degli europei in età compresa tra i 16 e i 74 anni ha frequentato un corso interamente digitale. La quota più elevata si registra in Irlanda (46%), Finlandia e Svezia (45%) e Paesi Bassi (44%). La più bassa in Romania (10%), Bulgaria (12%) e Croazia (18%). L’Italia è al 20%.
Negli Stati Uniti i numeri sono ancora più elevati, raccontano le fonti ufficiali del National center for education statistics. Nell’autunno 2020 (ultimo aggiornamento), 11,8 milioni di studenti erano iscritti a corsi digitali erogati interamente online, il 75% dell’intera popolazione universitaria di undergraduates. Rispetto all’anno precedente sono raddoppiati. Di questi, 7 milioni hanno frequentato esclusivamente online, con un incremento pari al 186% sull’anno prima.
“Il percorso è ormai segnato”, dice Fondazione Einaudi. Lo testimonia la repentina crescita dei Mooc nel mondo. L’acronimo sta per corsi “massivi” (destinati a un pubblico vasto), “aperti” (gratuiti e a frequenza aperta), “online” (piattaforme in rete e remote). Per dare una dimensione, si fa riferimento al più grande provider di Mooc esistente: Coursera. La piattaforma statunitense ha raggiunto 82 milioni di utenti registrati nel primo trimestre del 2021, offre oltre 3.000 corsi e opera attraverso 2.800 dipendenti.
Scrive la fondazione: “Grazie alla presenza degli specialisti del supporto didattico, tutor, mentor, coach, grazie ai testi scritti delle lezioni, le slide, i filmati, le esercitazioni per l’autovalutazione, gli studenti delle telematiche riescono a organizzarsi il percorso accademico in base alle proprie esigenze. Un’ampia fetta dei laureati digitali ha svolto un lavoro durante gli studi ed è riuscito nella didattica”. Sintetizzando: negli atenei tradizionali una percentuale pari al 57% di studenti lavoratori impiega, in media, il 39% del tempo in più per laurearsi. Negli atenei digitali, al contrario, pur essendo le quote di studenti-lavoratori al 70%, questo non influisce sui tempi di laurea. La conclusione Einaudi è una previsione facile: “Il mercato delle università digitali, come ha visto un’impennata tra passato e presente, vivrà verosimilmente un ulteriore boom tra presente e futuro”. Purtroppo, “ancora nel 2020 la maggior parte delle tradizionali erano indietro sul digitale e sul distance learning mostravano un certo pregiudizio”.
Il rettore di Bologna: “Modello sbagliato”
La presidente della Conferenza dei rettori italiani, Giovanna Iannantuoni, rettrice peraltro dell’Università La Bicocca di Milano, ha palesato un atteggiamento critico nei confronti delle telematiche. E di recente, riferendosi al rapporto professori-studenti degli atenei online, decisamente più stringente per le tradizionali, ha detto: “Le regole valgono per tutti”. Oggi preferisce defilarsi. Si espone, invece, il rettore di Bologna, Giovanni Molari. Spiega: “Le università telematiche non sono un bene per il nostro Paese, sono un modello sbagliato. Di fronte alle giuste domande che la società ci rivolge, in troppi danno risposte sbagliate, a partire da chi crede che le telematiche possano costituire una valida alternativa e che un rapporto docenti-studenti di uno a 385 sia sufficiente per garantire una formazione credibile". Aggiunge: “Sono convinto che l’università sia un’altra cosa. Non può essere solo didattica, è fatta di aule, laboratori, corsie negli ospedali. Si può immaginare la formazione di un medico senza che sia mai stato in corsia? E poi, la socialità nelle biblioteche e nei luoghi di svago è un valore che caratterizza un ateneo”. Sulla questione insegnamento online, sostiene: “All’Alma Mater non ci siamo ritratti: nella fase del Covid abbiamo organizzato una sperimentazione che ha portato 500 insegnamenti, un quarto del totale, ad avere un terzo di lezione in rete. Crediamo che questa debba essere la percentuale del sapere digitale, una quota minoritaria. Devo anche dire che sul tema registriamo una forte disaffezione dei nostri universitari. Le giornate d’orientamento, che realizziamo online, sono state un esempio. Un boom nel 2021, stagione ancora pandemica, e negli anni successivi cali progressivi e consistenti. Vedo studenti che si allontanano dalle telematiche e vengono nelle nostre facoltà. In Nord Europa il 45% studia così? Negli Stati Uniti l’80%? Noi non faremo questa gara, non rincorreremo gli studenti. All’Alma Mater, peraltro, le domande di iscrizione continuano a crescere. L’anno scorso sono state 84.000 e solo 26.000 gli studenti immatricolati. Facciamo selezione, vogliamo che i nostri laureati siano una garanzia per il mondo del lavoro privato e pubblico e per tutta la società”.
L’Università di Padova, con voto unanime di Senato accademico e Consiglio di amministrazione, ha vietato ai propri docenti ogni forma di collaborazione con gli atenei telematici, anche a titolo gratuito. “C’è conflitto di interesse”, hanno spiegato. L’Università di Palermo, invece, ha reso pubblica la prima laurea magistrale del corso online in International Relations, Politics & Trade, era destinata al dottor Andres Gonzalez Pedemonte. “Il nostro ateneo sta investendo nelle lauree telematiche proprio per venire incontro alle esigenze degli studenti lavoratori”, ha detto la professoressa Luisa Amenta, prorettore al diritto allo studio e all’innovazione nei processi d’apprendimento.
Non si è mai risolto il conflitto, dal 2003, quando il decreto Gelmini-Stanca aprì le danze. Cinque telematiche su undici sono di origine pubblica e hanno tuttora legami con gli atenei tradizionali, ma nessuno di questi ci investe, le fa proprie.
Il presidente di Anvur. Antonio Felice Uricchio, ricorda: “Ad oggi il rapporto docenti professori è fortemente squilibrato, uno a 28 nelle tradizionali, uno a 385 nelle telematiche. Dobbiamo mettere in moto nuovi processi qualitativi. Da quando l’Agenzia di valutazione esiste, nessuna nuova università telematica è stata abilitata. Quelle esistenti sono tutte concessioni del periodo 2004-2006. Sono state numerose le proposte, successivamente. Diciotto sono arrivate con l’ultima finestra del 2019-2020: neppure una è passata. Sono convinto che le università tradizionali debbano spingere su questo piano, erogare corsi a distanza. Ripensare cultura e modalità e avere riguardo ai bisogni degli studenti. L’universitario-lavoratore va raggiunto e coinvolto attraverso corsi serali, in tarda serata o a notte fonda, come accade all’estero”.
La lobby convince il centrodestra
L’8 febbraio la ministra Anna Maria Bernini, lei di Forza Italia, ha fermato l’emendamento nel Milleproroghe, presentato dalla Lega (primo firmatario Edoardo Ziello) in Commissione bilancio alla Camera. L’“Emendamento Bandecchi” chiedeva il rinvio di un anno del decreto che obbliga le telematiche a uniformarsi entro il 2025 ai criteri qualitativi sul rapporto docenti-studenti. I rettori tradizionali, tramite la Conferenza Crui, e la stessa agenzia pubblica di valutazione, hanno chiesto di aumentare la quota dei docenti a tempo indeterminato che lavoreranno negli atenei digitali in rapporto agli iscritti. Anvur ha scritto: “L’effetto combinato della riduzione dei requisiti di docenza richiesti per l’accreditamento dei corsi di studio, a fronte comunque di un aumento del numero dei docenti contestuale all’esplosione nel numero di iscritti alle università telematiche, ha determinato la rilevante crescita del rapporto studenti-docenti, che è passato da 152,2 del 2012 a 384,8 del 2022, indicatore tredici volte superiore rispetto alle università tradizionali”. Un altro fronte di scontro si è aperto con la bocciatura da parte del Consiglio di Stato del ricorso di Uninettuno, che aveva impugnato lo stesso Decreto 1154 con il quale il ministero aveva provveduto all'aggiornamento triennale dei criteri di accreditamento periodico dei corsi di studio. La battaglia è sempre la stessa, sulla qualità.
Alfredo D'Attorre, responsabile Università nella segreteria nazionale del Pd, dice: “Dobbiamo arrivare a una regolamentazione rigorosa e organica delle università telematiche. C’è una pressione forte, un’attività di lobbing poderosa che trova orecchie attente nel centrodestra. Anvur dovrebbe stabilire parametri più stingenti a tutela della didattica e della ricerca che si fa nelle università telematiche e della serietà degli esami. In diverse realtà ci troviamo di fronte a esamifici che propongono percorsi facili”.
Il presidente della Commissione Affari istituzionali della Camera, dove la Lega ha tentato il blitz pro-telematiche, è Nazario Pagano, deputato di Forza Italia, docente a contratto di Diritto pubblico. All’Università telematica Pegaso.